|
Invito a Venezia l'8
dicembre al Terzo Salone dell'Editoria per la Pace
di
Lidia Menapace
Cari e care tutti e tutte,
siamo quasi al nostro appuntamento di Venezia, fissato per l'8
dicembre, a
conclusione dei lavori del terzo salone dell'editoria di pace.
La nostra riunione era stata lanciata da Verona l'8 novembre. Nel
frattempo
(i tempi corrono!) si e' svolto il Forum sociale europeo a Parigi,
nel corso
del quale la proposta di neutralita' europea e' stata presentata
in un certo
numero di sedi e ha avuto un buona accoglienza, tranne che da
parte di
alcuni francesi che pensano di dover sostenere lo scontro tra
Europa e Usa
anche con un esercito europeo, malaugurata ma diffusa ipotesi. Ho
incontrato
tedeschi e austriaci invece sulla stessa nostra lunghezza d'onda.
E' capitata anche Nassiriya ed e' capitato proprio a me che ero
alla tribuna
per un intervento programmato di dare la notizia al Forum:
Ho espresso
naturalmente compianto e dolore, ma anche indignazione e accusa di
violazione della Costituzione italiana vigente e disprezzo
criminale per le
vite dei soldati. Le donne della delegazione italiana abbiamo
subito scritto
e diffuso un volantino nel quale dicevamo che il luttuoso evento
non
cambiava le nostre decisioni di mettere la guerra fuori dalla
storia,
dall'Europa e dall'Italia e chiedevamo:"Riportiamoli tutti
subito a casa
vivi".
Siamo percio' per il ritiro immediato dei soldati occupanti a
cominciare dai
nostri.
Nel frattempo si sono conosciute le proposte e opinioni di Prodi:
il testo
di Prodi non potrebbe essere analizzato meglio di quanto ha fatto
per noi
Pedretti, che propone di chiedere comunque un incontro con Prodi e
sono
d'accordo.
Bisognerebbe anche attivare la proposta di Capitini di
"obiezione al
governo" e raccogliere adesioni.
Credo che dovremmo anche seguire le proteste dei famigliari dei
soldati e
dare eco ad esse. Insomma le cose da fare sono cosi' tante che non
so se
riusciremo a eseguirle.
*
Sara' possibile allargare l'area di chi lavora con noi? sento
avvicinarsi
una possibile guerra mondiale, espressione che non voglio
nemmeno
pronunciare a voce, ma che monta nella confusione, censure, bugie
ecc.
A un dibattito a Napoli ho avuto come compagno di tavola rotonda
oltre a
Russo Spena che vuole il ritiro delle truppe, anche Folena che si
e'
espresso nello stesso modo: dunque anche tra i Ds (Folena fa parte
della
maggioranza, non e' del correntone) sembra si faccia strada una
posizione
ragionevole...
Ho fatto una gran confusione come mi capita quando sono affollata
di cose,
ma voi metterete ordine nei miei pensieri e sentimenti e
avremo da dire,
fare, decidere, dividerci compiti e impegni. Una specie di natale
di lavoro
e un inzio d'anno attivo. Si deve pur contrapporre qualcosa al
solito
insopportabile natale di mercati mercatini regali e consumi.
Vi abbraccio e a presto
Lidia
A proposito di pace e di eserciti
Di Lidia Menapace
Ho sempre avuto grande preoccupazione a proposito del futuro
militare europeo e sulla cancellazione di fatto dell'art.11 della
nostra costituzione, dato che la Convenzione presieduta da Giscard
d'Estaing non si poteva affatto considerare un soggetto neppure
lontanamente affidabile sul diritto alla pace. Del resto neppure
Prodi, pur da ascoltare quando critica le forme non federali e le
procedure oligarchiche del Trattato costituzionale europeo, quando
si passa alla politica estera e militare sostiene che l'Europa
deve avere un esercito e che promuovere la pace si fa anche con le
armi: non si sa dove stiano questi potenti signori, del tutto
alienati dal loro potere: ma se provassero ad aprire gli occhi e
guardassero il Medio Oriente vedrebbero subito che le armi
generano solo risposte violente e senza fine vanno alla
distruzione. D'altra parte non posso credere che se la futura
costituzione europea dice una cosa, uno degli stati federati può
deciderne un'altra, non per l'appunto sulle questioni ex-nazionali
delegate: lo si vede già per le materie economiche. A questo punto
si aggiunge un'altra preoccupazione e cioè che la delegazione
italiana non tiene in nessun conto gli accordi unanimi sulla
difesa e intangibilità dei primi11 articoli della nostra
costituzione: non hanno nemmeno provato a difendere il primato del
lavoro rispetto al mercato nè a far accettare un qualche rifiuto
della guerra. Come si sa la pace viene indicata come un obiettivo
da promuovere, cioè una buona intenzione, il ripudio è scomparso e
non risulta che nessuno del nostro paese abbia mosso un dito in
proposito.
Se le cose stanno pressappoco così, che cosa si può fare?
certamente continuare a volere la pace e ad agire per conservarla
preservarla promuoverla ecc.: ma il movimento che si è risvegliato
in questi ultimi anni è molto legato anche ai risultati e non
disposto solo ai no, che pure si debbono dire. Mi sono chiesta
perciò se nella storia europea vi fossero radici antimilitariste e
le ho trovate nella tradizione del movimento delle donne fin dal
suffragismo e del movimento operaio fin da prima della prima
guerra mondiale. La prima guerra mondiale fu un terribile esame e
prova di forza, che fu vinta dai militaristi e spaccò in due il
movimento operaio, il femminismo fu sfiorato solo in piccola
parte, e anche il papa Benedetto xv rimase quasi solo, mentre le
chiese in generale furono sostenitrici dei vari eserciti. Il
movimento operaio subì allora il suo più cocente e non rimediato
insuccesso, quando -come disse Rosa Luxemburg- si dovettero vedere
i due più organizzati proletariati d'Europa quello tedesco e
quello francese "travestiti da militari spararsi addosso agli
ordini delle rispettive borghesie nazionali": fu persa l'anima
internazionalista e le classi operaie furono "arruolate" al
nazionalismo: basta ricordare che Mussolini fu interventista e
Matteotti no. La tradizione antimilitarista neutralista e
pacifista del movimento operaio si attenuò e ottenebrò nel
fascismo e nel nazionalsocialismo e anche benchè meno nel
"socialismo in un paese solo" e la tragica protesta di Papa
Benedetto xv che definì la guerra "una inutile strage" restò senza
seguito fino alla "Pacem in terris" di papa Giovanni. Ma bisogna
comunque ricordare che il movimento operaio e quello delle donne
non chiesero mai, mai provocarono o dichiararono guerre. Furono
per lo più neutralisti. E per ragioni profonde: prima di tutto
dunque non è giusto esprimere opinioni superficiali dicendo che
essere neutrali significa fregarsene di tutto e tutti: essere
neutrali significa prendere posizione e agire nelle varie
situazioni in tutti i modi tranne che con le armi. La Svezia che è
un paese neutrale (in Europa sono quattro: Svizzera Svezia
Finlandia e Austria e bisognerà pur avere un'opinione su di loro e
qualche proposta) -ad esempio- ospitò circa diecimila disertori e
renitenti USA durante la guerra nel Vietnam e uno degli ispettori
N.U che non trovarono le armi di distruzione di massa in Iraq è
svedese. I paesi neutrali fanno spesso parte di operazioni
diplomatiche e alle N.U gioverebbe molto averne a disposizione
molti e autorevoli.
Ma dunque, oltre ad essere una componente importante della
tradizione operaia e femminista, che cosa è la neutralità da un
punto di vista giuridico? è la posizione di un soggetto politico
(uno stato) che dichiara di rinunciare per sè all'uso della guerra
e di vincolarsi nei confronti della comunità internazionale a non
fare politiche aggressive, che possono sfociare nel conflitto
armato e di consentire alla comunità intrernazionale di
intervenire nei propri confronti in caso di violazione degli
impegni presi con censure rottura di relazioni diplomatiche o
commerciali embargo ecc. A sua volta il territorio neutrale non
ospita basi militari di nessuno, non consente passaggio di truppe
a terra nè di aerei. All'inizio della guerra in Iraq infatti la
piccola Austria non ebbe bisogno di far niente per non dare il
passaggio alle truppe treni e aerei Nato e Usa diretti magari
verso Camp Derby: le bastò far presente che è uno stato neutrale e
al Brennero non arrivò nemmeno un fucilino di latta.
Si dirà: ma i paesi neutrali hanno pure un esercito: certamente. E
sono subito con chi presenta progetti in forma di legge
costituzionale per il disarmo totale unilaterale e l'abolizione
degli eserciti. Ma se non ci si impegna a questo livello (e non mi
consta che vi siano proposte di questo tipo) con lotte tenaci e
ben organizzate, con la formazione di una cultura politica
radicalmente nonviolenta fino al diritto di recessione da
qualsiasi spesa militare, insomma se non si chiede direttamente
l'abolizione degli eserciti, la proposta della neutralità è la più
equilibrata, realistica, moderata, gestibile sul piano del diritto
internazionale e compatibile con una riconversione dell'economia
di guerra in economia di pace. Nella proposta di neutralità attiva
che la Convenzione permanente di Donne contro le guerre avanza per
l'Europa diciamo anche che le risorse sottratte agli eserciti
possono e debbono essere usate per programmi continentali di
protezione civile, quanto mai necessari dati i mutamenti del
clima, di servizio civile dati i problemi di inserimento sociale
ed economico delle giovani generazioni e di addestramento generale
alla difesa popolare nonviolenta. Si possono anche prendere in
considerazione le politiche militari dei paesi neutrali e
collocarsi al piano più basso a scendere, fino all'estinzione
processuale degli eserciti. Persino la. Svizzera che è armata fino
ai denti e ha una popolazione che può essere richiamata per
difendere il territorio invaso in ogni momento e che si addestra
alla difesa di ponti strade ecc per tutta la vita e ha a domicilio
armi munizioni e vettovaglie per i casi di invasione (peraltro mai
verificatisi in un numero ormai rilevantissimo di secoli) esclude
qualsiasi ordigno nucleare, poichè sostiene giustamente che non si
può gabellare per "difensivo" l'atomo. E' un buon precedente per
rifiutare in Italia il bombardiere atomico europeo Eutofighter,
che viene fatto passare per "difensivo", e per ospitare il quale
si sono fatte a Grosseto piste allungate, abbattendo una scuola
materna (un fatto altamente simbolico della gerarchia delle
priorità). Insomma se invece di fare risatine e scuotimenti di
capo, si interloquisse sulla proposta ne verrebbero conseguenze
importanti e il discorso pacifista uscirebbe da molte genericità.
Una Europa neutrale -ho appena bisogno di dirlo- sarebbe proprio
ciò che serve alle N.U per tornare ad essere tutela del diirtto e
non succube della violenza militarista.
|