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8 Marzo 2005

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Risoluzione dei conflitti: l’importanza di una prospettiva di genere.
di Francesca Utzeri

La situazione politica mondiale ci invita a soffermarci sui conflitti violenti; Medio Oriente, Afghanistan, Iraq sono solo alcuni degli esempi più eclatanti, che ci dovrebbero far riflettere su come, nell’era della globalizzazione, la loro soluzione armata assuma un ruolo sempre più importante.
I conflitti sono certo complessi, specifici rispetto al contesto in cui sorgono, per cui non facilmente generalizzabili, ciò nonostante, secondo alcune studiose di ricerca per la pace, permangono degli elementi comuni fondamentali, che vengono sovente trascurati in nome di una pretesa neutralità dell’individuo e di una pretesa neutralità dell’attività scientifica e politica. Anche i mass-media, quando riferiscono delle situazioni conflittuali violente rispecchiano questa tendenza, presentano per esempio le donne – quando e se lo fanno – come vittime, come oggetti mediatici al fine di impietosire l´opinione pubblica, correndo il rischio di enfatizzare le argomentazioni di coloro che usano le donne “altrui” come mezzo di offesa, le “proprie” come legittimazione della propria violenza. Quante guerre si sono combattute “in difesa delle donne”?
Indubbiamente in questi contesti ci sono delle forme specifiche di violenza contro le donne, tuttavia l’analisi richiede un’attenzione più profonda, che superi il punto di vista vittimistico e investa il tessuto sociale nel suo complesso. Si tratterebbe, dunque, di osservare sia quali posizioni occupino uomini e donne in relazione allo scoppio e nel corso di un conflitto sia quali conseguenze esso comporti per entrambi.
I conflitti violenti, infatti, da un lato rafforzano le identità collettive, l’appartenenza ad un gruppo o ad una etnia, mettendo in discussione le immagini di sé e le prospettive di vita, dall’altro, creando determinate aspettative sul comportamento “giusto” da tenere, irrigidiscono i ruoli sociali.
In virtù di questa radicalizzazione dei ruoli la filosofa Rada Ivecovic sostiene, che tutte le guerre siano sessuate e quella in Bosnia Herzegovina in modo particolare, perché si é trattato di una restaurazione del patriarcato e dell’eliminazione di “ogni corpo estraneo”. E nota come la guerra nella ex Jugoslavia non rappresenti un caso isolato, ma ogni società contenga in sé le premesse per tale degenerazione. Più forte é la divisione dei ruoli in una società più diffuso é il ricorso alla violenza. Laddove, invece, tale rigidità é latente viene messa di nuovo in luce proprio in situazioni di crisi. Il significato di “maschile” e “femminile” è, contemporaneamente, sensibile e funzionale alla logica dei conflitti violenti
La dicotomia maschio/femmina in sé – dove femmina é storicamente ciò che non é maschio, cioè l’altro, il differente - risulta essere espressione di una cultura e logica manichea che ha bisogno dell’individuazione di un nemico, l’altro da sé, per (ri)fondare la propria identità. In questa prospettiva la guerra non è altro che un mezzo per tale affermazione.
Se, quindi, le dinamiche che portano a condurre un conflitto in modo violento sono così in stretto legame con le relazioni di genere, tenere conto della variabile di genere significherebbe, non solo acquisire un’importante chiave di lettura per la comprensione dei conflitti, ma soprattutto prevenirli; dal momento che lo status del genere è già indicativo della propensione alla violenza e della democraticità di una società.
 

STOP ALLA GUERRA!

La guerra all'Iraq è iniziata! Fermiamola con tutti i mezzi a nostra disposizione: usiamo l'arma potente e pacifica del boicottaggio!
Il responsabile ultimo della guerra all'Iraq è Bush perché lui ha il potere di impartire l'ordine d'attacco. Ma Bush sa che da solo non andrebbe da nessuna parte. Per portare avanti i suoi folli progetti, ha bisogno di denaro e consenso. Dunque se vogliamo indebolire Bush, dobbiamo colpire chi lo finanza e dobbiamo porre il popolo americano in riflessione.
Un mezzo per ottenere questo risultato è il boicottaggio delle imprese americane che hanno finanziato la campagna elettorale di Bush e/o che forniscono beni all'esercito americano.
Mentre ti informiamo che esiste un boicottaggio specifico contro la Esso, ti forniamo la lista delle imprese americane che si incontrano più facilmente al supermercato
Oltre a porsi l’obiettivo immediato di fermare la guerra in Iraq, il boicottaggio vuole creare le premesse per fermare anche gli altri conflitti in atto ed impedire quelli futuri, colpendo il connubio fra potere economico e macchina militare che sta alla base di tutte le guerre.
Per una maggiore efficacia di azione,
consigliamo di concentrare il boicottaggio sui seguenti prodotti chiave.

• Sottilette Kraft – latticini - Altria
• Liebig - maionese e salse varie - Campbell
• Coca Cola – bibite – Coca Cola
• Soflan - detersivo – Colgate Palmolive
• Del Monte – banane – Fresh Del Monte
• Dole – banane - Dole
• Tenderly - carta assorbente – Georgia Pacific
• Mare Blu - tonno e sardine - Heinz
• Carefree - assorbenti e tamponi – Johnson & Johnson
• Anitra WC – detersivo – Johnson Wax
• Kellogg's - cereali prima colazione - Kellogg
• Scottex - carta assorbente – Kimberly - Clark
• M&M's – cioccolatini - Mars
• Gatorade - bevanda dietetica – PepsiCo
• Linex - assorbenti e tamponi – Procter & Gamble
• Badedas - bagnoschiuma e shampoo – Sara Lee

le liste complete dei prodotti che possono essere boicottati possono essere visionate nel sito http:// www.peacelink.it

(*)Pagina a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, realizzata sulla base delle informazioni raccolte nell'ambito dell'aggiornamento della Guida al Consumo critico 2003.

Distribuito a Perugia dal coordinamento organizzazioni per la pace 
 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo