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"Corro incontro quel muro
inciampando, cadendo
picchiando
sempre con una nuova speranza di entrare.
E lui apre le braccia
e non mi chiede niente
io arrivo sempre di corsa
a stravolgere la sua quiete
inciampando, cadendo
picchiando.
Lui mi raccoglie
senza chiedere niente
io continuo a darmi
come una palla matta
rimbalzando
contro la sua mano
stanca di lanciare."
"Il mio
uomo l'ho inventato
come una storia qualunque
e l'ho cambiato, ogni volta che l'ho raccontata
l'ho cambiato, come un vestito,
e ho rubato il finale, furbetta,
prima che lui lo rubasse a me.
Il mio uomo l'ho inventato
ma che ingrato, è tutto suo, tutto suo
ciò che io dico, suo il mio pensiero,
il mio puro movimento.
Ha preso vita per me, ma non esiste, lui
non vive in nessun uomo per quanto io bene osservi.
Il mio uomo ha sguardi profondi ed eloquenti
avverte la mia tensione, la scioglie
e mi prende la mano, piano
quasi pensasse di poterla rompere
Quando parla, lo fa a bassa voce
senza mai andare oltre, senza temere mai
di non essere abbastanza... per me.
Il mio uomo, è un sognatore
capace di giocare, inventare
dirmi nuove cose
conosce tutte le facce dell'animo umano
e le realtà contrastanti
che vivono dentro di me.
Il mio uomo è crudele
si infila sotto altre sottane
ma è a me che lo racconta...
è qui; che torna."
" La
verità, a volte
pare irraggiungibile.
Io sbaglio, mi illudo,
seguo una luce
che all'arrivo è già spenta
ma ricomincio a cercare...
Senza verità mi sentirei
una lattina vuota
in balia dei calci della gente."
"Sfoglio
con i petali di una margherita
i giorni e le notti che ho vissuto
e mi accorgo di non aver avuto
abbastanza amore per me stessa.
Il vento che li allontana
porta con essi le mie occasioni perdute
che segnano i palmi delle mie mani
con numerose linee
di mancati eventi."
Ogni sera,
facendo una stima
dei guadagni e delle perdite
controllo il mio corpo come un libro contabile
sempre evidente ogni segno del tempo
con la lente invece cerco i desideri esauditi
e non esiste formula soddisfatti o rimborsati
Tu mi passi sul corpo
viaggiatore disattento, niente tempo per un souvenir
niente vicoli, mercatini, stoffe o spezie,
il cambio è purtroppo, sempre sfavorevole
ognuno si tenga la propria moneta e sia felice.
"Parlami", mi chiedi ... "Parlami".
Non parli mai...
Avrei tanto di quel dire infondo alla gola
da tramortire un esercito di rozzi
potessi infilarmi, pesante barra di ferro
fra i congegni del tempo
Ma .... tu mi corri sul corpo
una corsa agli ostacoli, e le parole sono ostacoli
quando non hai fiato nei polmoni.
Tu hai visto il mondo e non sai più dov'è casa
tu hai imparato a scappare da casa
tu scappi dal mio corpo come se ardesse
lui arde da solo, si piega su se stesso
come carta bruciata
e non c'è abbastanza tempo per leggere
le parole che ci sono scritte, e comunque
in una lingua troppo antica perchè tu possa conoscerla
il mondo di una donna è sempre straniero e ostile
per un viaggiatore disattento.
"I nostri
litigi
sulla mia fragilità
sulle mie parole
sulle mie difese
hanno l'effetto di una grattugia
per un pezzo di formaggio.
Ma ugualmente ti parlo sorridendo.
Non è colpa tua
se sei debole tanto
da dovermi necessariamente ferire...
Non è colpa tua,
se non sai ridere."
"Con una
mano mi afferri
con l'altra ti asciughi la fronte
io con te
sto sempre sull'orlo di un precipizio
sempre
e se tu mi lasciassi andare
io volerei
ma tu cadresti nel vuoto.
Apri il pugno,
nessuno vincerà o perderà.
Con una mano tu mi stringi la gola,
con l'altra
masturbi il tuo ego."
"Perchè
il mio viaggio
non sia inutile
scarabocchierò una pianta
e metterò crocette
una per ogni sbaglio
per non caderci di nuovo
ma credo di aver disegnato
una mela
perchè sono ancora qui
a girare intorno al cuore
senza raggiungerlo mai
senza sapere davvero
che è l'unica cosa viva
incapace di tradirmi."
Finalmente mi
libero di un peso non mio
me l'hai tolto, insieme alla maschera
come un regalo di cui eri pentito.
Avrò carbone per il prossimo Natale.
Devo arrendermi al tempo
fermarmi, dormire, mangiare
con questo male immobile,
statico come il verbo essere.
Aspettare, restare in ascolto
contare i sassi, prendere la pioggia
dimenticare ogni cosa di me
piccola persona fra le tante
nascondermi, minimizzare l'importanza
niente post-it sulla porta del frigorifero
via le stelline fosforescenti dal soffitto.
Non valgo l'oro delle tue lacrime
portami del carbone per Natale
qualche altro insulto,
un lenzuolo con due buchi
da mettere addosso.
Ma che sia bianco.
Chiedo al mio
libro rosso
che sarà di noi.
Carezzo la sua copertina di velluto
sfioro le pagine chiuse
con l'indice, appena,
perchè da questo dipende il responso.
Lui sa dire con lettere dorate
verità scolorite,
ha detto "se vuoi che funzioni
devi dargli il tempo necessario".
Ora tu vivrai senza sapere
e nel silenzio dei sensi
e sopra il pelo dell'acqua,
metà uomo, metà pesce.
Io vivrò come al solito
dentro le bugie più belle
sperando che una di queste
abbia gambe lunghe...
Lunghe gambe per farti tornare.
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