|
EL
ESPEJO DE ZORBA
Leyendo a Tulio Mora
Mi sueño tiene el color
de las bellas ciudades
desaparecidas
y el olor del arco iris cuando
los dioses duermen
Mi sueño tiene la edad de los
hombres
Arrancados del cielo
Escribo no por azar sino por
acuarelas, flautas y fuego
Las caricias abren los ojos
junto a la floresta dorada
y es azul el universo y rojos
los girasoles de Van Gogh
y son ellos quienes me
devuelven a sus brazos
Un volcán alto, resplandor
puro
una tinta salvaje para sellar
mi canto
Me estoy acercando
en cada dibujo que graban
nuestros pasos
De él me separa una esquina de
sombras y botellas
seres de especie diferente y
tiempo remoto
alas marchitas por las bombas
nucleares
que se esmeran en aparecer
cuando él toca mi puerta
Y de Zorba me aleja lo que perdí
7 bestiales amores fallidos
Un jardín de guijarros claros
abrazados a mi noche
Mientras mi piel recuerda su
piel
montada sobre el poema
Aspasia y Julia
Ascendiendo
El enigma, los duendes, la
soledad dispersa
Así nos alzamos boca arriba
para recibir el movimiento del
mar
y volver a contemplar los ojos
coralinos
Bajo este viento
que hiere las hojas del otoño
tras la vivaz planta de sándalo
y la eternidad del día
Temblando entre cascabeles
cautivos
con la voz de las aves errantes
que atraviesan el infierno y el
cielo
LO SPECCHIO DI ZORBA
( leggendo Tulio Mora)
Il mio sogno ha il colore
delle belle città dileguate
e l’odore dell’arcobaleno quando gli dei dormono
Il mio sogno ha l’età degli uomini
strappati dal cielo
Scrivo non per caso ma per acquerelli flauti e fuoco
Le carezze aprono gli occhi accanto alla foresta dorata
ed è azzurro l’universo e rossi i girasoli di Van Gogh
e sono loro che mi riportano alle sue braccia
Un vulcano alto, splendore puro
un inchiostro selvaggio per sigillare il mio canto
Mi sto avvicinando
in ogni disegno che costruisce o lettera che ama
sulle viuzze che incidono i nostri passi
Da lui mi separano un incrocio d’ombre e bottiglie
esseri di specie diversa e tempo remoto
ali avvizzite dalle bombe nucleari
che s’impegnano nell’apparire
quando lui suona alla mia porta
E mi allontana da Zorba ciò che ho perso
7 bestiali amori sbagliati
Un giardino di ciottoli chiari
abbracciati alla mia notte
Mentre la mia pelle ricorda la sua pelle
che monta la poesia
Aspasia
e
Julia
che ascendono
L’enigma, i folletti, la solitudine dispersa
Così ci solleviamo bocca all’insù
per ricevere il movimento del mare
e di nuovo contemplare gli occhi corallini
Sotto questo vento
che ferisce le foglie dell’autunno
dietro la vivace pianta di sandalo
e l’eternità del giorno
Tremo fra sonagli prigionieri
con la voce degli uccelli erranti
che attraversano il cielo e l’inferno
UTOPÍA
al modo de Vladimir Herrera
Si no oliera de imprenta pobre
este amor
Si tan sólo tu mano inventara
mi cuello
-que es tu tesoro-
y hubieran quedado sólo vinos
y flautas
en vez de papeles
y si todo no estuviese
prohibido
empezaría a pintarte como
Frida Kahlo
y volaríamos esta comarca
UTOPIA
alla maniera di Vladimir
Herrera
Se non odorasse di stamperia povera quest’amore
Se soltanto la tua mano inventasse il mio collo
-che è il tuo tesoro-
e fossero rimasti solo vini e flauti
invece di carta
e se tutto non fosse vietato
inizierei a dipingerti come Frida Kahlo
e faremmo saltare in aria questo paese
QUALCOSA PASSA PER I TUOI
OCCHI
a Lila Schallmann
Qualcosa passa per i tuoi occhi e non è la luce
Qualcuno canta intorno a noi
dal fondo di una casa
di un dannato amore
La bellezza sarà convulsiva o non sarà
Sì André Breton
Il giovane solitario non
permette
di leggere le linee delle sue
mani
Accanto sua madre racconta
vicende atroci
sotto l’infame dittatura (di
Videla)
Qualcuno tace intorno a noi
dalla sua camera dalla sua casa
del suo dannato amore
Qualcosa si perde dietro il dì
azzurro
e stringe la gola
La bellezza è convulsiva
Le mani sibilano
E io non so dove vai
Qualcuno accende una sigaretta
scivolando lungo la parete
Sebastián non si fa vedere
mette un nastro di Chico Buarque
e ci lascia da sole
POESIA
CINESE
alla maniera di Guan Hanqing
Prostrato sul letto
mio marito è morto
Lamento la sua asprezza
ma a lui volgo il debole
sguardo
Ogni tanto mi lagno
A mezzogiorno gli rimprovero
e alla notte lo celebro
Chi spia la mia stanza?
Dietro la porta
è quasi tutto calmo
tranne questa poesia d’amore
che leggo
troppo tardi
LETTERA
DI SEVERINE
a Lucia Lorenzini
Parigi, settembre 18,
millenovecentonovanta sei
Walchiria:
Siamo qui, da ritorno dalle Alpi
E troviamo le tue notizie.
È bello essere accolti
dall’aria, dai suoni,
lo sguardo in là
e sempre presente la tua anima
nomade.
Il lavoro fu difficile per il
cattivo tempo:
tuoni costanti, neve, pioggia da
fine del mondo.
E tu come stai nella tua nuova fase?
Scrivi con rabbia o con serenità?
Entrambe benché siano contrarie
si completano se si conserva
l’equilibrio.
Ho finito di leggere Spartacus
di Artur Koestler.
Gran libro e molto attuale.
Forse non importa se gli ideali
non raggiungono la meta,
solo che qualcuno –sempre un
essere umano-
per tutti i secoli dei secoli
rilevi la guardia.
Forse è quello più importante
che vincere.
Vigilare, creare, resistere
contro quello che annienta
questo formidabile stimolo di
creazione.
E soprattutto, a dispetto di
tutto,
sorridere come lo fai tu.
Ridere!
Saluta
Juan Cristobal,
Enrique,
Julio Nelson
e Zorba,
-i cui quadri
custodiscono i nostri sogni
accompagnandoli
nei loro cammini liberi-
Abbracci da Thèodore.
A presto.
S.
GRAFFITI
A Magaly Escobedo
Morì Atena
nessuno vi aprirà la finestra
Cosa abbiamo fatto della
saggezza
rose altere all’imbrunire, ali
di mulino e madreperla
Gioconda andò schizzando
l’occhio
in tutti i musei
Sensuali streghe e maliarde
aleggiano nel cielo e nella
notte
Crini smeraldo
Fragili ombre calcinano le mani
azzurre
dei bevitori più puri
Questo è un mito scordato
le ingannate di sempre
Un’astratta soffitta di colori
e ricordi
(Fa vedere il tuo petto monsieur
Freud)
Lontana luna, aereo grido, alga
e sangue
vicina dei fiumi e degli uragani
ci legano gli occhi taciturni
irriverenti, sfacciati
Lille, atee, eretiche,
superstiziose
Cartesiane, credenti,
postmoderne
Sentite agoniche, le crepe
oscure
della nostra bestiale storia?
Ascoltate Giovanna D’Arco
nel rogo di Ruan
sollevando
la pagina canonizzata della sua sottana?
Piedi di sacerdotessa, occhi di
civetta
ombelichino di corallo
Tomasa Tito Condemayta
treccia delle Ande d’ossidiana
leggenda soltanto, no
cima di baci
ed eroine
fiori rossi che provocano la
rivolta
pentola comune, bicchiere di
latte, Nicaragua
Cuba, l’eco libertario che ci
rimane
Una camera propria, la
donna-uccello
Danza giovane
che affina cento gallerie
antichi festeggiamenti
pergamene e graffiti
Insulina pura
inchiodata nel cuore del
prossimo
PASSEGGIO
DI SONNAMBULA
a Victor Alfredo P.
La pioggia disegnò la mia pelle di mela
volevo assopire
l’essere
volevo tornare ai miei primi anni
cancellare ogni traccia di veleno
e vuoto
Credetti di riunire l’intensità
della luce e l’infinito
la mia leggera nostalgia lontana
sotto il tunnel
Dipinsi guerrieri sulla porta
della mia capanna
Seppi agonizzare sonnambula senza
fine
senza fretta né gloria
Viaggiai alle vendemmie della
rivoluzione
quella del fango, canzonette e
spari
quella di tutte le donne
quella di tutti i giovani
quella di tutti i tempi
Il fuoco ai miei piedi
solo il fuoco mi seppi incoronare
Fiori di pietra
Fiori di fuoco
Passeggio
sonnambula
VENDETTA?
per Il Moro
Ulisse,
Re della mia notte
che trifoglio amaro sopravvenne
tardi
che bestie cieche ci attorniano
Viaggiatore pensoso,
le tue lacrime salgono nel mio
sogno
e come una poesia scritta nella
caverna
mi strappano il velo bianco,
e divento allodola assetata
dinanzi la tua ombra e gli
specchi
E lì ci sono le tue guerre che
colpiscono ancora
i tuoi languidi occhi di cavallo
i tuoi mari e odissee
Il giorno il mese l’anno i
secoli, le avventure
suonano come antiche campane
sommerse
facendo crollare il mio cuore
vuoto
Affabile ombra,
sotto le tue attese labbra
tiepide
il mio tenero corpo distrutto
tace
Finché voli il nostro sangue
con Atena galoppa
e con il mare dell’Isola d’Ea
naviga
duro di fronte al golfo di
Patrasso
colpisce
fino ad essere il sale del mio
corpo
Nelle tue braccia slanciate dalla
tempesta
alla riviera del nemico
fui piccola gabbia errante
Ma oggi lieve il mio corpo
cammina
e sotto il tuo torso immortale più
non ti aspettano
gli occhi fedeli di Penelope
E sotto le tue crudeli
proibizioni e dubbi
accanto alla magia di Circe
più non tace la mia voce
Perché tardasti più di venti
anni?
Amato Ulisse, dimmi
dove rimase l’eternità,
dove la patria?
PICCOLA MORTE
a Thelma Nava
In qualche città del vecchio
continente
Celia raccoglie le tracce del
muschio
e nelle scatolette turchesi
più non conserva i suoi diafani
sogni
Lei osserva il vasto firmamento
Forse i suoi occhi di bambina
trovano la titillante stella
fugace
che trattenne ai 7 anni
quella notte di magia
quando veloce la sua cometa
l’acchiappa
e sotto il suo letto la nasconde
e quale chiocciola la ascolta
Ma all’alba
l’incontra agonizzante
bocca in giù
predicendo eclissi
la piccola morte
degli eterni guerrieri
Allora all’imbrunire di
Cuahunahuac
-nel nostro Messico-
sotto il profumo delle tortillas
e il pulque
cammina fino al bordo del bosco
e fra latrati e galli
il clamore della marimba
la rende al cielo felino
degli dei distanti
|