home

 
 

8 Marzo 2005

Rete Donne

Letture Consigliate

 

dedicato a felicia

 

Quale Europa

Beato il Papà

 

Stop alla Guerra

 

E se ci diranno

 

Diritto di Famiglia in Marocco

 

Donne tra noi

 

Storie

 
 
 
 
 
 
 
   

Invito a Venezia l'8 dicembre al Terzo Salone dell'Editoria per la Pace

di Lidia Menapace 

Cari e care tutti e tutte,
siamo quasi al nostro appuntamento di Venezia, fissato per l'8 dicembre, a
conclusione dei lavori del terzo salone dell'editoria di pace.
La nostra riunione era stata lanciata da Verona l'8 novembre. Nel frattempo
(i tempi corrono!) si e' svolto il Forum sociale europeo a Parigi, nel corso
del quale la proposta di neutralita' europea e' stata presentata in un certo
numero di sedi e ha avuto un buona accoglienza, tranne che da parte di
alcuni francesi che pensano di dover sostenere lo scontro tra Europa e Usa
anche con un esercito europeo, malaugurata ma diffusa ipotesi. Ho incontrato
tedeschi e austriaci invece sulla stessa nostra lunghezza d'onda.
E' capitata anche Nassiriya ed e' capitato proprio a me che ero alla tribuna
per un  intervento programmato di dare la notizia al Forum: Ho espresso
naturalmente compianto e dolore, ma anche indignazione e accusa di
violazione della Costituzione italiana vigente e disprezzo criminale per le
vite dei soldati. Le donne della delegazione italiana abbiamo subito scritto
e diffuso un volantino nel quale dicevamo che il luttuoso evento non
cambiava le nostre decisioni di mettere la guerra fuori dalla storia,
dall'Europa e dall'Italia e chiedevamo:"Riportiamoli tutti subito a casa
vivi".
Siamo percio' per il ritiro immediato dei soldati occupanti a cominciare dai
nostri.
Nel frattempo si sono conosciute le proposte e opinioni di Prodi: il testo
di Prodi non potrebbe essere analizzato meglio di quanto ha fatto per noi
Pedretti, che propone di chiedere comunque un incontro con Prodi e sono
d'accordo.
Bisognerebbe anche attivare la proposta di Capitini di "obiezione al
governo" e raccogliere adesioni.
Credo che dovremmo anche seguire le proteste dei famigliari dei soldati e
dare eco ad esse. Insomma le cose da fare sono cosi' tante che non so se
riusciremo a eseguirle.
*
Sara' possibile allargare l'area di chi lavora con noi? sento avvicinarsi
una possibile  guerra mondiale, espressione che non voglio nemmeno
pronunciare a voce, ma che monta nella confusione, censure, bugie ecc.
A un dibattito a Napoli ho avuto come compagno di tavola rotonda oltre a
Russo Spena che vuole il ritiro delle truppe, anche Folena che si e'
espresso nello stesso modo: dunque anche tra i Ds (Folena fa parte della
maggioranza, non e' del correntone) sembra si faccia strada una posizione
ragionevole...
Ho fatto una gran confusione come mi capita quando sono affollata di cose,
ma voi metterete  ordine nei miei pensieri e sentimenti e avremo da dire,
fare, decidere, dividerci compiti e impegni. Una specie di natale di lavoro
e un inzio d'anno attivo. Si deve pur contrapporre qualcosa al solito
insopportabile natale di mercati mercatini regali e consumi.
Vi abbraccio e a presto
Lidia

 
A proposito di pace e di eserciti

Di Lidia Menapace

Ho sempre avuto grande preoccupazione a proposito del futuro militare europeo e sulla cancellazione di fatto dell'art.11 della nostra costituzione, dato che la Convenzione presieduta da Giscard d'Estaing non si poteva affatto considerare un soggetto neppure lontanamente affidabile sul diritto alla pace. Del resto neppure Prodi, pur da ascoltare quando critica le forme non federali e le procedure oligarchiche del Trattato costituzionale europeo, quando si passa alla politica estera e militare sostiene che l'Europa deve avere un esercito e che promuovere la pace si fa anche con le armi: non si sa dove stiano questi potenti signori, del tutto alienati dal loro potere: ma se provassero ad aprire gli occhi e guardassero il Medio Oriente vedrebbero subito che le armi generano solo risposte violente e senza fine vanno alla distruzione. D'altra parte non posso credere che se la futura costituzione europea dice una cosa, uno degli stati federati può deciderne un'altra, non per l'appunto sulle questioni ex-nazionali delegate: lo si vede già per le materie economiche. A questo punto si aggiunge un'altra preoccupazione e cioè che la delegazione italiana non tiene in nessun conto gli accordi unanimi sulla difesa e intangibilità dei primi11 articoli della nostra costituzione: non hanno nemmeno provato a difendere il primato del lavoro rispetto al mercato nè a far accettare un qualche rifiuto della guerra. Come si sa la pace viene indicata come un obiettivo da promuovere, cioè una buona intenzione, il ripudio è scomparso e non risulta che nessuno del nostro paese abbia mosso un dito in proposito.

Se le cose stanno pressappoco così, che cosa si può fare? certamente continuare a volere la pace e ad agire per conservarla preservarla promuoverla ecc.: ma il movimento che si è risvegliato in questi ultimi anni è molto legato anche ai risultati e non disposto solo ai no, che pure si debbono dire. Mi sono chiesta perciò se nella storia europea vi fossero radici antimilitariste e le ho trovate nella tradizione del movimento delle donne fin dal suffragismo e del movimento operaio fin da prima della prima guerra mondiale. La prima guerra mondiale fu un terribile esame e prova di forza, che fu vinta dai militaristi e spaccò in due il movimento operaio, il femminismo fu sfiorato solo in piccola parte, e anche il papa Benedetto xv rimase quasi solo, mentre le chiese in generale furono sostenitrici dei vari eserciti. Il movimento operaio subì allora il suo più cocente e non rimediato insuccesso, quando -come disse Rosa Luxemburg- si dovettero vedere i due più organizzati proletariati d'Europa quello tedesco e quello francese "travestiti da militari spararsi addosso agli ordini delle rispettive borghesie nazionali": fu persa l'anima internazionalista e le classi operaie furono "arruolate" al nazionalismo: basta ricordare che Mussolini fu interventista e Matteotti no. La tradizione antimilitarista neutralista e pacifista del movimento operaio si attenuò e ottenebrò nel fascismo e nel nazionalsocialismo e anche benchè meno nel "socialismo in un paese solo" e la tragica protesta di Papa Benedetto xv che definì la guerra "una inutile strage" restò senza seguito fino alla "Pacem in terris" di papa Giovanni. Ma bisogna comunque ricordare che il movimento operaio e quello delle donne non chiesero mai, mai provocarono o dichiararono guerre. Furono per lo più neutralisti. E per ragioni profonde: prima di tutto dunque non è giusto esprimere opinioni superficiali dicendo che essere neutrali significa fregarsene di tutto e tutti: essere neutrali significa prendere posizione e agire nelle varie situazioni in tutti i modi tranne che con le armi. La Svezia che è un paese neutrale (in Europa sono quattro: Svizzera Svezia Finlandia e Austria e bisognerà pur avere un'opinione su di loro e qualche proposta) -ad esempio- ospitò circa diecimila disertori e renitenti USA durante la guerra nel Vietnam e uno degli ispettori N.U che non trovarono le armi di distruzione di massa in Iraq è svedese. I paesi neutrali fanno spesso parte di operazioni diplomatiche e alle N.U gioverebbe molto averne a disposizione molti e autorevoli.

Ma dunque, oltre ad essere una componente importante della tradizione operaia e femminista, che cosa è la neutralità da un punto di vista giuridico? è la posizione di un soggetto politico (uno stato) che dichiara di rinunciare per sè all'uso della guerra e di vincolarsi nei confronti della comunità internazionale a non fare politiche aggressive, che possono sfociare nel conflitto armato e di consentire alla comunità intrernazionale di intervenire nei propri confronti in caso di violazione degli impegni presi con censure rottura di relazioni diplomatiche o commerciali embargo ecc. A sua volta il territorio neutrale non ospita basi militari di nessuno, non consente passaggio di truppe a terra nè di aerei. All'inizio della guerra in Iraq infatti la piccola Austria non ebbe bisogno di far niente per non dare il passaggio alle truppe treni e aerei Nato e Usa diretti magari verso Camp Derby: le bastò far presente che è uno stato neutrale e al Brennero non arrivò nemmeno un fucilino di latta.

Si dirà: ma i paesi neutrali hanno pure un esercito: certamente. E sono subito con chi presenta progetti in forma di legge costituzionale per il disarmo totale unilaterale e l'abolizione degli eserciti. Ma se non ci si impegna a questo livello (e non mi consta che vi siano proposte di questo tipo) con lotte tenaci e ben organizzate, con la formazione di una cultura politica radicalmente nonviolenta fino al diritto di recessione da qualsiasi spesa militare, insomma se non si chiede direttamente l'abolizione degli eserciti, la proposta della neutralità è la più equilibrata, realistica, moderata, gestibile sul piano del diritto internazionale e compatibile con una riconversione dell'economia di guerra in economia di pace. Nella proposta di neutralità attiva che la Convenzione permanente di Donne contro le guerre avanza per l'Europa diciamo anche che le risorse sottratte agli eserciti possono e debbono essere usate per programmi continentali di protezione civile, quanto mai necessari dati i mutamenti del clima, di servizio civile dati i problemi di inserimento sociale ed economico delle giovani generazioni e di addestramento generale alla difesa popolare nonviolenta. Si possono anche prendere in considerazione le politiche militari dei paesi neutrali e collocarsi al piano più basso a scendere, fino all'estinzione processuale degli eserciti. Persino la. Svizzera che è armata fino ai denti e ha una popolazione che può essere richiamata per difendere il territorio invaso in ogni momento e che si addestra alla difesa di ponti strade ecc per tutta la vita e ha a domicilio armi munizioni e vettovaglie per i casi di invasione (peraltro mai verificatisi in un numero ormai rilevantissimo di secoli) esclude qualsiasi ordigno nucleare, poichè sostiene giustamente che non si può gabellare per "difensivo" l'atomo. E' un buon precedente per rifiutare in Italia il bombardiere atomico europeo Eutofighter, che viene fatto passare per "difensivo", e per ospitare il quale si sono fatte a Grosseto piste allungate, abbattendo una scuola materna (un fatto altamente simbolico della gerarchia delle priorità). Insomma se invece di fare risatine e scuotimenti di capo, si interloquisse sulla proposta ne verrebbero conseguenze importanti e il discorso pacifista uscirebbe da molte genericità. Una Europa neutrale -ho appena bisogno di dirlo- sarebbe proprio ciò che serve alle N.U per tornare ad essere tutela del diirtto e non succube della violenza militarista.
 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo