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8 Marzo 2005

Rete Donne

 

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Letture consigliate....
 

 

 

Chiara Passarella

Frammenti di un'anima in lapislazzuli

Prefazione di Marcia Theophilo

Edizioni Tracce

 

Le molte voci della natura nella poesia di chiara passarella " Frammenti di unì anima in lapislazzuli" sono anche un'esperienza quotidiana dell'avventura dello spirito. Indipendentemente dalla sua visione del mondo e dalla formazione intellettuale, la poetessa nel dare forma ai suoi versi si dedica di fatto ad un lavoro sia di conoscenza sia di riflessione o un' espressione sensoriale o affettiva.

 

Chiara Passarella è nata a Terni nel 1960 dove ha compiuto studi classici e lavora presso l'amministrazione comunale. Ha partecipato negli anni 2000, 2004, 2006 al Concorso Internazionale "Lune di primavera" classificandosi sempre nei primi posti.
Altre poesie sono pubblicate nel volume "La donna e il lavoro" edito dall'Inail e dal Anmil per la giornata internazionale della donna. Oltre a scrivere poesie ha pubblicato alcuni racconti nella rivista letteraria "Storie".

 

 

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Presentazione
Poesie, racconti, opere teatrali, ricordi e riflessioni di una protagonista della vita culturale e politica di Perugia. Legami controversi - che dà il titolo alla raccolta - è l'atto unico che meglio rappresenta anche il contenuto degli altri lavori di Felicia Oliviero: sessualità, maternità e istinto materno, oppressione familiare e sociale, ribellione e libertà; tematiche alla base dell'impegno collettivo dell'Associazione Culturale "La Goccia" che, oltre a questo libro, di Felicia ha curato anche la raccolta di articoli, interviste e relazioni.

 

 

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"COME LE BESTIE" - Monologhi e tre Corti teatrali - di Carla Guidi (Onyx
Edizioni '04 - vedere anche sito Internet delle edizioni Onyx e versione
e-book con le voci originali degli attori)
è una grande metafora del genere umano, della ferocia e della stupidità che
lo caratterizzano quando distrugge i propri simili, il proprio ambiente
vitale e le creature che con lui lo condividono.
Su questo testo è stato creato un accompagnamento musicale originale da
Enrico Cosimi ed è stato presentato per la prima volta a Perugia da Lidia
Menapace, la stampa su sponsorizzazione degli Enti coinvolti e nell'ambito
della 14° Edizione di "Lune di primavera 2004", manifestazione
multiculturale promossa dal Comitato Internazionale 8 marzo, in
collaborazione con la Regione Umbria, Comune e Provincia di Perugia, Centro
per le pari opportunità.

INTERVISTA INEDITA ALLA SENATRICE

ON. LIDIA BRISCA MENAPACE

SUL LIBRO “COME LE BESTIE”

DI CARLA GUIDI

(ONYX EDIZIONI 2004)

 

Gli animali in tutta la letteratura sono molto presenti. Nel filone letterario della favolistica, gli animali vengono presi come modello, Esopo, Fedro anche La Fontaine, ma gli stessi proverbi testimoniano questo rapporto... “feroce come una tigre, mansueto come un agnello, coraggioso come un leone” forse perché alle sue origini la specie umana è vissuta in simbiosi con le bestie. L’essere umano in molte aree del pianeta, ha riprodotto anche con gli animali, le relazioni che ha con i propri simili i quali vuole spesso sottomettere per impadronirsi del loro potere o perché ne ha paura. Così noi oggi abbiamo un ultimo colonialismo che è quello degli animali addomesticati.

Su questo libro mi ha particolarmente colpito la lotta disperata delle galline, il monologo “Galline, galletti e galloni”. E’ come la ribellione degli schiavi del colonialismo, la vendetta dell’aviaria, che tanto ha turbato l’opinione pubblica, come una maledizione sorta dagli allevamenti intensivi, dalla sofferenza assurda delle oche inchiodate con i piedi al terreno ad ingrassare, avversa ad un’umanità che si vanta di saper fare tutto, che tenta di riprodurre se stessa con la clonazione, ma strappa le mangrovie che impediscono al mare di portare via la terra, affumica l’atmosfera accelerando l’entropia, creando squilibri nel clima e distruggendo la biodiversità. Gli animali, prima alleati per la sopravvivenza, sono diventati schiavi in un mondo del quale l’uomo si sente indebitamente padrone. Come dicevo la favolistica tende ancora a fare degli animali un esempio, in questo libro invece la novità è che gli animali sono assunti come soggetti a sé, per una rinuncia consapevole ad un’idea coloniale della conoscenza degli animali, considerati degni di rispetto.

Da quando è stato scritto questo libro, che ho presentato a Perugia nell’ambito della 14° edizione di “Lune di primavera” nel 2004, aspetto un aggiornamento, la continuazione del testo in qualche modo, perché nel frattempo le relazioni tra la specie umana e quelle animali si sono ulteriormente guastate, è aumentato il commercio di specie esotiche trasferite nelle nostre case e poi abbandonate in maniera irresponsabile nell’ambiente; mi aspetto anch’io la loro legittima vendetta oppure che imparino a leggere e che leggano questo libro, che sarebbe un grande messaggio di pace, una specie di emancipazione: tu suggerisci un governo comune, una relazione pressoché paritaria, dove non sono costretti a personificare le virtù che non abbiamo.

L’istintualità che abbiamo perduto ci rimetterebbe in equilibrio con la natura, ma venendo repressa, ci fa diventare aggressivi, malati, inverecondi...una specie di follia senza un controllo stabile, perché quando saltano i nostri freni inibitori, si apre improvvisamente uno scenario che supera la ferocia di qualsiasi razza animale. Abbiamo perso anche la moderazione nel mangiare e la capacità di testare il cibo con l’olfatto prima di consumarlo, ci avveleniamo con cose che non sanno più di niente e ci affidiamo alle droghe del consumismo per colori e sapori...Non abbiamo più nessun rapporto equilibrato, quel tanto di “repertorio di naturalità salvavita” che il mondo degli animali ci suggerisce e che a noi fa quasi paura, a volte non lo capiamo più. Per questo la tua capacità fantastica di calarti in quel mondo animale, al di là della barriera della civilizzazione, e farlo parlare, mi è parso molto creativo, un’operazione che scuote alle basi il nostro modo di pensare, ma non nel senso di fornire emozioni forti, quanto per la sua funzione di scoprire una realtà, una verità a lungo negata.

Viceversa trovo così deviante che, per provare delle emozioni forti, si ricorra alla produzione ed al consumo di film e romanzi horror...Anche questa è una forma di droga che tenta di sanare, senza riuscirvi, una contraddizione ed un disequilibrio tra istintualità perduta e razionalità aberrante, cioè portata alle sue estreme conseguenze nel suo aspetto meccanico ed antivitale. La scienza, quando si allea alla criminalità, (come nel sistematico sterminio dei campi di concentramento nazisti) è un esempio di razionalità senza sentimento e senza empatia.

Viceversa gli animali sembrano piano piano avvicinarsi a noi quando li facciamo partecipi del nostro mondo, gli animali di casa che comunicano emotivamente con i padroni, gli animali attori che sembrano capire cosa si vuole da loro, i gatti e i cani che guardano la TV ... Sembra anche che noi, soprattutto i cittadini, abbiamo bisogno di queste bestiole per avere un intermediario sensoriale con la nostra istintualità perduta e la natura stessa, ormai troppo lontana dal nostro mondo.

Gli esseri umani si sono ammalati anche perché vivono troppo affollati, in ambienti troppo artificiali; nevrosi e psicosi collettive, fobie dilagano, l’aggressività è pronta a scattare sotto un velo di insofferenza appena trattenuta dall’educazione, che ha solo funzione costrittiva ormai, non permette più una ulteriore evoluzione, si è perso il senso del rispetto autentico dell’altra persona, non se ne capisce più il significato.

I bambini come gli animali, le donne in certe condizioni, i più deboli in genere vengono manipolati come fossero bambole, vengono viziati o vengono torturati, (per non parlare del dilagare inquietante dei pedofili) non ci sono vie di mezzo, né soprattutto c’è il rispetto dell’altro come essere degno.

Tagliamo tutti gli alberi, buttiamo cemento dappertutto e catrame, se poi ci prende la nostalgia, ci compriamo il cane o il gatto, una piantina striminzita sul terrazzo e, per un giorno al mare o per sentire il profumo dell’erba di un prato, facciamo lunghe file in mezzo all’ossido di carbonio, sulle strade che tutti percorrono per fare la stessa cosa negli stessi giorni.

Dall’epoca degli antichi romani, gli animali, le piante, ma anche gli alberi, sono stati distrutti senza pietà e molte specie sono definitivamente scomparse, altre continuano a scomparire: quello è buono, si mangia finché ce n’è, quelli hanno la pelliccia e si catturano oltre il bisogno, un vero massacro.... “I pellerossa” avevano un buon rapporto con la natura e sono stati sterminati pure loro. Crollano le guglie delle Dolomiti, perfino del monte Bianco, questo mi fa veramente paura, il clima è stato compromesso da azioni senza moderazione e senza controllo nel serbatoio detto “gratuito” di madre natura, tutto viene distrutto dall’omologazione e dall’avidità incosciente, un vero sudario cala sull’umanità, le specie si livellano e proliferano solo le più invasive, noi compresi, poi la partita si giocherà tra queste, se sopravvivremo in queste condizioni limite.

E’ cominciata la vendetta della natura secondo me, noi l’abbiamo provocata a tal punto che questa, dopo averci mandato dei segnali importanti ma ancora sottili, si è scatenata, non manda più solo segnali, ma lancia un imperativo categorico, guai ad ignorarlo.

Questo tuo libro fa venire in mente tutte queste domande, è per certi versi raro, in linea con i tempi con tutti i problemi che bisogna ormai affrontare...Lo definirei un libro “incompleto” perché lancia un problema ed invita alla riflessione, non è chiuso in se stesso, ma invita al completamento con una partecipazione, un libro adatto per il teatro, un libro che non può essere letto e poi messo da parte, rimane aperto con i suoi interrogativi e le sue provocazioni..è una cosa bellissima questa.

Quello che tu scrivi è un po’ un preannuncio, non voglio dire una profezia, ma il messaggio di qualcuno che vive una sensibilità più attenta giornalmente e denuncia questo disequilibrio e questo pericolo. Ho l’impressione che sia cominciata un’epoca particolare, che tu hai previsto, anticipato, sentito dolorosamente: se non siamo già in ritardo, dobbiamo fare un grande passo avanti sulla strada dell’evoluzione, dell’etica...Il libro è quindi un segnale politico molto importante.

Infine per parlare del contributo delle donne, c’è ancora un grande pregiudizio, molto diffuso; le donne sono viste più vicine agli animali, quasi ingestibili a volte, umorali se non amorali e in preda alle passioni; vedo invece questo come una risorsa, non una limitazione. Sono convinta che noi donne faremmo bene a conservare questa certa selvatichezza che ancora ci lascia un accesso privilegiato con il mondo naturale degli istinti. Non vorrei essere completamente civilizzata, se questa può considerarsi una società civile.

Una riserva energetica di selvatichezza è uno strumento inquietante, ma ha la capacità di reagire alla totale omologazione. Credo che la donna possa mantenersi questo piede ancora sulla terra elaborando la sua capacità generativa che, peraltro, insegna naturalmente la sobrietà ed il senso del limite. Mentre il maschio può generare sempre, ma per farlo deve servirsi della donna, consenziente o meno, la donna è feconda solo in certi periodi del mese e della sua vita, e deve avere somma cura del suo corpo che è attraversato dalle fatiche del destino generativo, quindi ne consegue che ha naturalmente questo senso del limite, purché non imiti l’uomo nell’aggressività e nella conquista del potere, strada che porta molto lontano dalle nostre radici e dalla conservazione della vita del resto. Compito della donna sarebbe limitare l’uomo e convincerlo che la guerra è solo una macchina organizzata al massacro per obiettivi di sfruttamento del più forte sul più debole, dovrebbe chiedergli continuamente, come fanno le madri dei soldati americani morti in Irak o le madri stesse irakene i cui figli sono nati deformi: “Per quale nobile causa è stato necessario questo sacrificio e questo dolore?” E così via in tutte le guerre in atto in questo momento nel mondo, dimenticate o meno, e così anche riguardo le guerre economiche, non meno responsabili di disastri e di morti.

Personalmente conto sulle donne il cui contributo potrebbe portare ad un’evoluzione diversa della specie umana, partendo da un maggiore equilibrio degli interessi di genere.

La qualità della vita e il benessere, il rispetto del diverso e la maternità responsabile stanno cominciando ad essere valori di pari dignità rispetto ad altri, soprattutto più importanti dei falsi valori basati sulla capitalizzazione indiscriminata di oggetti, l’accumulo dei quali soffoca l’ambiente dopo aver generato economie instabili e spesso disastrose, guerre e genocidi.

Questo è il momento del risveglio delle coscienze e della responsabilità, non più delegata ad altri, ma assunta in prima persona da tutti.

Mi auguro che anche il tuo libro possa contribuire a questo.

 

                                                            LIDIA MENAPACE

 



 

 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo