|

Chiara Passarella
Frammenti di un'anima in
lapislazzuli
Prefazione di Marcia Theophilo
Edizioni Tracce
Le molte voci della natura
nella poesia di chiara passarella " Frammenti di unì anima in
lapislazzuli" sono anche un'esperienza quotidiana dell'avventura
dello spirito. Indipendentemente dalla sua visione del mondo e
dalla formazione intellettuale, la poetessa nel dare forma ai
suoi versi si dedica di fatto ad un lavoro sia di conoscenza sia
di riflessione o un' espressione sensoriale o affettiva.
Chiara Passarella è nata a Terni
nel 1960 dove ha compiuto studi classici e lavora presso
l'amministrazione comunale. Ha partecipato negli anni 2000,
2004, 2006 al Concorso Internazionale "Lune di primavera"
classificandosi sempre nei primi posti.
Altre poesie sono pubblicate nel volume "La donna e il lavoro"
edito dall'Inail e dal Anmil per la giornata internazionale
della donna. Oltre a scrivere poesie ha pubblicato alcuni
racconti nella rivista letteraria "Storie".
.......................

Presentazione
Poesie, racconti, opere teatrali, ricordi e riflessioni di una
protagonista della vita culturale e politica di Perugia. Legami
controversi - che dà il titolo alla raccolta - è l'atto unico
che meglio rappresenta anche il contenuto degli altri lavori di
Felicia Oliviero: sessualità, maternità e istinto materno,
oppressione familiare e sociale, ribellione e libertà;
tematiche alla base dell'impegno collettivo dell'Associazione
Culturale "La Goccia" che, oltre a questo libro, di
Felicia ha curato anche la raccolta di articoli, interviste e
relazioni.
.............................
"COME LE BESTIE" - Monologhi e tre
Corti teatrali - di Carla Guidi (Onyx
Edizioni '04 - vedere anche sito Internet delle edizioni Onyx e
versione
e-book con le voci originali degli attori)
è una grande metafora del genere umano, della ferocia e della
stupidità che
lo caratterizzano quando distrugge i propri simili, il proprio
ambiente
vitale e le creature che con lui lo condividono.
Su questo testo è stato creato un accompagnamento musicale
originale da
Enrico Cosimi ed è stato presentato per la prima volta a
Perugia da Lidia
Menapace, la stampa su sponsorizzazione degli Enti coinvolti e
nell'ambito
della 14° Edizione di "Lune di primavera 2004",
manifestazione
multiculturale promossa dal Comitato Internazionale 8 marzo, in
collaborazione con la Regione Umbria, Comune e Provincia di
Perugia, Centro
per le pari opportunità.
INTERVISTA INEDITA ALLA SENATRICE
ON. LIDIA BRISCA MENAPACE
SUL LIBRO “COME LE BESTIE”
DI CARLA GUIDI
(ONYX EDIZIONI 2004)
Gli animali in tutta la letteratura
sono molto presenti. Nel filone letterario della favolistica,
gli animali vengono presi come modello, Esopo, Fedro anche La
Fontaine, ma gli stessi proverbi testimoniano questo rapporto...
“feroce come una tigre, mansueto come un agnello, coraggioso
come un leone” forse perché alle sue origini la specie umana
è vissuta in simbiosi con le bestie. L’essere umano in molte
aree del pianeta, ha riprodotto anche con gli animali, le
relazioni che ha con i propri simili i quali vuole spesso
sottomettere per impadronirsi del loro potere o perché ne ha
paura. Così noi oggi abbiamo un ultimo colonialismo che è
quello degli animali addomesticati.
Su
questo libro mi ha particolarmente colpito la lotta disperata
delle galline, il monologo “Galline, galletti e galloni”.
E’ come la ribellione degli schiavi del colonialismo, la
vendetta dell’aviaria, che tanto ha turbato l’opinione
pubblica, come una maledizione sorta dagli allevamenti
intensivi, dalla sofferenza assurda delle oche inchiodate con i
piedi al terreno ad ingrassare, avversa ad un’umanità che si
vanta di saper fare tutto, che tenta di riprodurre se stessa con
la clonazione, ma strappa le mangrovie che impediscono al mare
di portare via la terra, affumica l’atmosfera accelerando
l’entropia, creando squilibri nel clima e distruggendo la
biodiversità. Gli animali, prima alleati per la sopravvivenza,
sono diventati schiavi in un mondo del quale l’uomo si sente
indebitamente padrone. Come dicevo la favolistica tende ancora a
fare degli animali un esempio, in questo libro invece la novità
è che gli animali sono assunti come soggetti a sé, per una
rinuncia consapevole ad un’idea coloniale della conoscenza
degli animali, considerati degni di rispetto.
Da
quando è stato scritto questo libro, che ho presentato a
Perugia nell’ambito della 14° edizione di “Lune di
primavera” nel 2004, aspetto un aggiornamento, la
continuazione del testo in qualche modo, perché nel frattempo
le relazioni tra la specie umana e quelle animali si sono
ulteriormente guastate, è aumentato il commercio di specie
esotiche trasferite nelle nostre case e poi abbandonate in
maniera irresponsabile nell’ambiente; mi aspetto anch’io la
loro legittima vendetta oppure che imparino a leggere e che
leggano questo libro, che sarebbe un grande messaggio di pace,
una specie di emancipazione: tu suggerisci un governo comune,
una relazione pressoché paritaria, dove non sono costretti a
personificare le virtù che non abbiamo.
L’istintualità
che abbiamo perduto ci rimetterebbe in equilibrio con la natura,
ma venendo repressa, ci fa diventare aggressivi, malati,
inverecondi...una specie di follia senza un controllo stabile,
perché quando saltano i nostri freni inibitori, si apre
improvvisamente uno scenario che supera la ferocia di qualsiasi
razza animale. Abbiamo perso anche la moderazione nel mangiare e
la capacità di testare il cibo con l’olfatto prima di
consumarlo, ci avveleniamo con cose che non sanno più di niente
e ci affidiamo alle droghe del consumismo per colori e sapori...Non
abbiamo più nessun rapporto equilibrato, quel tanto di
“repertorio di naturalità salvavita” che il mondo degli
animali ci suggerisce e che a noi fa quasi paura, a volte non lo
capiamo più. Per questo la tua capacità fantastica di calarti
in quel mondo animale, al di là della barriera della
civilizzazione, e farlo parlare, mi è parso molto creativo,
un’operazione che scuote alle basi il nostro modo di pensare,
ma non nel senso di fornire emozioni forti, quanto per la sua
funzione di scoprire una realtà, una verità a lungo negata.
Viceversa
trovo così deviante che, per provare delle emozioni forti, si
ricorra alla produzione ed al consumo di film e romanzi horror...Anche
questa è una forma di droga che tenta di sanare, senza
riuscirvi, una contraddizione ed un disequilibrio tra
istintualità perduta e razionalità aberrante, cioè portata
alle sue estreme conseguenze nel suo aspetto meccanico ed
antivitale. La scienza, quando si allea alla criminalità, (come
nel sistematico sterminio dei campi di concentramento nazisti)
è un esempio di razionalità senza sentimento e senza empatia.
Viceversa
gli animali sembrano piano piano avvicinarsi a noi quando li
facciamo partecipi del nostro mondo, gli animali di casa che
comunicano emotivamente con i padroni, gli animali attori che
sembrano capire cosa si vuole da loro, i gatti e i cani che
guardano la TV ... Sembra anche che noi, soprattutto i
cittadini, abbiamo bisogno di queste bestiole per avere un
intermediario sensoriale con la nostra istintualità perduta e
la natura stessa, ormai troppo lontana dal nostro mondo.
Gli
esseri umani si sono ammalati anche perché vivono troppo
affollati, in ambienti troppo artificiali; nevrosi e psicosi
collettive, fobie dilagano, l’aggressività è pronta a
scattare sotto un velo di insofferenza appena trattenuta
dall’educazione, che ha solo funzione costrittiva ormai, non
permette più una ulteriore evoluzione, si è perso il senso del
rispetto autentico dell’altra persona, non se ne capisce più
il significato.
I
bambini come gli animali, le donne in certe condizioni, i più
deboli in genere vengono manipolati come fossero bambole,
vengono viziati o vengono torturati, (per non parlare del
dilagare inquietante dei pedofili) non ci sono vie di mezzo, né
soprattutto c’è il rispetto dell’altro come essere degno.
Tagliamo
tutti gli alberi, buttiamo cemento dappertutto e catrame, se poi
ci prende la nostalgia, ci compriamo il cane o il gatto, una
piantina striminzita sul terrazzo e, per un giorno al mare o per
sentire il profumo dell’erba di un prato, facciamo lunghe file
in mezzo all’ossido di carbonio, sulle strade che tutti
percorrono per fare la stessa cosa negli stessi giorni.
Dall’epoca
degli antichi romani, gli animali, le piante, ma anche gli
alberi, sono stati distrutti senza pietà e molte specie sono
definitivamente scomparse, altre continuano a scomparire: quello
è buono, si mangia finché ce n’è, quelli hanno la pelliccia
e si catturano oltre il bisogno, un vero massacro.... “I
pellerossa” avevano un buon rapporto con la natura e sono
stati sterminati pure loro. Crollano le guglie delle Dolomiti,
perfino del monte Bianco, questo mi fa veramente paura, il clima
è stato compromesso da azioni senza moderazione e senza
controllo nel serbatoio detto “gratuito” di madre natura,
tutto viene distrutto dall’omologazione e dall’avidità
incosciente, un vero sudario cala sull’umanità, le specie si
livellano e proliferano solo le più invasive, noi compresi, poi
la partita si giocherà tra queste, se sopravvivremo in queste
condizioni limite.
E’
cominciata la vendetta della natura secondo me, noi l’abbiamo
provocata a tal punto che questa, dopo averci mandato dei
segnali importanti ma ancora sottili, si è scatenata, non manda
più solo segnali, ma lancia un imperativo categorico, guai ad
ignorarlo.
Questo
tuo libro fa venire in mente tutte queste domande, è per certi
versi raro, in linea con i tempi con tutti i problemi che
bisogna ormai affrontare...Lo definirei un libro
“incompleto” perché lancia un problema ed invita alla
riflessione, non è chiuso in se stesso, ma invita al
completamento con una partecipazione, un libro adatto per il
teatro, un libro che non può essere letto e poi messo da parte,
rimane aperto con i suoi interrogativi e le sue provocazioni..è
una cosa bellissima questa.
Quello
che tu scrivi è un po’ un preannuncio, non voglio dire una
profezia, ma il messaggio di qualcuno che vive una sensibilità
più attenta giornalmente e denuncia questo disequilibrio e
questo pericolo. Ho l’impressione che sia cominciata
un’epoca particolare, che tu hai previsto, anticipato, sentito
dolorosamente: se non siamo già in ritardo, dobbiamo fare un
grande passo avanti sulla strada dell’evoluzione,
dell’etica...Il libro è quindi un segnale politico molto
importante.
Infine
per parlare del contributo delle donne, c’è ancora un grande
pregiudizio, molto diffuso; le donne sono viste più vicine agli
animali, quasi ingestibili a volte, umorali se non amorali e in
preda alle passioni; vedo invece questo come una risorsa, non
una limitazione. Sono convinta che noi donne faremmo bene a
conservare questa certa selvatichezza che ancora ci lascia un
accesso privilegiato con il mondo naturale degli istinti. Non
vorrei essere completamente civilizzata, se questa può
considerarsi una società civile.
Una
riserva energetica di selvatichezza è uno strumento
inquietante, ma ha la capacità di reagire alla totale
omologazione. Credo che la donna possa mantenersi questo piede
ancora sulla terra elaborando la sua capacità generativa che,
peraltro, insegna naturalmente la sobrietà ed il senso del
limite. Mentre il maschio può generare sempre, ma per farlo
deve servirsi della donna, consenziente o meno, la donna è
feconda solo in certi periodi del mese e della sua vita, e deve
avere somma cura del suo corpo che è attraversato dalle fatiche
del destino generativo, quindi ne consegue che ha naturalmente
questo senso del limite, purché non imiti l’uomo
nell’aggressività e nella conquista del potere, strada che
porta molto lontano dalle nostre radici e dalla conservazione
della vita del resto. Compito della donna sarebbe limitare
l’uomo e convincerlo che la guerra è solo una macchina
organizzata al massacro per obiettivi di sfruttamento del più
forte sul più debole, dovrebbe chiedergli continuamente, come
fanno le madri dei soldati americani morti in Irak o le madri stesse irakene i cui figli
sono nati deformi: “Per quale nobile causa è stato necessario
questo sacrificio e questo dolore?” E così via in tutte le
guerre in atto in questo momento nel mondo, dimenticate o meno,
e così anche riguardo le guerre economiche, non meno
responsabili di disastri e di morti.
Personalmente
conto sulle donne il cui contributo potrebbe portare ad
un’evoluzione diversa della specie umana, partendo da un
maggiore equilibrio degli interessi di genere.
La
qualità della vita e il benessere, il rispetto del diverso e la
maternità responsabile stanno cominciando ad essere valori di
pari dignità rispetto ad altri, soprattutto più importanti dei
falsi valori basati sulla capitalizzazione indiscriminata di
oggetti, l’accumulo dei quali soffoca l’ambiente dopo aver
generato economie instabili e spesso disastrose, guerre e
genocidi.
Questo
è il momento del risveglio delle coscienze e della
responsabilità, non più delegata ad altri, ma assunta in prima
persona da tutti.
Mi
auguro che anche il tuo libro possa contribuire a questo.
LIDIA MENAPACE
|