|
In memoriam
(da
“Sinopia per appunti, 1997)
desiderio
inevaso di vederti. Dove sei?
S’incruna già sottile
il filo della voce
e purpureo l’ibisco
bacca di bocca di buccola imbucata
si dispone
Domanda
Dove ti trovo per ritrovarti?
Nei rari film che ti somigliano
in una foto
– una biglia
inviata
con dedica d’abbaglio –
E nel grande lago
spianato in mezzo ai giunchi
cuore del corpo caldo
La
luna e la lente
(da “Versi alfabetici”, 2004)
La luna sempre vidi come ovale
un po’ per poesia un po’ per miopia.
Alfine misi l’occhiale:
ed era tonda bella un poco pia.
Corridoio
laterale
Ma l’aria
tra avvolgibili e doppi vetri
antiurto e antifurto
insinua rilievi al chiuso
pulviscolo
scheggiato
deposito minuscolo
bruscolo inusitato
perlato frustolo
(Lunghi i respiri
non più celati insani
desiri)
Pornotipia
adulazioni a raffica
parte sincere parte in tornaconto
tutte in braciere
tracocente tracotante
trottolina rotellina
ancillare parcellare
ondivaga nottivaga
schedulare particulare
incensamento
fonico
e lisciamento conico
lustra sviolinata
ultra saponata
croco su maglia
fuoco di paglia
Lettera
da un otto marzo
il
cuore sradicato
o il ritrovarsi simili – al sole sulla
neve –
ad unire quasi per scherzo
i passi sul selciato?
(Le confidenze a voce di sussurro
tra platani d’ovatta per la nebbia
lungo la strada aerei discorsi
a tavola diviso il pane e il vino).
Pure non siamo uguali.
Teso a confermare ancora i ruoli, tu;
io, di troppo qualche fiero orgoglio,
fiera per ore limpide di assenze.
Forse è la paura,
nel rifiuto imprevisto di ordini reciproci?
Allora, dimmi, se puoi, se come quando
cose e parole ascolterai,
tue di me.
(coloritura)
(da “Frammenti ricomposti”, in Almanacco
Odradek, 2006)
si sono messi a colorare
come pazzi
…chi vuol correre il bianco
è spinto a razzo
tallonato riverito concertato
avvelenato sterpazzolato
lusingato
di stendardi e di riguardi
ah, gli azzardi mancati
sempre pensati mai avanzati
(chiasmo)
ancora insistono gli aerei
gli aerei ancora uccidono
e le granate come crepitano
come scoppiano altri arnesi
sabbia non è deserto o steppa
(qui è la vita microrganica
silente
pulsare di granelli infinitesimi
di anellini occhi zampettini)
deserto è landa sabbiosa di corpi
bruciati crivellati abbandonati
di dolore avvoltolati d’innocenza
sotto strisciate stelle danarose
avide
di rose
del deserto
(finale
di canto)
pretendi ancora un canto
dopo tanto
tanto sai che, celato, sempre vive
un po’ come il proverbio con la neve
…e se ne ride, invece, la persona
maschera sì oppure figurina
|