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POETESSA DEL MESE

 

 

 

 

 

 

 

                                fotografia   Lucila Walqui

ROSINA VALCÁRCEL              


Nata a Lima Perú  1947 Antropologa. Crea e dirige la rivista Kachkaniraqmi. Professoressa universitaria, giornalista, scrittrice, poetessa.

Raccolte di poesia: Sendas del bosque,1966(Laurel, UNMSM, 1965),Navíos, 1975(premio Arguedas, Asociación Nisei del Perú,1974), Una mujer canta en medio del caos, 1991, Loca como las aves, 1995, Paseo de sonámbula, 2001.

Saggi:Universitarios y prejuicio étnico, 1974, Mitos, dominación y resistencia andina, 1988, Contra requerimiento, coautora con Lumbreras y otros, 1992, Diario de Talismanes, Lima 2005. Le sue poesie sono state tradotte in francese, italiano, inglese, appaiono in numerose antologie e riviste letterarie, alcune sono state

musicate da Chalena Vásquez e da José Ramos Maquetas.

 

Poesie tradotte da Gladys Basagoitia

 


EL ESPEJO DE ZORBA

Leyendo a Tulio Mora

 

Mi sueño tiene el color

de las bellas ciudades desaparecidas

y el olor del arco iris cuando los dioses duermen

Mi sueño tiene la edad de los hombres

Arrancados del cielo

 

Escribo no por azar sino por acuarelas, flautas y fuego

Las caricias abren los ojos junto a la floresta dorada

y es azul el universo y rojos los girasoles de Van Gogh

y son ellos quienes me devuelven a sus brazos

Un volcán alto, resplandor puro

una tinta salvaje para sellar mi canto

Me estoy acercando

en cada dibujo que graban nuestros pasos

 

De él me separa una esquina de sombras y botellas

seres de especie diferente y tiempo remoto

alas marchitas por las bombas nucleares

que se esmeran en aparecer

cuando él toca mi puerta

 

Y de Zorba me aleja lo que perdí

7 bestiales amores fallidos

Un jardín de guijarros claros

abrazados a mi noche

 

Mientras mi piel recuerda su piel

montada sobre el poema

Aspasia y Julia

Ascendiendo

El enigma, los duendes, la soledad dispersa

 

Así nos alzamos boca arriba

para recibir el movimiento del mar

y volver a contemplar los ojos coralinos

 

Bajo este viento

que hiere las hojas del otoño

tras la vivaz planta de sándalo

y la eternidad del día

 

Temblando entre cascabeles cautivos

con la voz de las aves errantes

que atraviesan el infierno y el cielo

 

 

 

LO SPECCHIO DI ZORBA   ( leggendo Tulio Mora)

 

Il mio sogno ha il colore

delle belle città dileguate

e l’odore dell’arcobaleno quando gli dei dormono

Il mio sogno ha l’età degli uomini

strappati dal cielo

 

Scrivo non per caso ma per acquerelli flauti e fuoco

Le carezze aprono gli occhi accanto alla foresta dorata

ed è azzurro l’universo e rossi i girasoli di Van Gogh

e sono loro che mi riportano alle sue braccia

Un vulcano alto, splendore puro

un inchiostro selvaggio per sigillare il mio canto

Mi sto avvicinando

in ogni disegno che costruisce o lettera che ama

sulle viuzze che incidono i nostri passi

 

Da lui mi separano un incrocio d’ombre e bottiglie

esseri di specie diversa e tempo remoto

ali avvizzite dalle bombe nucleari

che s’impegnano nell’apparire

quando lui suona alla mia porta

 

E mi allontana da Zorba ciò che ho perso

7 bestiali amori sbagliati

Un giardino di ciottoli chiari

abbracciati alla mia notte

 

Mentre la mia pelle ricorda la sua pelle

che monta la poesia

Aspasia e Julia

che ascendono

L’enigma, i folletti, la solitudine dispersa

 

Così ci solleviamo bocca all’insù

per ricevere il movimento del mare

e di nuovo contemplare gli occhi corallini

 

Sotto questo vento

che ferisce le foglie dell’autunno

dietro la vivace pianta di sandalo

e l’eternità del giorno

 

Tremo fra sonagli prigionieri

con la voce degli uccelli erranti

che attraversano il cielo e l’inferno

 

 

     UTOPÍA

al modo de Vladimir Herrera

 

Si no oliera de imprenta pobre este amor

Si tan sólo tu mano inventara mi cuello

-que es tu tesoro-

y hubieran quedado sólo vinos y flautas

en vez de papeles

y si todo no estuviese prohibido

empezaría a pintarte como Frida Kahlo

y volaríamos esta comarca

              UTOPIA

alla maniera di Vladimir Herrera

 

Se non odorasse di stamperia povera quest’amore

Se soltanto la tua mano inventasse il mio collo

-che è il tuo tesoro-

e fossero rimasti solo vini e flauti

invece di carta

e se tutto non fosse vietato

inizierei a dipingerti come Frida Kahlo

e faremmo saltare in aria questo paese

 

QUALCOSA PASSA PER I TUOI OCCHI

a Lila Schallmann

 

Qualcosa passa per i tuoi occhi e non è la luce

Qualcuno canta intorno a noi

dal fondo di una casa

di un dannato amore

La bellezza sarà convulsiva o non sarà

Sì André Breton

Il giovane solitario non permette

di leggere le linee delle sue mani

Accanto sua madre racconta

vicende atroci

sotto l’infame dittatura (di Videla)

Qualcuno tace intorno a noi

dalla sua camera dalla sua casa

del suo dannato amore

Qualcosa si perde dietro il dì azzurro

e stringe la gola

La bellezza è convulsiva

Le mani sibilano

E io non so dove vai

Qualcuno accende una sigaretta

scivolando lungo la parete

Sebastián non si fa vedere

mette un nastro di Chico Buarque

e ci lascia da sole

 

 

POESIA CINESE

alla maniera di Guan Hanqing

Prostrato sul letto

mio marito è morto

Lamento la sua asprezza

ma a lui volgo il debole  sguardo

Ogni tanto mi lagno

A mezzogiorno gli rimprovero

e alla notte lo celebro

Chi spia la mia stanza?

Dietro la porta

è quasi tutto calmo

tranne questa poesia d’amore

che leggo

 

troppo tardi

 

 

LETTERA DI SEVERINE

a Lucia Lorenzini

 

Parigi, settembre 18,

millenovecentonovanta sei

Walchiria:

Siamo qui, da ritorno dalle Alpi

E troviamo le tue notizie.

È bello essere accolti dall’aria, dai suoni,

lo sguardo in là

e sempre presente la tua anima nomade.

Il lavoro fu difficile per il cattivo tempo:

tuoni costanti, neve, pioggia da fine del mondo.

E tu  come stai nella tua nuova fase?

Scrivi con rabbia o con serenità?

Entrambe benché siano contrarie

si completano se si conserva l’equilibrio.

Ho finito di leggere Spartacus di Artur Koestler.

Gran libro e molto attuale.

Forse non importa se gli ideali non raggiungono la meta,

solo che qualcuno –sempre un essere umano-

per tutti i secoli dei secoli rilevi la guardia.

Forse è quello più importante che vincere.

Vigilare, creare, resistere contro quello che annienta

questo formidabile stimolo di creazione.

E soprattutto, a dispetto di tutto,

sorridere come lo fai tu.

Ridere!

Saluta Juan Cristobal,

Enrique,

Julio Nelson

e Zorba,

-i cui quadri

custodiscono i nostri sogni

accompagnandoli

nei loro cammini liberi-

Abbracci da Thèodore.

A presto.

 

S.

GRAFFITI

A Magaly Escobedo

 

Morì Atena

nessuno vi aprirà la finestra

Cosa abbiamo fatto della saggezza

rose altere all’imbrunire, ali di mulino e madreperla

Gioconda andò schizzando l’occhio

in tutti i musei

Sensuali streghe e maliarde

aleggiano nel cielo e nella notte

Crini smeraldo

Fragili ombre calcinano le mani azzurre

dei bevitori più puri

Questo è un mito scordato

le ingannate di sempre

Un’astratta soffitta di colori e ricordi

(Fa vedere il tuo petto monsieur Freud)

Lontana luna, aereo grido, alga e sangue

vicina dei fiumi e degli uragani

ci legano gli occhi taciturni

irriverenti, sfacciati

Lille, atee, eretiche, superstiziose

Cartesiane, credenti, postmoderne

Sentite agoniche, le crepe oscure

della  nostra bestiale storia?

Ascoltate Giovanna D’Arco

nel rogo di Ruan

sollevando  la pagina canonizzata della sua sottana?

Piedi di sacerdotessa, occhi di civetta

ombelichino di corallo

Tomasa Tito Condemayta

treccia delle Ande d’ossidiana

leggenda soltanto, no

cima di baci  ed eroine

fiori rossi che provocano la rivolta

pentola comune, bicchiere di latte, Nicaragua

Cuba, l’eco libertario che ci rimane

Una camera propria, la donna-uccello

Danza giovane

che affina cento gallerie

antichi festeggiamenti

pergamene e graffiti

Insulina pura

inchiodata nel cuore del prossimo

 

 

PASSEGGIO DI SONNAMBULA

a  Victor Alfredo P.

 

La pioggia disegnò la mia pelle di mela

volevo assopire

l’essere

volevo tornare ai miei primi anni

cancellare ogni traccia di veleno e vuoto

 

Credetti di riunire l’intensità della luce e l’infinito

la mia leggera nostalgia lontana sotto il tunnel

 

Dipinsi guerrieri sulla porta della mia capanna

Seppi agonizzare sonnambula senza fine

senza fretta né gloria

 

Viaggiai alle vendemmie della rivoluzione

quella del fango, canzonette e spari

quella di tutte le donne

quella di tutti i giovani

quella di tutti i tempi

 

Il fuoco ai miei piedi

solo il fuoco mi seppi incoronare

 

Fiori di pietra                  Fiori di fuoco

 

Passeggio           sonnambula

 

VENDETTA?

per Il Moro

 

Ulisse,

Re della mia notte

che trifoglio amaro sopravvenne tardi

che bestie cieche ci attorniano

 

Viaggiatore pensoso,

le tue lacrime salgono nel mio sogno

e come una poesia scritta nella caverna

mi strappano il velo bianco,

e divento allodola assetata

dinanzi la tua ombra e gli specchi

 

E lì ci sono le tue guerre che colpiscono ancora

i tuoi languidi occhi di cavallo

i tuoi mari e odissee

 

Il giorno il mese l’anno i secoli, le avventure

suonano come antiche campane sommerse

facendo crollare il mio cuore vuoto

 

Affabile ombra,

sotto le tue attese labbra tiepide

il mio tenero corpo distrutto tace

Finché voli il nostro sangue

con Atena galoppa

e con il mare dell’Isola d’Ea

naviga

duro di fronte al golfo di Patrasso

colpisce

fino ad essere il sale del mio corpo

 

Nelle tue braccia slanciate dalla tempesta

alla riviera del nemico

fui piccola gabbia errante

 

Ma oggi lieve il mio corpo cammina

e sotto il tuo torso immortale più non ti aspettano

gli occhi fedeli di Penelope

 

E sotto le tue crudeli proibizioni e dubbi

accanto alla magia di Circe

più non tace la mia voce

 

Perché tardasti più di venti anni?

 

Amato Ulisse, dimmi

dove rimase l’eternità,

dove la patria?

 

             PICCOLA MORTE

a Thelma Nava

 

In qualche città del vecchio continente

Celia raccoglie le tracce del muschio

e nelle scatolette turchesi

più non conserva i suoi diafani sogni

Lei osserva il vasto firmamento

Forse i suoi occhi di bambina

trovano la titillante stella fugace

che trattenne ai 7 anni

quella notte di magia

quando veloce la sua cometa l’acchiappa

e sotto il suo letto la nasconde

e quale chiocciola la ascolta

Ma all’alba

l’incontra agonizzante

bocca in giù

predicendo eclissi

la piccola morte

degli eterni guerrieri

Allora all’imbrunire di Cuahunahuac

-nel nostro Messico-

sotto il profumo delle tortillas e il pulque

cammina fino al bordo del bosco

e fra latrati e galli

il clamore della marimba

la rende al cielo felino

degli dei distanti 

 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo