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Carla Guidi
INVERNO
Introverso - imploso - pluvio
umido sotterraneo sortilegio
antico d’ogni anno - eterno onnipotente.
Fuggire invano scivolare
come un proiettile sulla nera
pista autostradale immersa
nel latte di montagne esauste
dalle parole bianche identiche
scritte invano nella scia.
Attraversare disvelate apparizioni
nella grigia cometa d’acqua
uccelli intirizziti stridono gelosi
soffocati palpiti, sentori di neve
attese, antiche cantilene a bocca chiusa
il viaggio è una filosofia
una nostalgia negata
il Natale una malattia dell’anima.
Luci lontane dall’orizzonte spaccato
alludono a possibili abbandoni
difendo le ossa dal tocco glaciale
di cui temo il torbido abbraccio
mi fermo solo per vuotare la vescica
l’argine cristallizzato mi rispecchia senza dolore.
Silente - religioso - algido
scrigno arcano vibrante
d’anime affamate - eremo penitente.
PRIMAVERA
Rabbiosa - esplosa - ventosa
tenera virente sorgiva
soffice esaltazione - profumata esibizione.
Selvaggi infedeli nel verde smeraldino
con gli occhi sazi di colori
i muscoli tesi nella caccia
ti mostro i seni e ti catturo
voglio tutto di te se hai il coraggio
di penetrare nel mio mondo.
Dalle caviglie ai polsi legato
come un agnello al sacrificio
ti controllo i fianchi e ti cavalco
e il legno profuma d’antico
la resina d’incenso e tabacco
il potere e la rabbia nascondono il piacere
in aperta ribellione affrontati
piangendo ci arrendiamo stremati d’energia.
Aggrappati dai bordi al centro
come boccio baccello o seme
che si schiude per liberare l’anima sorgente
tu ed io in un sol grido estremo
un’unica pianta ombelicata
ponte di proiezione tra divenire ed essere.
Satura - distributiva - vera
fragile ipnotica combattiva
acida germinativa - novella creativa.
ESTATE
Ardente - tumultuosa - offerente
intrisa di sottili umori
dirompente genitale - pulsante circolare
Ridere insieme, folli d’amore
mordere l’aria affannati e liberi
mostrare nella lingua parole
che salgono scoppiando arse dentro
crepitando al sole lasciando
la loro buccia svuotata dissennata
Il sangue scorre sotterraneo calore
dalle viscere al cuore legato
perché non fugga per autocombustione
uccello di fuoco dal nido di faville.
Bruciare ora eternamente o mai
tornare nostalgici al centro
rinascere dal nulla peccatori eletti
raccogliendone il succo in reliquia.
Il tuo sudore è la mia sete
il tuo profumo la mia malinconia
nell'ombra densa ti rifletti bagliore
riverberato splendore, astro nascente
dal seno che ripete la pulsazione
al seme, l’alito, il senso, la gloria.
Estatica - estrema - erratica
languida arresa totale
ricca vitale - empatica fatale.
AUTUNNO
Ottuso - affannato - diffuso
in ostinata mortifera ossidazione
denso di spasmi - indebita corporeità.
Immersi nel bosco putrido di fantasmi
in crepuscolare luminanza opalescente
coperta la carne nuda
dalla protezione metallica
sparata nel fitto crepitante di cartilagini
crisalidi simulacri scintillanti d’ambra.
Tiepida ovattata confezione
cui il respiro imbianca la vetrina
cercare tesori proibiti
penetrare in oscure divinazioni
ti muovi come un serpente dorato
in percorsi di lumaca alle cosce alle viscere
odore di miele e fango
sentori di morte e resurrezione.
Dalle spoglie umane resti di civiltà
fuori immacolata vessillo
nella sapienza infinita della pelle
tra le foglie secche accovacciata
il dolore lascia la sua traccia
segnale caduco che si unisce al tutto.
Scaramantico - metamorfico - ostile
inverecondo lascivo ripetitivo
sordido mimetico - ibrido insofferente.
Gabriella Garofalo
Anima
Dell'oscuro morbo che t'inserra,
anima,tu vivi e ripensi
quando di snelle caviglie e blu-cobalto
avida ti gettavi bevendo
da immenso mare d'erba che coglievi-
ma un dio sorse dagli Inferi
di nero materiato
di nero e invidia per quel blu-cobalto
tua erba depredando e quel tuo grembo:
cibo il suo stupro eterno ti possiede-
ma quel vento,anima,ricorda
quel vento amante di chiome tue caviglie
quell'acqua che rinnega la tua sete
quel vento e la parola per l'eterno
ad altri dei si levano gettandoti:
accanto a te perché alla tua esistenza
a lei persino renda quel tuo nome-
di sconosciuto e più lontano seme.
Di quanta luce hai fame e sete,grembo,
per dar parola ad anima
che insieme a te disperde-
ma non posso aiutarti,prigioniera
di carceri di cielo,di ossessione
se in azzardo non leva desiderio
e solo arranca
schivato da mia luna
che anoressica rigetta per l'eterno
offerta di tuo pane,esistenza,
se per l'eterno insisti
e non la cedi.
Giusy de Maio
Sotto il cortile passasti una sera
autunno 2000
a Maria Teresa F.
Sotto il cortile passasti una sera.
Era tempesta il cielo
io dai vetri ti spiavo
gli occhi bassi incontrandoti.
Passavi e ripassavi.
E un giorno andai
fu un giorno di tempesta.
Siamo lontane adesso è buio intorno
fiori e uccelli fuggono da me.
Quando verrai a me fammi sapere.
E io riconoscerò
venendoti incontro e alla gelata
i tuoi passi striscianti e alla verzura
Passato è il tempo
estate 1994
a Silvana, Chiara, Clelia
Passato è il tempo
e non vi vedo amiche.
Ocra è il melograno
e giù alla vallata
è argento la pioggia.
Passato è il tempo
e l’autunno è nell’orto
e non vi vedo amiche.
Chiara, Silvana, Clelia
incedono nei sogni.
Chiara danzante il passo verso il mare
Silvana nei capelli bruna e in volto
Clelia negli occhi mistica e nei sogni.
Passato è il tempo amiche
e io nei sogni vi vedo
così come un tempo
là fra le nevi e i gridi
dei merli al muoversi delle betulle.
Chiederò a Silvana
agosto 1997/febbraio 1998
a Silvana R.
Chiederò a Silvana
là dove le formiche indaffarate
fra radici e api si rincorrono
nel bosco di betulle d’incontrarci
al mattino di fresco al fruscio
il muschio che affonda cristallino
alla prima luce nell’albereta.
Là l’ombra inumidisce il fogliame e
vedrà venire il passo
incerto e palpitante.
Lucia Verrilli
TESORO
E’ più facile dire
Senza parole
Quello che è un sogno
Perché non ha nome
Senza scandire file di suoni
senza arrivare alla bocca
E’ ciò che c’investe e ci spoglia
Ci tesse
Ci tocca
E’ respirare un nuovo profumo
E quasi gioire
Per la sua assenza
Perché lì ci attrae
E ci cattura
Come con lacci
Evanescenti
Crea silenzi che colmano ore
E ci tradisce
Senza argomenti
E’ il caldo del pane
E’ il dolce sapore
Di mirtilli e di more
E’ senza vocaboli ne descrizioni
Si ascolta soltanto lontano dai nomi
Vestirsi di un sogno
È trovare un tesoro
Ed è un desiderio
Che spesso perdiamo
Scordandoci di essere
Dei costruttori
E rinunciando
A quello che siamo
NEL BOSCO
Intrecci di giunchi
Intorno agli alberi
Nel mio luogo segreto
Nel mio paese incantato
Sono folle
Come un pupazzo nel regno di Oz
C’è vento
Comincia l’inbrunire
Si sentono gli uccelli
E il freddo
Penetra la testa
Che posto è mai questo
Spoglio e solitario
Può essere l’incanto
Un luogo silente
Quasi immaginario?
Luana
Fonseca Luana Fonseca
Luana Fonseca è nata a Taranto l'8/11/1976, laureanda in Lettere Moderne all'Università di Lecce, esprime la sua indole frenetica nel Web su diversi siti di Poesia ed ha pubblicato i suoi versi nell'antologia Il naufragar m'è dolce in questa radio, G. Aletti editore 2001.
Venera le insalate miste che le consentono di essere creativa come dentro un quadro di Matisse.
Spietata e romantica è la sua musa. Come un krapfen al cioccolato fondente.
L'intera verità
dilla
ma sghemba.
Siede dentro il circuito
il Successo
scrisse E.Dickinson.
Aveva ragione?
La corsa
La mia solita mattina.
Alba casta che disegna l'orizzonte.
Il riflesso degli alberi addormentati dalle foglie
Il vecchio autobus azzurro. Tutto azzurro.
L'alba.
Due dita arrossate, le mie mani screpolate dal freddo
Il mio nido è a due passi, per fortuna.
Per fortuna è a due passi anche l'autobus.
E' a due passi l'alba. Se posso vederla e lei mi vede.
Il viale alberato ancora grigio.
L'atrio della scuola dove giocavo da piccina.
Il cortile di quella signora buffa che indossa le piume di
struzzo nel mese di maggio.
L'anima del venditore ambulante.
Il mio walkman con le pile della zingara.
E' a due passi anche il citofono di casa della mia amica del
cuore.
La discoteca preferita dalle lesbiche.
La redazione del giornale locale.
L'edicola dove compro i biglietti.
La pasticceria profumata.
La bici che attraversa la strada. Tutte le mattine
Il ragazzo del portone giallo smaltato coi murales variopinti che passeggia.
I capelli ancora umidi.
La faccia nuda, appena tonicizzata dal vento.
I piedi sudati.
E' tutto a due passi.
Ma allora, perchè corro?
Nel secchio
Nel secchio
tornano i ricordi
le tende di fumo
gli scarabocchi
il mio cane morto
il mio fratello risorto
l'appendice
l'involtino di melanzane
il mio corpo nudo e storto.
e-mail: naula@libero.it
Fiorella de Medici
VEDO LA MORTE
Dietro lo specchio
ci sei tu;
mi guardi;
ed io dal mio letto
ti guardo, sorrido,
aspetto.....
aspetto che tu mi
avvolga nel tuo
mantello e mi
porti lontano
da questa terra
e da questi affanni
o morte!
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