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Da
Lecomte, Mia (a cura di): Ai confini del verso. Poesia della
migrazione in italiano.
Le Lettere 2006:
contrappunti
nella mente vanno a
infrangersi
lastre di ghiaccio su pietre
gialle di zolfo
le immagini che arrivano
oltre i confini
si traducono in parole
talora
un gelido vento-fumo senza
ossigeno
sferza le sterpi e spazza le
vie che
portano tutte alla deriva
devo aver sognato una
versione fredda
dell’inferno – penso –
e non mi so spiegare
quell’improvviso diramarsi
di allegria
(Morgue)
Appariva goffa
durante la vita.
Nessuno immaginò
ciò che avrebbe
potuto fare.
Furono i tratti
del suo viso da morta
a trasmettere ad un estraneo
un immagine in movimento
un lento battere le ali
il disegno di una linea
sollevata ad arco
che si allontanava
lasciando nell’aria
un ultimo vago
tentativo di comunicazione.
Da Bigazzi, Caterina (a cura di): ScriVere
x ScriVersi (Femminile, Trasversale). Signa, Ed. Masso Delle
Fate 2006
Partenza
nella radio qualcuno
parlava di giardini
immaginari
con dentro rospi veri
mentre lei si avviava
lasciando cadere
una parola ogni tanto
come facevano Hänsel e
Gretel
per ritrovare un giorno
la strada di casa
e contro ogni logica
camminava sperando
che qualcuno le raccogliesse
anche se questo significava
smarrirsi per sempre
Per
una poetessa analfabeta
Ora nella vecchiaia
la tensione dei versi
rinchiusi tra le pareti
delle ossa
aumenta. Il foglio
bianco
è una calamita. È viva
l’immagine
delle lettere tracciate una
vita fa.
Ma il lapis si spezza
nella stretta delle dita
gonfie.
Non obbediscono.
Altri erano i compiti
delle figlie dei contadini
e la scrittura per secoli
un privilegio di pochi.
È nitida la poesia
nello steccato della
memoria.
Ci rimarrà ancora per un
poco
poi se ne andrà insieme a
lei.
a/simmetrie
notturne
è notte doppia ed io
conscia a metà
allungo le mani (manie?)
tra l’inconscio e
l’oscuro sfioro l’aria
con le dita guardo il vuoto
davanti a destra a sinistra
e
voltandomi vedo la
volpe-pensiero
attraverso il vetro –
simmetria – di Hughes
è fuori è immagine è
specchio
la volpe vera allora è
dentro?
dove? dietro di me? o è
soltanto
metà quella là fuori con
il suo doppio
che non c’è? manca la
carne il sangue il pelo
esiste – visibile –
l’illusione manca il vero
lo specchio si abbassa a
vetro trasparente
fa passare la notte non la
rimanda
non la riflette
Contropelo
è la sinistra che scrive
parte ancora dal lato destro
del foglio
porta copie di memoria
sulle punte delle dita
si
è fatta degli anticorpi
crescendo
alla mano del diavolo
non si concede fragilità
deve proteggere
anche la destra (maldestra)
va dalla fine verso
l’inizio
bisogna prenderla alla larga
per
tornare verso l’infanzia
contropelo
Da A.A.V.V.: Pulvis, coperta materna. Antologia poetica. Firenze,
Gazebo 2004
La poesia mi salta addosso
quando
sto per metterla nella
lavastoviglie
insieme alla tazza sporca
che ora giace rotta sul
pavimento.
Si posa, macigno, sul mio
petto -
vendetta. Mi spinge a
sedere, a sdraiarmi
comanda battito e cuore
mi toglie il respiro.
Riesco a pensare ancora,
beata
“la poesia salva la
vita”, poi
perde l’interesse, si gira
e se ne va.
Io rimango in terra.
I cocci brillano.
(la lettera)
Anche
stamattina
il
postino non si è fermato.
La
tua lettera non è arrivata.
Poi,
però, dal fruttivendolo
ho
visto un’arancia
che
nonostante la sua natura tonda
aveva
un’aria – in qualche modo
rettangolare.
Girandola
ho visto il francobollo
fermo
sulla buccia.
“Me
ne dia un chilo” - ho detto -
“e
mi ci metta anche questa!”
Mentre
continuo
a
fare la spesa sorrido
in
attesa del momento in cui
piano
e attenta
per
non danneggiare il contenuto
(e
nemmeno il francobollo)
sbuccerò
la lettera.
sotto
la pergola un ramo
ha
puntato una sua foglia
rossa
sangue a cinque punte
contro
la
mia gola mentre
alzandomi
stavo per pensare
le
solite cose
sulle
foglie che muoiono
si sa che una rosa è una
rosa è una
un’altra ancora e già
sono troppe
e stanche di poesia, ma
questa
è di plastica
e a giudicare dal suo stato
e dal luogo
sta lì da almeno tre anni
appoggiata a un rametto
verde, anch’esso di
plastica
tutt’e due con il gambo
in un vetro da sottaceti
la neve è sporca
acquosa e in attesa
di fiocchi freschi fa freddo
vado avanti sulla ghiaia
una delle prossime
sulla sinistra è di mia
nonna
adottiva e il nome sulla
pietra
è anche il mio
Necrologio
per una zanzara
L’ho
ammazzata io.
Era
tanto che mi tormentava.
Aveva
preso di mira
le
mie caviglie ed io
ero
un facile bersaglio
finché
- sbaglio fatale -
non
si è posata sulla “Sera
d’Inverno”
di Puškin
che
tenevo aperta
per
rinfrescare un poco
con
turbini di neve e bufera
la
notte afosa di questo
spietato
agosto fiorentino.
E’
morta tra l’originale
e
la traduzione a fronte.
Una
bella fine -
che
altro si può dire?
(via
di ripoli)
Il 18 giugno 1997 intorno alle 14.00
di macchine ne passavano
tante(e veloci)
Unica passante, invece,
una gallina.
Camminava sul marciapiede
come si conviene ai pedoni.
Speriamo che non abbia
attraversato
e se proprio doveva
che l’abbia fatto sulle
strisce
e ancora che
davanti alle strisce per una
volta
le auto si siano fermate.
Fiaba
della Buonanotte
Arriva
la stagione delle piogge
e
il Principe di Zucchero non lo sa.
Si
allontana tra le prime gocce
e
il pennarello rosso nell’astuccio
annerisce
per la pena. La conosce già.
La
magia è rinchiusa in un cofanetto di plastica,
e
la tavoletta d’argilla conserva il segno.
Lo
osserva in segreto l’addetto alla frusta.
Deve
frustare, ma nel sogno è lo scriba
che
traccia segni e suoni e tramanda,
tramanda.
Gli è leggero lo stilo di canna
dopo
la frusta e il trincetto
sposa
la pagina - pagina doppia in cui
Cenerentola
scende le scale
con
il vestito giallo e una scarpa sola.
La
bambina - esperta ormai -
ba
bi ba
bo ba
bi
combatte
l’incubo.
(Natale
altrove)
Quest’anno
la
culla resta vuota.
Maria
ha abortito.
Sarebbe
stata soltanto
una
bambina.
I
suoi fratelli
in
turni eterni
fabbricano
regali
a
prezzo discount
per
il nostro mercato
natalizio.
(bambina
silenzio)
Aborti di parole
Nessuna prenderà corpo.
Troppo bene
E troppo presto
Ti hanno addestrato
A tacere perché
I clienti pagano in dollari
E in anticipo e oggi
Qualcuno manda mimose
A moglie e figlia.
(8 marzo 2000)
(delirium
praesens)
minorenni in manette
allineati ai confini delle
libertà
sotto lo sguardo di adulti
storditi
e armi e sbarre per tutte le
tasche
la pena di morte è à la
carte
evviva
la libertà di mercato
felicità desolata
libera circolazione
della merce rinchiusa
in tante scatole da aprire
dall’esterno soltanto
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