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POETESSA DEL MESE

 

 

 

 

 

 

 

Barbara Pumhösel

 

Barbara Pumhösel è nata a Neustift bei Scheibbs in Austria nel 1959.

Dopo vari spostamenti (Gran Bretagna e Francia) e lavori, si è laureata in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Vienna. Dal 1988 vive a Bagno a Ripoli (Fi) ed attualmente collabora a un progetto di promozione della lettura nelle scuole dell’obbligo, e con la redazione ragazzi di una casa editrice fiorentina.

Collabora a vari periodici e ha pubblicato racconti e testi poetici  in antologie in Italia e all’estero, e su varie riviste, tra cui: ”L'Area di Broca", "Semicerchio", "Sagarana", “El Ghibli”, “Pagine”, “Das Gedicht”(Germania) e “Podium”(Austria).

La sua ultima silloge è apparsa nell’antologia Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano

curata da Mia Lecomte (Ed. Le Lettere).

                   pumhoesel.b@flashnet.it

 

 

Da Lecomte, Mia (a cura di): Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano.
Le Lettere 2006:

contrappunti

 

nella mente vanno a infrangersi

lastre di ghiaccio su pietre gialle di zolfo

le immagini che arrivano oltre i confini

si traducono in parole talora

un gelido vento-fumo senza ossigeno

sferza le sterpi e spazza le vie che

portano tutte alla deriva

 

devo aver sognato una versione fredda

dell’inferno – penso – e non mi so spiegare

quell’improvviso diramarsi di allegria

 

 

 

(Morgue)

 

Appariva goffa

durante la vita.

Nessuno immaginò

ciò che avrebbe

potuto fare.

Furono i tratti

del suo viso da morta

a trasmettere ad un estraneo

un immagine in movimento

un lento battere le ali

il disegno di una linea

sollevata ad arco

che si allontanava

lasciando nell’aria

un ultimo vago

tentativo di comunicazione.

 

 

Da Bigazzi, Caterina (a cura di): ScriVere x ScriVersi (Femminile, Trasversale). Signa, Ed. Masso Delle Fate 2006

 

Partenza

 

nella radio qualcuno

parlava di giardini immaginari

con dentro rospi veri

mentre lei si avviava

lasciando cadere

una parola ogni tanto

come facevano Hänsel e Gretel

per ritrovare un giorno

la strada di casa

e contro ogni logica

camminava sperando

che qualcuno le raccogliesse

anche se questo significava

smarrirsi per sempre

 

Per una poetessa analfabeta

 

Ora nella vecchiaia

la tensione dei versi

rinchiusi tra le pareti delle ossa

aumenta. Il foglio  bianco

è una calamita. È viva l’immagine

delle lettere tracciate una vita fa.

Ma il lapis si spezza

nella stretta delle dita gonfie.

Non obbediscono.

Altri erano i compiti

delle figlie dei contadini

e la scrittura per secoli

un privilegio di pochi.

È nitida la poesia

nello steccato della memoria.

Ci rimarrà ancora per un poco

poi se ne andrà insieme a lei.

 

 a/simmetrie notturne

 

è notte doppia ed io conscia a metà

allungo le mani (manie?)

tra l’inconscio e l’oscuro sfioro l’aria

con le dita guardo il vuoto

davanti a destra a sinistra e

voltandomi vedo la volpe-pensiero

attraverso il vetro – simmetria – di Hughes

è fuori è immagine è specchio

la volpe vera allora è dentro?

 

dove? dietro di me? o è soltanto

metà quella là fuori con il suo doppio

che non c’è? manca la carne il sangue il pelo

esiste – visibile – l’illusione manca il vero

lo specchio si abbassa a vetro trasparente

fa passare la notte non la rimanda

non la riflette

 

 

Contropelo

 

è la sinistra che scrive

parte ancora dal lato destro

                                       del foglio

porta copie di memoria

sulle punte delle dita

                 si è fatta degli anticorpi

crescendo

alla mano del diavolo

non si concede fragilità

                              deve proteggere

anche la destra (maldestra)

va dalla fine verso l’inizio

bisogna prenderla alla larga

            per tornare verso l’infanzia

contropelo

 

Da A.A.V.V.: Pulvis, coperta materna. Antologia poetica. Firenze, Gazebo 2004

 

 

 

La poesia mi salta addosso quando

sto per metterla nella lavastoviglie

insieme alla tazza sporca

che ora giace rotta sul pavimento.

Si posa, macigno, sul mio petto -

vendetta. Mi spinge a sedere, a sdraiarmi

comanda battito e cuore

mi toglie il respiro.

Riesco a pensare ancora, beata

“la poesia salva la vita”, poi

perde l’interesse, si gira e se ne va.

Io rimango in terra.

I cocci brillano.

 

(la lettera)

 

Anche stamattina

il postino non si è fermato.

La tua lettera non è arrivata.

Poi, però, dal fruttivendolo

ho visto un’arancia

che nonostante la sua natura tonda

aveva un’aria – in qualche modo

rettangolare.

Girandola ho visto il francobollo

fermo sulla buccia.

“Me ne dia un chilo” - ho detto -

“e mi ci metta anche questa!”

Mentre continuo

a fare la spesa sorrido

in attesa del momento in cui

piano e attenta

per non danneggiare il contenuto

(e nemmeno il francobollo)

sbuccerò la lettera.

 

 

 

sotto la pergola un ramo

ha puntato una sua foglia

rossa sangue a cinque punte

 

         contro

 

la mia gola mentre

alzandomi stavo per pensare

le solite cose

sulle foglie che muoiono

 

 

 

 

si sa che una rosa è una rosa è una

un’altra ancora e già sono troppe

e stanche di poesia, ma questa

è di plastica

e a giudicare dal suo stato

e dal luogo

sta lì da almeno tre anni

appoggiata a un rametto

verde, anch’esso di plastica

tutt’e due con il gambo

in un vetro da sottaceti

la neve è sporca

acquosa e in attesa

di fiocchi freschi fa freddo

vado avanti sulla ghiaia

una delle prossime

sulla sinistra è di mia nonna

adottiva e il nome sulla pietra

è anche il mio

Necrologio per una zanzara

 

L’ho ammazzata io.

Era tanto che mi tormentava.

Aveva preso di mira

le mie caviglie ed io

ero un facile bersaglio

finché - sbaglio fatale -

non si è posata sulla “Sera

d’Inverno” di Puškin

che tenevo aperta

per rinfrescare un poco

con turbini di neve e bufera

la notte afosa di questo

spietato agosto fiorentino.

E’ morta tra l’originale

e la traduzione a fronte.

Una bella fine -

che  altro si può dire?

 

 

(via di ripoli)

 

 

 Il 18 giugno 1997 intorno alle 14.00

di macchine ne passavano tante(e veloci)

Unica passante, invece,

una gallina.

Camminava sul marciapiede

come si conviene ai pedoni.

Speriamo che non abbia attraversato

e se proprio doveva

che l’abbia fatto sulle strisce

e ancora che

davanti alle strisce per una volta

le auto si siano fermate.

 

 


Fiaba della Buonanotte

 

 

Arriva la stagione delle piogge

e il Principe di Zucchero non lo sa.

Si allontana tra le prime gocce

e il pennarello rosso nell’astuccio

annerisce per la pena. La conosce già.

 

La magia è rinchiusa in un cofanetto di plastica,

e la tavoletta d’argilla conserva il segno.

Lo osserva in segreto l’addetto alla frusta.

Deve frustare, ma nel sogno è lo scriba

che traccia segni e suoni e tramanda,

tramanda. Gli è leggero lo stilo di canna

dopo la frusta e il trincetto

 

sposa la pagina - pagina doppia in cui

Cenerentola scende le scale

con il vestito giallo e una scarpa sola.

 

La bambina - esperta ormai -

ba   bi    ba    bo    ba    bi

combatte l’incubo.

 


 

(Natale altrove)

 

 

Quest’anno

la culla resta vuota.

Maria ha abortito.

Sarebbe stata soltanto

una bambina.

I suoi fratelli

in turni eterni

fabbricano regali

a prezzo discount

per il nostro mercato

natalizio.

 

 

 

(bambina silenzio)

   

Aborti di parole

Nessuna prenderà corpo.

 

Troppo bene

E troppo presto

Ti hanno addestrato

A tacere perché

I clienti pagano in dollari

E in anticipo e oggi 

Qualcuno manda mimose

A moglie e figlia.

 

(8 marzo 2000)

 

 

(delirium praesens)

 

 

minorenni in manette

allineati ai confini delle libertà

sotto lo sguardo di adulti storditi

 

e armi e sbarre per tutte le tasche

la pena di morte è à la carte

 

evviva la libertà di mercato

felicità desolata

libera circolazione

della merce rinchiusa

in tante scatole da aprire

dall’esterno soltanto

 

 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo