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Venerdì e sabato
16 e 17 aprile prosegue la raccolta di firme per la ri/apertura del
Centro Antiviolenza "Barbara Cicioni".
Il luogo di
raccolta è all'uscita del minimetrò, via della rupe, Perugia
orario:
15,30-18,30- VI ASPETTIAMO!..
si può anche aderire mandando una email a questo
indirizzo:
donnemondo1@interfree.it
o
comitato8marzo@gmail.com
con scritto nome, cognome e la città e scrivere:
Chiediamo la ri/apertura del Centro Antiviolenza
"Barbara Cicioni"
Per ulteriori informazioni consultate la pagina
Facebook
http://www.facebook.com/group.php?gid=107993032556282&ref=mf
IlCentro
Antiviolenza "Barbara Cicioni" aperto a marzo 2009 a Castel del
Piano è attualmente chiuso per mancanza di risorse economiche, che
non consentivano più, al Comitato internazionale 8 marzo, di pagarne
nemmeno l'affitto. Tale situazione si è venuta a creare a causa del
mancato mantenimento dell'impegno che si era assunta la precedente
amministrazione che governava il comune di Perugia- Questa è la
motivazione fornitaci dall'attuale amministrazione, che doveva
attuarne l'impegno.
CHIEDIAMO CHE IL COMUNE REALIZZI L'IMPEGNO DI DAR VITA A TALE
SERVIZIO, CANCELLANDO IL TRISTE PRIMATO CHE VEDE L'UMBRIA UNICA
REGIONE CHE NON HA UN CENTRO ANTIVIOLENZA.

Oggetto:
Riflessioni in merito alla sentenza per l’uccisione di Barbara
Cicioni
Una sentenza che finalmente riflette una
cultura più attenta e più vicina ai diritti e alla dignità delle
donne. Ma è ancora drammaticamente diffusa una cultura
dell’indifferenza e della minimizzazione che ostinatamente scambia
la violenza più efferata per “liti fra coniugi” o “dissidi nella
coppia”.Ne sono stati prova evidente i 160 testimoni che hanno
sfilato nel corso di questo processo.
Barbara è una delle 1107 che dal 2000 in
Italia questa cultura ha ucciso.
Tante quante una guerra.
Ogni intervento a sostegno delle vittime è
affidato alla buona volontà di organizzazioni di donne in lotta
contro la violenza di genere.
Non c’è Istituzione nel nostro Paese che
si preoccupi di diffondere organicamente e strutturalmente una
cultura dei diritti e della dignità femminile, una cultura.che
collochi nella giusta luce la violenza contro le donne in tutte le
sue forme.
Di questo Barbara e le altre mille e più
donne sono morte.
Vittime che una visione diversa delle
relazioni fra uomini e donne avrebbe certamente salvato.
Inviato congiuntamente da:
Comitato Internazionale 8
marzo Differenza Donna
Marcella
Bravetti Avv.Teresa Manente
cell
3492328009 tel 066780563

3 dicembre '08
ore 17,30
Lidia Menapace
presenta
"Tania e le altre"
di Vanna Ugolini
Perugia, palazzo dei Priori, Sala della Vaccara
5 dicembre '08
ore 17,30
"La violenza domestica"
di e con
Prof.ssa Merete Amann Gainotti e Susanna Pallini
Perugia,
palazzo dei Priori, Sala della Vaccara
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"Ci
sono tre cose per le quali sono venuta al mondo e ci sono tre cose
che avrò nel cuore fino al giorno della mia morte: la speranza, la
determinazione e il canto."
"Un
simbolo dell'Africa? Tutto il continente sulle mie spalle? Pesa
decisamente troppo. No, non credo di essere un simbolo.
Semplicemente la gente mi dimostra tutta la sua simpatia e il suo
affetto."
Miriam Makeba

Se esiste un'artista che ha dato tutto per la lotta
alla discriminazione razziale e per la piena democrazia nel suo
paese questa è proprio Miriam Makeba, grande cantante sudafricana
che per decenni ha inondato il mondo dei suoi canti di gioia e
dolore, ispirati dalla condizione della popolazione nera in
Sudafrica.
Voce calda, melodiosa e sincera,
Miriam nasce il 4 marzo 1932 in un sobborgo di Johannesburg, ai
tempi in cui l'apartheid era una realtà senza scelte. Figlia di una
sacerdotessa del culto locale fin da bambina sperimenta sulla sua
pelle tutte le sopraffazioni legati all'infame regime
dell'apartheid. La sua vita subisce una svolta nel segno di un
desiderio di speranza e libertà quando nei primi anni '50 incontra
Nelson Mandela
che all'epoca stava organizzando l'"African National Congress".
Miriam Makeba grazie al suo
impegno civile ha ricevuto premi dall'Unesco
e da altre importanti organizzazioni. E' stata ricevuta dai maggiori
leader del mondo, da
John Kennedy
a
Fidel Castro,
da
Francois Mitterrand
all'Imperatore dell'Etiopia Haile'Selassie.
Come artista ha lavorato con personaggi del calibro di Paul Simon,
Dizzy Gillespie, Hugh Masekela e
Nina Simone.
La vita di "Mama Afrika" - così veniva chiamata -
spesa senza un attimo di respiro, è stata caratterizzata da una
grande tempra di combattente e da molte sfortune, da un cancro e da
un incidente aereo. Ma questa straordinaria "African lady",
autentica leggenda, è sempre riuscita a dispensare vere emozioni con
la sua grande musica.
Muore in Italia, a Castel Volturno, a causa di un attacco cardiaco
nella notte tra il 9 e il 10 novembre 2008; aveva appena terminato
la sua ultima esibizione, partecipando a un concerto anticamorra
dedicato allo scrittore italiano Roberto Saviano.


Donne di Vrindavan Catalogo
mostra
fotografica
€
10,00 + 2,00 spese spedizione = € 12,00

ordini:
via Mail
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donnemondo1@interfree.it
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07542316 -cell. 3492328009
Gentile
visitatrice, gentile visitatore,
ti comunichiamo che con l'acquisto del catalogo della
mostra"donne di Vrindavan" potrai avere la possibilità, non
solo di avere una preziosa documentata pubblicazione ma potrai
anche contribuire ad un progetto umanitario a loro
rivolto. Infatti Metà
della tua offerta sarà destinata all'associazione umanitaria Guild
of Service, per le
strutture di accoglienza per vedove che gestisce a Vrindavan, metà
invece servirà a pareggiare le spese sostenute dal Comitato 8 Marzo
per preparare,per allestire, promuovere, documentare la mostra; spese
che, nonostante la generosità degli sponsor, sono state coperte solo
al 50%.
La
trasparenza di tutta l'operazione è garantita dalla rendicontazione
che sarà al resa pubblica sul blog http://donnedivrindavan.blogspot.com
In tale blog potrete visionale altre foto.
Per
ricevere il catalogo basta mettere il proprio nome e cognome,
indirizzo e recapito telefonico ; il pagamento lo potrete fare al
ricevimento attraverso l'apposito bollettino postale che sarà accluso
al catalogo.
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DOPO
PERUGIA
PROSSIME INAUGURAZIONI
MOSTRA
Donne di Vrindavan
h 17.30
Sabato 5 aprile 2008
ASSISI - Sala Pinacoteca, Piazza del Comune
Sabato 19 aprile 2008
SPOLETO - Chiostro di San Nicolò,
Via Elladio
Inaugurata
l' 8 marzo a Perugia, la mostra
fotografica Donne di Vrindavan: 40 pannelli di straordinarie
fotografie di Tamara Farnetani.
Le foto sono accompagnate da testimonianze raccolte dalle stesse donne
fotografate, per raccontare le condizioni di vita delle vedove che si
concentrano a Vrindavan (Uttar Pradesh) più che in ogni altro luogo
dell'India (circa 20.000 su un totale di 55.000 abitanti). Non per
niente questa città, sacra a Krishna e meta di pellegrinaggio per gli
Hindu, è nota come “città delle vedove”. Le immagini sono
accompagnate dalle liriche di Daniele
Passerini
In
occasione delle inaugurazioni della mostra Donne di Vrindavan
a Perugia, Assisi e Spoleto, si esibirà l'ensemble di musica
indiana Ragini,
composto da Giovanna Colombo (sitar
e seconda voce), Chiara Barbieri (sitar
e voce solista), Gianna Orazi (percussioni). Le tre musiciste si sono
formate presso la scuola di musica indiana del maestro Gianni
Ricchizzi - tra i più noti
esecutori di sitar occidentali - e si sono
perfezionate frequentando numerosi seminari e stage in India.
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LA CELEBRAZIONE DELL’8 MARZO NON È il “DONO”
DI UNA
QUALCHE INDUSTRIA
MA E’ NATA
DALLE DONNE COME GIORNATA DI LOTTA
PER LE DONNE DI
TUTTO IL MONDO
“Libero
cor
Nel
mio petto soggiorna,
non
servo alcun,
né
d’altri son
che mia”.
sonetto del 1600
da
“il merito delle donne” di Moderata Fonte
8 marzo “in perle”
8 marzo 1914
ha
inizio a Berlino la settimana dedicata alle donne,
il
manifesto preparato per l’evento viene vietato.
8 marzo
1917
a
Pietrogrado, lo sciopero delle donne lavoratrici nell’industria
tessile
dà inizio, contro il parere dei bolscevichi, alla Rivoluzione Russa.
Lo
slogan era :”pace e pane.”
8 marzo
1923
in Cina si tiene il primo meeting di donne
studenti comuniste e socialiste:
nel marzo 1923 le donne cinesi celebrano per
la prima volta
la giornata internazionale delle donne
lavoratrici.
8 marzo
1930
a
Berlino lo slogan della giornata internazionale della donna era:
“contro
il terrore nazista, per il socialismo e la pace”..
8 marzo
1951
nella
Repubblica Federale Tedesca, migliaia di donne dimostrano con lo
slogan:
”
invece della coscrizione e delle caserme- scuole per l’educazione;
invece
di elmetti di acciaio per i nostri figli- stipendi più alti”.
8 marzo
1971
in Gran
Bretagna il Comitato Nazionale di Coordinamento
(
organo che riunisce le rappresentanti dei diversi gruppi femminili del
paese),
denuncia
lo sfruttamento commerciale dell’8 marzo.
8 marzo
1972
a Roma,
a Campo de’ Fiori, il primo sit-in femminista viene interrotto da
una
violenta
irruzione della polizia.
8 marzo
1979
a
Tehran,
20-30.000 donne dimostrano per quattro giorni contro
l’obbligo
di portare il velo e contro la politica di Komeini:
LA
STORIA
Un nodo al rovescio
Un nodo sui bordi
Un nodo nel mezzo
Un nodo a testa
Un nodo a croce
Un nodo al dritto
Che si trama
Che si tesse.
Sono io la storia.
Sono io il giudice
Werewere
Liking (Camerun)
IL MOVIMENTO FEMMINISTA NELLA STORIA
1887 Anna Maria Mazzoni,
tra le fondatrici del movimento femminista, presenta una petizione per
il suffragio universale ma non ottenne nessun esito.
1904 Fondata l’Alleanza Femminile. Obbiettivo: il riconoscimento del diritto al voto delle donne.
1908 A
Roma si tiene il 1° congresso nazionale delle donne italiane:
ancora una volta viene chiesto il riconoscimento del diritto al voto.
Dietro a tanta pressione alcune province deliberano l’ammissione
delle donne nelle liste elettorali ma le Corti d’Appello di Venezia,
Ancona, Palermo e Cagliari, con sentenze “esemplari”, ne
dichiarano l’inammissibilità. Si alleano tutte le Corti d’Appello
d’Italia.
Da
“il giudice e la donna” di R.
Canosa
LOTTE
DELLE DONNE DAL 700 ALL’800
LE
DONNE NELLA RIVOLUZIONE FRANCESE: LE INCENDIARIE
1779 il 5
ottobre sono le donne le prime a riunirsi e a marciare su Versailles.
La guardia nazionale le seguirà nel pomeriggio.
1791
nasce e dura un anno, il club femminile “Société patriotique et
amies de La Vérité. Si
impegna per l’educazione delle bambine povere e si batte per
l’istituzione del divorzio.
1791/’93 le
donne nella Costituzione vedono riconosciuti: l’accesso alla
maggiore età uguale agli uomini, l’ammissione a testimoniare in
atti pubblici, la parità nell’esercizio dell’autorità parentale,
l’uguaglianza nelle successioni e il divorzio.
1793 nasce il
club “Decottegennes
Rivolutionnaires” è composto da operaie, sarte, commercianti ed è
vicino alla Sans- Couletterie. Il club interviene con forza nel
conflitto Gironda-Montagna e nel dibattito politico dell’estate. Il
30 ottobre la convenzione lo
mette fuori legge assieme a tutti gli altri club femminili.
Motivazione: “non è possibile che le donne esercitino i diritti
politici”.
1793/1795
è primavera e le donne riconquistano la loro forza nelle strade:
guidano le insurrezioni nei due anni, battono i tamburi, suonano le
campane a martello; si fanno beffe delle autorità e della forza
armata. Svolgono il ruolo di “micce
incendiarie”, come vengono definite
dall’autorità. Vana ogni battaglia per il diritto al voto. Dirà
Olympe De Gouges nella sua Déclaration, due anni prima di essere
ghigliottinata: “la donna ha il diritto di salire sul patibolo; deve
avere anche quello di salire sulla tribuna”.
Il
diritto al voto le francesi lo ottennero, come le italiane, solo dopo
la seconda guerra mondiale.
IL
FEMMINISMO IN INGHILTERRA
Nello
stesso periodo della rivoluzione francese, in Inghilterra la
scrittrice Mary Wollestonecraft fa una riflessione opposta a quella di
Olympe De Gouges. Essa spinge affinchè la donna ricerchi una propria
identità, senza adeguarsi a quella maschile. Per la Wollestonecraft
non può esserci libertà autentica se rinuncia alla qualità di
soggetto ragionevole e sessuato: "chi ha reso l'uomo giudice
unico,se la donna condivide con lui il dono della ragione?",
così dirà all'apertura della "Vindication of the Rigts of
Woman".
La
sua riflessione mette in discussione il potere maschile introducendo
una maniera femminile di giudicare. Apre così la strada allo stesso
modo di essere del femminismo moderno. Saranno le femministe inglesi,
chiamate con spregio "suffragette", a condurre una accesa
battaglia per ottenere il suffragio universale femminile.
Nel
1850 presentano una mozione alla Camera dei Lord ma senza nessun esito.
Dovranno
passare più di sessant'anni e dovranno sostare in prigione molte
militanti prima di ottenere il sospirato diritto al suffragio
universale.
STATI
UNITI
La
prima che "osò" chiedere di votare fu l'americana Margareth
Brent nel 1647 nello stato del Maryland.
i702 Elisabeth
Mallet fonda il primo quotidiano nel mondo "The
Daily Courant", " non avrei mai
osato parlare difronte a voi, se non sentissi che è venuto il momento
di portare avanti al grande pubblico la questione dei diritti delle
donne; se non crededssi che è proprio alla donna che spetta questo
compito, perchè solo la donna può capire l'altezza, la profondità,
i limiti della sua umiliazione"
(Elisabeth
Stanton- Seneca Falls, luglio 1848; convegno delle donne indetto
tramite annuncio pubblicitario sul giornale.)
1850 Si
tiene il primo Congresso nazionale per i diritti femminili; si ripeterà
ogni anno fino al 1860.
"Gli uomini, i
loro diritti e niente più; le donne, i loro diritti e niente di
meno", motto del settimanale " La Rivoluzione" fondato
da Elisabeth Stanton e Miss Antony (1866/1870)
1868, New
Jersey. Poiché la Costituzione non vietava espressamente il voto alle
donne, alle elezioni per il presidente un gruppo di 172 donne, tra cui
quattro nere, si recò alle urne; fu scandalo, si gridò alla
"perversione dei sessi" e i loro voti non furono
conteggiati.
L'
"emendamento Anthony" per il riconoscimento del diritto al
suffragio femminile, fu presentato ad ogni legislatura per venti anni
da un senatore californiano di cui non si sa il nome. (peccato!,
nota di redazione).
ENTRA
LA SECONDA GENERAZIONE
Harriet
Stanton, figlia di Elisabeth, sposatasi e rimasta vedova in
Inghilterra, torna negli Stati Uniti e fonda la Lega delle Donne
Indipendenti.
Ricca
dell'esperienza inglese, imprime una sterzata di visibilità alle
donne. E' nel 1920, dopo il voto al senato. la inventrice delle
parate. Vestite fantasiosamente, le donne sfilano suonando e cantando;
il successo è garantito.
1917
Dopo Washington e la California, fu lo stato di New York a
concedere il voto.
L'emendamento
Anthony passò al Congresso nel 1918 e divenne esecutivo.
-
da "Storia delle donne"-
-il
seguito domani 10 marzo 2006
***********************
elezioni 9 aprile 2006 Lidia Menapace candidata
LETTERA INVIATA DA LIDIA MENAPACE
Carissime carissimi, come saprete ho accettato la
candidatura al Senato in
Friuli Venezia Giulia nelle liste di Rifondazione. Ho ricevuto
adesioni e
approvazioni e auguri da molte e molti, e anche qualche interrogativo:
perciò vorrei motivare le ragioni del mio sì.
Ho desiderato essere parlamentare, ma non è stato mai
possibile per
ragioni varie che attribuisco alla mia difficoltà di stare alle
regole di un
partito o di costruirmi uno strumento di pressione, che sono le
due forme
lecite di azione ad hoc, ma non si adattano a me.
Tuttavia in varie circostanze altre donne hanno cercato di
ottenere una
mia candidatura ed elezione. Ricordo le due che ritengo più
significative.
Rosangela Pesenti anni fa raccolse numerose firme per proporre
il mio nome
al Pds, e la cosa arrivò fino alla sera in cui si chiudeva la
presentazioine delle liste, quando ci fu comunicato che non si era
trovato
posto per me: sono molto grata a Rosangela e ad
"Avvenimenti" che allora
ospitò e sostenne la campagna. Più tardi, l'anno passato, il
Comitato 8
marzo di Perugia e la sua presidente Marcella Bravetti lanciò una
raccolta
di firme per proporre al presidente Ciampi che fossi nominata
senatrice a
vita, anche per ottenere un certo riequilibrio della rappresentanza
tra i
generi. Anche questa volta le firme raccolte furono davvero
tante, sia di
singole e singoli, sia di organizzazioni (ricordo in particolare il
Forum
delle Donne di Rifondazione, l'Udi , le Donne in nero ecc.) La
sottoscrizione fu consegnata al Quirinale, ma il presidente
Ciampi non
prese in considerazione il riequilibrio e nominò senatori a vita
Napolitano
e Pininfarina. Adesso il mio nome è stato proposto nelle liste di
Rifondazione al Senato con un gruppo di candidati e candidate non
iscritte
al partito, ma impegnate nella costruzione della Sinistra Europea e
per
altri motivi che sono gli stessi indicati anche nelle due precedenti
iniziative, cioè l'essere femminista e pacifista. In
effetti da tempo
rifletto sull'azione nonviolenta, su una politica di pace, sul
rinnovamento
delle forme della poltica (sistema pattizio tra forme politiche) e
sull'avvio di una cultura politica di sinistra che rilegga il mondo,
fondata sul lavoro nell'epoca di grandi trasformazioni e contro la
globalizzazione neoliberista, sul movimento delle donne, dei diritti
civili,
su uno stato sociale posto sui beni comuni, della cultura
ambientalista e
degli intellettuali come esperti della comunicazione. Sono molto
legata a
queste mie riflessioni, come a quelle precedenti contro il servizio
militare
alle donne (anche agli uomini ) e per la formazione di un progetto di
difesa
popolare nonviolenta e servizio civile obbligatorio, una
proposta di
riforma delle Nazioni Unite e un progetto di neutralità. Ho
anche svolto
riflessioni sul lavoro della riproduzione (biologica, domestica e
sociale).
Insisto sul tema della ricerca, perchè tengo ad avere un
qualche
riconoscimento di aver prodotto qualche briciola di pensiero teorico,
dato
che alle donne generalmente si riconosce dedizione generosità
sollecitudine
e altre molte belle e utili virtù, non capacità teoriche.
Considero le due precedenti raccolte di firme come
specie di primarie, e
forse indicazione anche di una possibile procedura da seguire in
futuro se
si vorrà rendere stabile un rapporto tra espressioni di movimenti e
partiti,
una questione cui non si può sfuggire quando si comincia a proporre
in
misura significativa la presenza di persone non iscritte e non con la
formula pur benemerita dell'"indipendente", ma in
rappresentanza autonoma e
molteplice di soggettività problematiche critiche ecc..
Per queste ragioni a un dipresso ho accettato la
candidatura e ve ne
rendo conto. Se dovessi essere eletta darò conto attraverso
lisistrata con
regolarità delle attività cui mi dedicherò, per mantenere un
rapporto
preciso col movimento nella prospettiva di una democrazia partecipata.
La mia candidatura è in Friuli-Venezia Giulia, un
collegio non sicuro, e
quindi, se siete interessati/e a che questa prospettiva si possa
realizzare,
e se volete fare qualcosa che mi darà gioia, e non potrà ripetersi,
sostenete la mia candidatura segnalandola a chi conoscete in
Friuli-Venezia
Giulia. Vi ringrazio di cuore Lidia Menapace.
|
l
LIDIA MENAPACE SENATRICE:
perchè no!
Care visitatrici, porto a vostra conoscenza la lettera che
il comitato internazionale 8 marzo, a firma della sua
presidente, ha inviato al presidente Ciampi in merito alla nomina
di ben due senatori (maschi) a vita, disattendendo la proposta da
noi avanzata, anche con la vostra partecipazione, di nominare Lidia
Menapace. Saremmo contente se ci comunicaste il vostro
pensiero che pubblicheremmo nel nostro sito : www.donnemondo.it
portandole a conoscenza del presidente della repubblica.
Si può anche inviarli congiuntamente a Ciampi
all'indirizzo mail: presidenza.repubblica@quirinale.it
in tal caso va aggiunto oltre il nome e cognome,
l’indirizzo.
Al
Presidente Della Repubblica
Italiana
Dott.Carlo Azelio Ciampi
Quirinale – Roma
Oggetto: nomine a senatori a vita
Gentilissimo Presidente, con grande dispiacere Le
rappresento la
profonda delusione, mia e delle donne e ragazze
del comitato internazionale 8 marzo,
provata nell’apprendere che Ella ha deciso di
nominare a senatori a vita due celebri personalità del mondo
politico e imprenditoriale. La delusione viene non tanto nel
merito dei loro nomi quanto dal fatto
che è giacente presso il Quirinale una proposta di nomina
a senatrice a vita a favore di LIDIA MENAPACE . iniziativa da noi
promossa attraverso una
petizione popolare che ha percorso tutta Italia , dall’Alto
Adige alla Sicilia e Sardegna. La raccolta, che è durata
7 mesi, a visto al nostro fianco una lunga e variegata
lista di organizzazioni femminili, pacifiste, ambientalistiche ,
di fedi religiose diverse, oltre che di singole donne, che si sono
prodigate per la raccolta delle firme nei mercati, durante
manifestazioni sindacali e politiche, e con tante adesioni
giunteci anche attraverso siti on-line
Contavamo, evidentemente
sbagliando, sulla stima -che in questi anni bui e per molti
versi oscurantisti propinatici
dai massimi livelli istituzionali del nostro paese- nutrivamo
nella sua amabile persona. Mi dicevo che nel caso che Lei avesse
deciso di utilizzare tutte le possibilità di nomina riservate al
suo settennato, non avrebbe “dimenticato” di dare un segnale
di promuovere una donna che, tra l’altro, nei suoi 80 anni suonati e con le radici nella resistenza, è
un tutt’uno con le aspirazioni di pace e giustizia di donne, e
di non pochi uomini, anche appartenenti alle nuove generazioni,
donne e uomini che aspirano ad una società dove il dialogo sia lo
strumento per il superamento delle controversie politiche interne
e internazionali.
Il 7 dicembre 2004
siamo venute, con tanta emozione, al Quirinale a consegnare le
oltre 4000 adesioni raccolte a tale scopo. Per questo credo di
rappresentarLe anche la delusione di tutte e tutti coloro che
hanno contribuito e dato la loro adesione a quella raccolta.
Ci rammarichiamo che Ella non abbia ritenuto di prenderla
in considerazione , provocando nei fatti due effetti:
da una parte quello di aumentare il divario di
rappresentanza femminile al senato, già così esiguo ed umiliante
per la Repubblica e dall’altra, quello di dare oggettivamente un
cattivo esempio alle forze politiche che si trovano attualmente già
a motori elettorali
accesi. Forze politiche che potrebbero sentirsi autorizzati ad
imitarla.
Provo dispiacere, ma
ritengo necessario esprimere l’augurio che chi le succederà in
questo grande compito si ricordi che la Repubblica Italiana è
composta da due sessi e che entrambi hanno diritto ad essere
rappresentati in tutti i livelli istituzionali .
Rispettosi saluti
per
il comitato internazionale 8 marzo
Marcella
Bravetti
messaggi di adesione giunti
Quando i luoghi del potere oscurano i luoghi della
politica significa che i tempi sono oscuri.
le forme e i modi della cancellazione politica non
sono mai neutri né casuali.
Capita di questi tempi che i sentimenti prevalenti
siano la rabbia e l'amarezza e questo non è solo molto triste ma
devastante per la vita civile
Un abbraccio
Rosangela Pesenti
Ho sottoscritto e mandata a Ciampi questa
lettera.
Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona
speranza
Enrico Peyretti
Una donna sarebbe stata un
riconoscimento importante alle lotte per la loro emancipazione e
quindi a quella di tutti che, anche se in sordina, si portano
avanti da molto tempo. Non importa se Lidia Menapace o Rossana
Rossanda o Margherita Hack o chi volete. Il fatto è che, non
discutendo di Pinin Farina, sono allibito di fronte a Napolitano,
un politico di antica ferma che non aveva bisogno di ulteriori
riconoscimenti.
Cari saluti
Roberto Renzetti
aderisco volentieri anche io, ricordando al
presidente che siamo forse scesi così di un altro po' nella
graduatoria della rappresentanza femminile nelle camere, ed
eravamo già al 28mo posto nel mondo. Alla faccia della democrazia
rappresentativa.
Un saluto
Marina Toschi
Inviamo la nostra adesione alla protesta verso Ciampi
ed esprimiamo la nostra amara delusione
a nome di tutte le persone donne e uomini giovani e non
che nella città di Novara conoscono e stimano Lidia Menapace
e hanno firmato per Lidia senatrice a vita.
Noi la amiamo e la ammiriamo
per il suo costante impegno di donna di pace:
ogni anno a Novara e provincia Lidia incontra classi di scuole e
pubblico
e ogni volta ci trasmette la sua partecipazione civile, la sua
lucidità
politica,
la sua esperienza umana, la sua memoria storica, la sua passione
per il
futuro.
Pensate quanto ci perde il Senato italiano!!
Cara Marcella
aggiungo una riflessione ai pensieri che ti ho inviato.
Le tecniche di cancellazione, rimozione, deformazione della
presenza
politica femminile sono eclatanti nel risultato ma praticate in
modo spesso
sottile e ambiguo.
Una donna si può cancellare sostituerndola con un'altra donna
meno
"fastidiosa", più "accomodante" e il problema
sembra diventare di tipo
personale e quiondi difficile da denunciare.
Nel caso di Lidia Menapace c'è anche una questione generazionale.
Sono indubbiamente più "comode" quelle donne che sono
diventate un
"monumento", che testimoniano fatti e vicende
importanti, ma che non
sembrano interagire con l'attualità.
Lidia è una testimone di periodi storici importanti, ma resta
ancora oggi
una delle menti più lucide tra quelle presenti nel dibattito
politico.
Competente, acuta e lungimirante, Lidia non si può confinare
nell'esperienza
pur importante di staffetta partigiana della sua giovinezza: resta
una donna
scomoda per la politica dominata dagli uomini ma anche per molti
piccoli
impotenti luoghi di donne.
Ho imparato da lei a guardare con lucidità il mondo, ma a
trasformare la
rabbia impotente in consapevolezza operante perfino quando gli
spazi si
riducono al punto da farci temere l'immobilità.
E a non tacere
Rosangela Pesenti
Gentilissimo Presidente,
a nome mio e dell'Associazione Italia-Nicaragua,
ci uniamo al dispiacere e alla profonda delusione
del Comitato Internazionale 8 marzo, per la mancata nomina a
senatrice di LIDIA MENAPACE; nomina sostenuta da una petizione
popolare di oltre 4000 adesioni.
Distinti saluti
Per l'Associazione Italia-Nicaragua
, Giulio Vittorangeli
Associazione Italia-Nicaragua
Via Mercantini n. 15
20158 - Milano
Tel/fax 02.33.22.00.22
sito web: www.itanica.org
e-mail: itanica@iol.it
Aderisco, naturalmente. Ma vorrei che in qualche modo non
facessimo sempre la figura di alice nel.......
Non si tratta di disattenzione, e bisogna dire a Ciampi che lo
sappiamo. Se , come mi pare, abbiamo chiesto a suo tempo un atto
controcorrente e trasparente, è bene ricordarglielo!
Stefania Cantatore
Vi saranno, senz’altro, state delle valide ragioni
per cui il Presidente della Repubblica non ha inteso accogliere la
nostra richiesta di nominare senatrice a vita Lidia Menapace. Sono
dispiaciuto della mancata nomina ritenendo che Lidia non ha meno
meriti dei due nominati. Prendo atto non condividendo.
Gastone Boz CGIL/AGB Bolzano
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Gibuti, Somalia: le
donne dicono no alle Mutilazioni genitali.
3 febbraio 2005, una data importante che segna una tappa
fondamentale per un percorso lungo e difficile. La meta? Abolire
le mutilazioni genitali femminili. In questa data a Gibuti si
sono chiusi i lavori della Conferenza organizzata
dall’associazione “Non c’è pace senza giustizia” e aperta da
Emma Bonino, europarlamentare e leader dei radicali italiani.
Hanno partecipato ai lavori le massime autorità religiose
islamiche della regione oltre ad un gran numero di iman di
Gibuti, rappresentanti governativi - tra i quali la ministra per
le Donne del nuovo governo somalo, Fowzia Mohamed Cheik -
parlamentari ed esponenti della società civile di 11 paesi
africani.
Non si è solo discusso ma è stata adottata la Dichiarazione di
Djibouti, un documento che rende esecutivo il dispositivo della
Dichiarazione del Cairo sull’eliminazione delle mutilazioni
genitali femminili, adottata nel giugno 2003, e della
dichiarazione di Nairobi del settembre2004.
In questa dichiarazione è ribadita l’infondatezza di qualsiasi
legame tra il Corano e queste pratiche tradizionali. Qualsiasi
mutilazione non può accordarsi con i precetti religiosi su cui
si fonda l’Islam, bisogna sradicare tali credenze.
Per le donne africane è un altro punto di svolta. Questo è il
nono paese che ratifica il Protocollo di Maputo (hanno già
ratificato: Libia, Isole Comore, Ruanda, Namibia, Lesotho,
Sudafrica, Senegal, Nige) una sorta di “CARTA DEI DIRITTI DELLE
DONNE”, in cui all’art. 5 si condannano espressamente queste
pratiche come violazione dei diritti umani.
La carta per entrare in vigore deve essere ratificata da almeno
15 paesi. Lo scarto sta progressivamente diminuendo.
Durante la cerimonia il Primo Ministro della Somalia, Dileita
Mohamed Dileita, ha annunciato la ratifica da parte del governo
del protocollo di Maputo e ha consegnato formalmente gli
strumenti di ratifica nelle mani del rappresentante dell’Unione
Africana. Nel suo paese l’incidenza delle mutilazioni genitali è
del 98%, ma con tale atto si impegna a mettersi al capo della
lotta contro questa barbarica pratica.
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GIULIANA
SGRENA una donna tra noi
Le donne del comitato internazionale 8 marzo si
uniscono a quante e quanti chiedono che Giuliana Sgrena ,
giornalista femminista e pacifista integrale, venga al più
presto restituita alla sua famiglia, prima di tutto, a tutte
noi, e al suo appassionato prezioso impegno denuncia degli
orrori della guerra.
Chi è Giuliana Sgrena
Intellettuale e militante femminista e pacifista tra le piu'
prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi
e delle culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di
grande importanza (tra cui: a cura di, La schiavitu' del velo,
Manifestolibri, Roma; Kahina contro i califfi, Datanews, Roma;
Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma);
e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le
bombe, durante la fase piu' ferocemente stragista della guerra
tuttora in corso. A Baghdad e' stata rapita il 4 febbraio 2005.
Dal sito del quotidiano "Il manifesto" riprendiamo,
con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera,
in provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha
studiato a Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra',
la rivista diretta da Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto'
dal 1988, ha sempre lavorato nella redazione esteri:
appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno d'Africa, il
Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad
durante i bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste
nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di
tutto di raccontare la vita quotidiana degli iracheni e
documentando con professionalità le violenze causate
dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico:
e' tra le fondatrici del movimento per la pace negli anni '80:
c'era anche lei a parlare dal palco della prima manifestazione
del movimento pacifista"]
alcune testimoniane qua e la pubblicate
LUCIANA CASTELLINA: GIULIANA
Scrivendo di Giuliana non so se la prima definizione che devo
darne sia "giornalista" o "pacifista",
perche' e' ambedue le cose e forse il suo giornalismo e' cosi'
importante perche' lei gli ha dato la sua anima di militante del
movimento della pace.
Raccontando dei paesi in guerra dove e' stata ha sempre cercato
infatti di dar voce a chi non aveva ne' armi ne' potere, alla
gente che sempre diventa vittima dei "danni
collaterali" della guerra: delle bombe come della fame,
della sete, di una condizione di esistenza disperante. Proprio
per questo, alle donne soprattutto. Che e' sempre andata a
trovare, nei quartieri piu' lontani, quale che fosse lo stato
del conflitto.
Quando l'Iraq fu aggredito, nel marzo del 2003, e alcuni di noi
dettero vita per una decina di giorni a una trasmissione
televisiva quasi corsara - No War tv - era a Giuliana che
telefonavamo per avere una testimonianza in diretta: e lei
rispondeva, mentre gia' piovevano i missili, calma come sempre,
e ci descriveva la gente di Bagdad, con la quale stava.
Ad occuparsi del mondo ha cominciato presto, Giuliana: nel
Movimento Studentesco di Milano, il piu' forte d'Italia, che poi
divenne Movimento dei lavoratori per il socialismo e quindi
conflui' nel Pdup. Per "Compagne e compagni - La
Sinistra", il giornaletto dell'organizzazione, ha scritto
in particolare della Spagna post franchista, quindi di cose
estere piu' generali, fino ad entrare a far parte della
redazione di una pubblicazione
piu' importante: il mensile e poi settimanale "Pace e
guerra", diretto da Claudio Napoleoni, Stefano
Rodota', e dalla sottoscritta (poi anche da Michelangelo
Notarianni), un tentativo di aggregare sinistra socialista e
comunista, ortodossa e non. Per "Pace e guerra", dove
animava la sezione internazionale assieme ad un altro ex
militante del Movimento studentesco diventato piuttosto famoso,
Paolo Gentiloni, Giuliana ha seguito ogni passo del movimento
pacifista italiano rinato in quegli anni nella lotta contro
l'installazione dei missili Pershing e Cruise, cosi' come degli
SS20 sovietici per "Un'Europa senza missili dal Portogallo
agli Urali". Era lo slogan di allora.
Anche in quella fase, quando era alle sue prime armi di
professionista, Giuliana non ha mai separato la pratica del
mestiere da quella politica: a Comiso non si limitava a
scrivere, sedeva con tutti gli altri dinanzi alla base del
Magliocco, nei cordoni umani attaccati dalla polizia coi
manganelli che cercavano di aprire il varco alle nuove armi.
Poi al "Manifesto", la maturita' professionale,
l'occasione di conoscere molto mondo, sempre quello
sofferente delle guerre e delle opressioni: il Corno d'Africa,
il Maghreb, il Medio Oriente, l'Afghanistan, dove va e torna
molte volte.
articoli di Giuliana
DOCUMENTI. GIULIANA SGRENA: UNA DONNA
TORTURATA A ABU GHRAIB
[Dal quotidiano "Il manifesto" del primo luglio 2004]
Il primo appuntamento con Mithal al Hassan era in albergo:
"Preferisco parlare in un luogo neutro. In casa mia, con i miei
figli, mi sento imbarazzata". Ma l'incontro e' saltato: entrata
di soppiatto nel Palestine, di fronte all'omerta' degli
impiegati dell'albergo e alla presenza dei soldati americani,
lei - che e' ancora senza documenti - si era spaventata e
se n'era andata in fretta come era venuta. L'abbiamo rincorsa
per mezza giornata e poi un nuovo apputamento, a casa sua.
Un appartamento confortevole (soprattutto quando torna l'elettricita'),
in una zona residenziale, con televisione, compact disc,
computer. Ad accoglierci e' la figlia piu' piccola, quattordici
anni, che poi ricompare solo per portarci bibite, cioccolatini e
uva. Mithal e' completamente avvolta nella sua baya, che non e'
pero' quel mantello nero informe usato
dalle donne sciite nei quartieri popolari, ma un abito nero,
velo compreso, tutto ricamato. L'ombra nera di kajal fa
risaltare il color grigio-verde dei suoi grandi occhi.
Mithal e' divorziata da otto anni - il marito si e' risposato e
si e' trasferito in Libia -, da allora ha dovuto mantenere da
sola i suoi sette figli, lavorando in una panetteria e poi come
taxista: "Saddam ci ha insegnato solo a lavorare sodo", dice. La
sua forza e orgoglio emergono anche quando entriamo nel merito
dei dolorosi fatti che l'hanno tormentata
negli ultimi mesi, nel carcere di Abu Ghraib.
La storia e' lunga, i particolari dolorosi, ottanta giorni di
inferno.
*
Nella notte, giu' la porta
"Erano le 2,30 di notte del 28 febbraio, quando i soldati
americani hanno sfondato la porta. Anche ai tempi di Saddam ogni
tanto il mukhtar (formalmente 'rappresentante del popolo')
veniva con i suoi uomini a controllare quello che facevamo, ma
almeno suonavano alla porta. I soldati entrati in casa hanno
cominciato a buttare tutto per aria e mi hanno portato via,
oltre a tutti i documenti e le chiavi, 7 milioni di dinari
(circa 4.000 dollari), ricavati della vendita di due macchine,
che dovevano servire per pagare dei debiti" (il fatto e' stato
riportato anche dal giornale "Zaman", di cui ci mostra il
ritaglio). "Mi hanno chiesto se conoscevo Hassib, in realta' un
nostro vicino si chiama Hassib anche se tutti lo chiamano Abu
Aya, e i soldati americani stavano cercando un certo Hassib,
commerciante di armi, ma poi avrei scoperto che si trattava di
un ufficiale siriano e non del mio vicino".
A portare gli americani a casa di Mithal era stata una vendetta,
ovvero le "informazioni" fornite da alcuni occupanti di quelli
che una volta erano i locali del ministero dell'informazione i
quali avevano rubato dei generatori, e gli abitanti della zona
li avevano denunciati. Mithal partecipo' alla denuncia. Cosi' la
donna e il figlio maggiore, di 38 anni,
sono stati arrestati. "Sono stata trascinata giu' per le scale
(cinque piani), con la camicia da notte, riuscendo a malapena a
recuperare la mia baya prima di uscire", racconta la donna. E
continua: "Mi hanno portata al Sujud palace, dal nome della
moglie di Saddam, Sajida. A un certo punto mi hanno mostrato un
uomo con jellaba e un sacco in testa, legato a un albero. Era
mio figlio, l'avevo riconosciuto dai calzoni. L'hanno trascinato
vicino
a me, gli hanno tolto il sacco, era orrendamento torturato, con
profonde ferite in testa, e gli hanno detto: di' addio a tua
madre, prima di rimettergli il sacco e legarlo nuovamente al
palo. Poi un soldato ha cominciato a trascinarmi via di corsa:
io avevo il capo coperto, le mani legate dietro la schiena, la
baya non essendo abbottonata mi scendava sotto i piedi e mi
faceva inciampare. Non ce la facevo a correre, faceva freddo,
tremavo, allora mi ha buttata per terra, ho cercato di scaldarmi
i piedi scalzi affondandoli nella sabbia. Alla fine mi hanno
portato in una stanza e mi hanno avvolta tutta in una coperta,
mi mancava l'aria, battevo i piedi per terra per farmi sentire.
Allora sono arrivati con le foto dei miei figli. Vedendoli, ho
cominciato a piangere, mentre loro mi urlavano: dove hai messo
la forza che ti ha dato Saddam? E poi, buttando le foto per
terra: 'saluta i tuoi figli, non li vedrai per trent'anni'. Non
ci credevo: ho letto di psicologia e so che questi metodi
vengono usati per spaventare. Mi hanno riportata da mio figlio,
ci hanno lasciati soli. Mio figlio mi ha chiesto se ero
veramente un agente di Saddam. Come era possibile che mio figlio
mi chiedesse questo con tutti i sacrifici che ho fatto per
crescerli? Sono una povera donna di Najaf, sciita, e Saddam non
amava certo gli sciiti, come avrei potuto essere un suo agente?
Avevano anche detto a mio figlio di confessare che conosceva
Hassib e l'avrebbero liberato. Poi l'hanno riportato via. Io non
ho saputo piu' niente di lui, finche' sono tornata a
casa: era stato rilasciato il giorno dopo".
*
La soldatessa gentile
Mithal si massaggia le mani ricordando che per il laccio troppo
stretto le erano diventate tutte nere, non riusciva piu' a
muoverle quando una soldatessa gliele aveva slegate per
permetterle di andare in bagno. "La prima persona gentile che ho
incontrato, mi ha anche aiutata a raccogliermi i capelli e poi
mi ha nuovamente legata ma in modo allentato, allora io le ho
dato i miei orecchini. Caricata su un furgoncino, stesa a terra
perche' nessuno mi vedesse, mi hanno portato all'aeroporto. In
una stanza grande c'era un dottore, che voleva che mi
spogliassi. Mi sono rifutata, dicendo che sono musulmana e non
lo potevo fare, lui mi minacciava di tagliarmi i vestiti
addosso. Alla fine gli ho chiesto di poter almeno tenere la
biancheria intima e lui ha accettato. Comunque mi ha controllato
solo i
polsi. Poi mi hanno trasferito in un'altra stanza, enorme, per
l'interrogatorio. A farlo era una donna in abiti civili, mentre
due uomini erano seduti in un angolo. Da casa mia avevano
portato via tutti i documenti e la prima cosa che mi hanno
contestato era il numero di documenti: oltre alla carta di
identita', la tessera per le razioni di cibo e il certificato di
residenza compilato dalla polizia e firmato da un luogotenente.
La donna
sosteneva che quel luogotenente ero io. Se lavorassi per la
polizia sarei almeno un colonnello, vista la mia eta', avevo
risposto. Poi la scritta 'mutallaka' (divorziata) sul mio
documento. Secondo l'interprete, di origine irachena ma che
aveva vissuto 45 anni all'estero, si trattava invece di 'mutlak'
che vuol dire assoluto, quindi sicuramente doveva trattarsi di
un permesso o riconoscimento di Saddam. Urlavano. Alla fine mi
hanno portata in una cella: un metro per un metro e mezzo con
una bottiglia d'acqua e mi hanno lasciata li' per sei notti. Un
giorno mi hanno fatta appoggiare al muro con le mani alzate, ma
io non ce la facevo a restare cosi', cosi' e' arrivata la
soldatessa nera che mi urlava in continuazione, ma visto che non
mi spaventava, alla fine si e' scusata: 'sei coraggiosa', mi ha
detto". Questo era solo l'inizio del calvario di Mithal: "A
volte alzavano il riscaldamento al massimo e per dormire dovevo
buttarmi addosso quella poca acqua che mi davano. A volte non mi
davano ne' acqua ne' cibo. E poi dalle celle accanto arrivavano
le urla degli uomini torturati, pianti e grida, che venivano
registrate e ritrasmesse tutta la notte ad alto volume, insieme
ad altri suoni di passi sulla ghiaia che si avvicinavano, ma li'
c'era solo
sabbia. Non c'era modo di dormire. Io odiavo il loro cibo. Non
ne potevo piu', alla fine ho chiesto di poter scrivere qualcosa
ai miei figli, perche' mi sarei suicidata". Le torture
psicologiche continuavano. A questo punto le hanno detto che
stava sulla lista dei prigionieri che dovevano essere liberati,
le hanno fatto raccogliere le cose, ma non sarebbe stata la
liberta'.
"Mi hanno portata in uno stanzone gelato, io battevo i denti, in
bella mostra c'erano tutti gli strumenti della tortura, poi mi
hanno messo un nastro adesivo sugli occhi e, insieme a tredici
uomini, mi hanno caricato su un elicottero. Il volo e' stato
breve, meno di un'ora". La destinazione era Abu Ghraib.
"Arrivati, prima di tutto ci hanno esaminato il corpo, i
capelli, i denti, registrando tutto su computer. Io stavo male,
avevo un'allergia, non riuscivo piu' a mangiare, allora Um Iraq,
una delle interpreti, un'irachena venuta da fuori, mi dava
qualche banana. Mi servivano medicine ma dicevano di non
averne".
Ma era sempre sola? "No, a quel punto mi hanno messa in cella
con altre donne, eravamo due per cella. C'erano tredici donne,
erano soprattutto mogli di uomini del passato regime, e sette
bambini. C'era anche la moglie di Sabah Merza, una guardia di
Saddam negli anni '70, che teneva le mani nel ghiaccio per
lenire le pene delle torture, un'altra aveva il corpo rovinato
perche' veniva sbattuta contro il muro, un'altra e' stata
rinchiusa in una piccola gabbia per sei giorni, non poteva
nemmeno muoversi. Una delle prigioniere, costretta a camminare a
quattro zampe, aveva ginocchia e gomiti completamente rovinati.
A un'altra hanno fatto separare la merda dall'urina con le mani.
Eravamo spesso costrette a bere l'acqua del cesso. Una donna di
sessant'anni, che aveva detto di essere vergine, veniva sempre
minacciata di stupro".
*
Degli stupri non voglio parlare
Ha saputo anche di casi di stupro? "Si', ma di questo non
parliamo, nella
nostra societa' non si puo' fare". Qual era l'eta' delle
prigioniere? "Dai
40 ai 60 anni". E i bambini come venivano trattati? "Li
sentivamo urlare,
anche loro venivano torturati, soprattutto venivano fatti
assalire dai
cani". Quando e' stata rilasciata? "Alla fine, penso anche per
la pressione
della resistenza, sono stata rilasciata e mi hanno anche
restituito gli
orecchini. Volevano portarmi a casa, mi sono rifiutata, dopo
tutto quello
che avevo passato non volevo rischiare di essere presa per una
collaborazionista. E siccome mi sono rifiutata, invece di uscire
il 21
maggio, sono stata trattenuta fino al 23, altri due giorni sotto
una tenda
schifosa, dove sono collassata". Ha visto le immagini delle
torture, ha
riconosciuto qualcuno? "Si', le ho viste su internet. Ho
riconosciuto alcuni
detenuti, come Abdul Mudud che era il cognato di al Duri, al
quale erano
state rotte le mascelle e tolto un occhio. Ho riconosciuto anche
alcuni
soldati. A volte facevano mettere un centinaio di prigionieri
per terra e
poi vi passavano sopra". Cosa pensa della resistenza? 'Gli Stati
Uniti hanno
occupato il nostro paese, abbiamo il diritto di difenderci. La
resistenza e'
autodifesa. Ma uccidere gli iracheni non e' resistenza". Non ha
paura a
parlare di quello che ha visto? "Io non ho fatto nulla di male,
perche'
dovrei avere paura?".
LIDIA MENAPACE
Ero a Cuba per un importante convegno alla facolta' di filosofia
dell'Universita' dell'Avana (sul quale in seguito scrivero'
perche' e' stato
davvero una scoperta - erano presenti indiane, brasiliane,
venezolane,
indigene, afrodiscendenti - come dicono la' -, dalla Colombia,
Cile,
Bolivia, Messico, da tutto il continente sudamericano che a me
sembra la
primavera del mondo, tanto che suggeriro' a tutti e tutte di
imparare come
lingua straniera lo spagnolo, che ha buone probabilita' di
sorpassare
pacificamente l'egemonia dell'inglese).
Ero dunque la' e stavo per tornare in Italia quando come dei
pugni in faccia
mi e' arrivata per agenzia la notizia di Giuliana: non mi sono
ancora
ripresa e sto male, sono dolente, amareggiata.
Conosco Giuliana fin da piccola, da sempre in politica, conosco
anche suo
padre che e' mio coetaneo ed e' stato pure partigiano, e il
fratello che
dipinge cose molto belle, rappresentando un'Africa che non ha
mai visto.
Giuliana e' una persona di grandissime qualita', mai ostentate,
non per
"modestia" come dicono facendomi arrabbiare di brutto, ma
perche' lei
considera la competizione un atteggiamento sbagliato e di cui
una persona di
sinistra dovrebbe vergognarsi, e si comporta di conseguenza,
cercando la
verita' con rigore e umanita', con comprensione ed equilibrio,
con passione
e documenti.
Mi ricordo l'impressione che mi fecero delle giovani alle quali
una volta
dissi che a Roma abitavo nella stessa casa di Giuliana, e in
coro esplosero:
"Tu conosci Giuliana Sgrena!", un mito per loro. Le raccontai
poi la cosa e
le dissi che ero stata quasi sorpresa di essere - per le ragazze
-
importante perche' la conoscevo: ci siamo fatte matte risate, e
ripromesse
che ci saremmo reciprocamente comportate da "promoter" (se non
noi, chi
altro?).
Giuliana e' una donna molto colta e intelligente, ironica,
coraggiosa e
dolcissima. Abbiamo abitato per molti anni nella stessa casa che
chiamiamo
"un residuo di comune sessantottina". Infatti in un appartamento
che ci era
stato segnalato dalla mamma di Luciana Castellina (madre morta
da poco
centenaria e stata sempre un'altra donna vivacissima, attiva e
assai
simpatica) con altre persone (Rina Gagliardi, Ritanna Armeni,
con i
rispettivi compagni) eravamo setto-otto e ci siamo via via
ridotti quando
una coppia voleva un figlio e nella Comune era quasi impossibile
anche
perche' le condizioni di vita erano molto essenziali e
difficili. Siamo
rimasti alla fine solo noi tre: Giuliana, Pier - il suo compagno
-, e io,
che ancora oggi ho una stanza nella casa in cui abitano. Quando
vado a Roma
li' sto, e fruisco dell'ospitalita' generosa, allegra, calda di
Giuliana e
Pier senza problemi.
Giuliana e' una donna molto dolce e forte e coraggiosa. Quando a
Cuba ho
saputo, ho subito scritto con le altre due italiane che erano
con me un
breve testo per chiedere la liberazione, testo che e' stato
approvato
all'unanimita' dall'assemblea plenaria del convegno, ora i e le
compagne
cubane vi stanno raccogliendo firme prestigiose, e poi lo
pubblicheranno sul
loro sito web.
Mi sono fatta l'idea che Giuliana stia passando attraverso una
esperienza
drammatica affrontata con molta determinazione e freddezza:
sembra strano
dirlo perche' e' una donna molto appassionata e anche emotiva,
ma di fronte
alle vicende difficili e' determinatissima e addirittura fredda.
Penso che sia stata rapita da predoni che ora cercano di
venderla a qualche
gruppo politico-criminale per avere soldi, e spero che sia cosi'
e che il
governo paghi.
Intanto la richiesta del ritiro delle truppe di occupazione
continua ad
essere piu' necessaria e forte che mai, e per fortuna in molte
citta' e
attraverso molti messaggi lo si sta richiedendo.
Mi aspetto Giuliana che torna leggera come una foglia (e' di
corporatura
molto minuta) col suo sorriso furbo dolce ironico, quello
sguardo allusivo
dei grandi occhi, con la sua zazzeretta scompigliata e i vestiti
sempre
eleganti solo per naturale capacita' di portarli e ci dica: "ma
che cosa vi
siete messi in testa? sono sempre stata padrona di me, sempre
attenta a
capire, insomma facevo la giornalista politica: non e' forse il
mio amato
mestiere? ed eccomi qui".
Poi faremo tutte le analisi e le indagini: una guerra non
diventa legittima
a posteriori, resta incostituzionale sempre, elezioni sotto
occupazione
militare e senza alcun controllo internazionale non cancellano
l'aggressione, la resistenza e' e resta un diritto, ma deve
distinguere se
stessa dal terrorismo, e il nostro compito e' per l'appunto di
rendere
possibile cio', non semplicemente inneggiando acriticamente a
tutto, non
semplicemente giustificando tutto.
A Cuba al convegno ha preso parte anche il centro locale della
rete "Martin
Luther King", dunque si fa strada una ipotesi di azione
nonviolenta, e una
donna palestinese ha detto esplicitamente che la seconda
Intifada, quella
armata, e' stata una sciagura per il popolo palestinese e
specialmente per
le donne la cui condizione materiale e culturale e' precipitata
all'indietro
di decenni. Bisogna avere un buono e sano e critico culto della
verita',
come sempre cerca di avere Giuliana.
SIMONA PARI E SIMONA TORRETTA: PER GIULIANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 5 febbraio 2005. Simona Pari
e Simona
Torretta, costruttrici di pace, cooperanti di "Un ponte per...",
sono state
rapite e liberate alcuni mesi fa in Iraq]
"Morti civili, distruzione, violazioni, in Iraq la popolazione
civile
soffre". Abbiamo partecipato, a Milano, a un incontro aperto, a
meta'
gennaio, pochi giorni prima di ripartire. La solita Giuliana.
Lucida,
puntigliosa e razionale nelle analisi. La Giuliana che abbiamo
conosciuto in
Iraq, che non si tira mai indietro quando c'e' una storia da
raccontare. Che
sa capire il valore di una notizia, e non si ferma alla cronaca;
e va oltre
e cerca di trovare cosa c'e' dietro al fatto, oltre un
avvenimento. Giuliana
ha sempre voluto capire: per questo e' sempre stata sul campo,
per
confrontarsi con le persone. E con la realta'. E' sempre stata
misurata: mai
l'abbiamo vista prendere posizione senza conoscere una realta',
senza aver
toccato con lo sguardo e la parola la situazione di cui
scriveva.
Quando eravamo in Iraq, Giuliana veniva spesso in ufficio da
noi. Era una
delle prime tappe appena arrivava: per prendere un caffe' e
confrontarsi,
per ricaricare il satellitare, per vedere Internet quando in
albergo non
c'era elettricita'. Ecco, Giuliana ha sempre conosciuto bene la
realta'
irachena: da lei imparavi molto, ma era lei la prima a fare
domande. Credeva
nel valore della testimonianza diretta, dell'informazione
indipendente.
Durante la guerra aveva raccontato l'Iraq che nessuno vedeva,
quello dei
civili colpiti dai bombardamenti. Nel dopoguerra, o nel
protrarsi di un
conflitto senza fine, ha raccontato la quotidianita' degli
iracheni
sopraffatti dalla mancanza di servizi di base, della sicurezza
e, spesso,
della speranza.
Aveva raccontato la situazione delle donne con molta attenzione,
denunciando
come i loro diritti fossero costantemente violati. E' stata tra
le prime a
raccogliere testimonianze delle violazioni sulle donne detenute
ad Abu
Ghraib. Non ha mai smesso di denunciare le condizioni della
popolazione
durante l'occupazione. Giuliana e' molto amata dagli iracheni: i
nostri
colleghi di Baghdad l'accoglievano con affetto tutte le volte
che arrivava
dall'Italia. E cosi' la gente con cui ha lavorato e di cui
raccontava.
Riconoscevano in Giuliana la grande umanita' e la passione per
la
conoscenza. Sapevano che interviste e articoli erano veicolo di
informazione
e di indipendenza. Ogni intervista era basata sul rispetto e sul
riconoscimento dell'interlocutore. Quel rispetto che merita chi
non parte da
un'idea, ma quell'idea costruisce in base al lavoro sul campo.
Giuliana lavora per il dialogo e contro i preconcetti. La
necessita' di
capire e' sempre stato un modo per abbattere le divisioni, di
lingua, di
cultura, di prospettiva. E' stata sempre molto attenta al nostro
lavoro. Era
stata a visitare le nostre scuole, incontrando insegnanti e
bambini, per
raccontare l'Iraq da dentro: le difficolta' di ogni giorno, le
condizioni
miserevoli in cui si trovano le infrastrutture nella maggior
parte del
paese, i problemi delle mamme e dei bambini. Aveva seguito e
documentato la
situazione umanitaria in Iraq durante l'embargo, quando il paese
era
dimenticato e invisibile.
Giuliana conosce bene l'Iraq e conosce il Medio Oriente. Con
rispetto,
passione e umilta' attraversa mondi distanti, rendendoli vicini.
Il suo e'
uno sguardo di donna, curiosa e attenta. Proprio a Baghdad,
durante l'ultimo
caffe' nel nostro ufficio, le avevamo fatto i complimenti per
una mostra di
fotografie scattate in Afghanistan. Erano ritratti di donne. Ci
aveva
colpito l'estrema dignita' che emergeva dalla fragilita' di
molti di quegli
sguardi femminili. E' un alfabeto segreto, quello che permette
di comunicare
e di decifrare forza la' dove c'e' vulnerabilita'. Allo stesso
alfabeto
abbiamo attinto tutte e tre quando ci siamo incontrate appena
tornate in
Italia, in ottobre. Non ci siamo dette molto. Perche', tra noi,
ci eravamo
gia' capite.
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Il 14 gennaio una delegazione formata da sei
donne ha presentato al Quirinale le firme raccolte dalla
petizione popolare che propone al Presidente della repubblica,
Carlo Azelio Ciampi, la nomina di Lidia Menapace a senatrice a
vita.
La raccolta della sottoscrizione era iniziata nel giugno del
2004 su iniziativa del Comitato internazionale 8 marzo, con sede
a Perugia, nel corso della manifestazione “lune di primavera”.
4.506 sono le firme alla raccolta delle quali hanno contribuito
una fitta rete di organizzazioni femminili, partigiane,
pacifiste, laiche tra cui
AMPI di Sacile, Lisistrata, Giornale Namir, Europeforpeace, casa
internazionale delle donne
Italialaica,Italia Nicaragua, Udi Ferrara, “ La Spezia,“
Bornago,
Udi “scienza della vita quotidiana”, Centro ricerca per la pace,
Le Girandole, Scuola di pace di Senigallia, Arci Gay
Arci Lesbica, Marea, Donne di Rifondazione Comunista, AGAPE, CPO
Provincia di Livorno
Centro Donna Grosseto, IDA, Circoli e gruppi di Foligno, Terni,
Todi, Marcia mondiale delle donne, Uomini in cammino,
Convenzione permanente delle donne contro la guerra, ecc.
Molte sono state le e i parlamentari dei due rami e personalità
diverse che hanno dato la loro adesione, tra cui
Franco Bassanini,Tiziana Valpiana, Marina Sereni, Michele
Santoro, Franco Grillini,
Giorgio Panattoni, Mariotto Arnaldo, Piera Capitelli, Giovanni
Russo Spena
Sergio Staino, Luciana Castellina, Clara Sereni- scrittrice,
Vittorio Agnoletto,
Miriam Pellegrini Ferri- partigiana e presidente G.A.MA.DI.
Susanna Chiarenti, segr. Di difesa del Condannato a morte,
Chiara Cavallaro- economista
Gianfranco Riccò, direzione naz. DS; Monica Lanfranco,
giornalista
Vittorio Mencucci- pres. Scuola di pace “V.Buccelletti”, Imma
Barbarossa, Forum donne prc
Aurelio Mancuso, segretario naz. Arci Gay, Nadia Cervoni, donne
in nero,
Flavio Lotti, coord. Tavola della pace, Vladimiro Boccali, ass.
comune di Perugia
Umberto Dolci, fisac cgil, Flavio Vallon, direzione reg.ds
Friuli V.G.
Antonio Saulle, segretario Fiom Trieste, Gemma Lunian , comitato
pol. Naz. PRC
Luisa Zanotelli, associazione “L’osservatorio cara città 2”,
Eletta Cocuzza, ADISTA
Michele Bonomo, pres. Legambiente Campania, Elena Buccoliero,
movimento non violento
Gloria Nemen, storica, Maurizio Benazzi, teologo laico, Claudio
Carnieri, ex presidente della giunta regionale (Umbria), Gaia
Grossi, ass. regione dell’Umbria
…….. e tante persone comuni, insegnanti, pensionate e
pensionati, disoccupate/i lavoratrici in sciopero, militanti di
gruppi di donne che hanno inviato raccolte di firme senza
scrivere il gruppo di appartenenza
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Invito
80
e tanta voglia di” resistere” ancora…
9 dicembre 2004 ore 17
presso la casa internazionale delle donne
via della lungara 19- Roma

il comitato internazionale 8 marzo
presenta le firme raccolte dalla petizione popolare per LIDIA
MENAPACE senatrice a vita
programma
introduzione Marcella Bravetti, comitato internazionale 8 marzo
interviene Lidia Menapace, cosa farei se…
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PETIZIONE
LIDIA MENAPACE
Senatrice a Vita
Carissime/i,
in occasione della 14^ edizione della manifestazione multiculturale delle
donne “lune di primavera” svoltasi dal 14 al 19 giugno a
Perugia, abbiamo lanciato una raccolta di firme per proporre al
Presidente della Repubblica la candidatura di Lidia Menapace a
senatrice a vita.
Le motivazioni che ci hanno portato a formulare tale proposta
sono quelle descritte nella petizione di cui vi allego il testo
Se ritenete di aderire: attraverso la pubblicizzazione della
stessa, o la raccolta diretta delle firme (in tal caso si può
aggiungere il soggetto: gruppo, associazione, ecc. che ha
raccolto le firme aderendo alla iniziativa.
Vi chiediamo di comunicarci l’eventuale adesione, (che
pubblicheremo nel nostro sito: www.donnemondo.com ), in modo da
creare così anche un indirizzario per mantenerci informati su
tutto quanto utile per la riuscita dell’iniziativa stessa.
Un caro saluto a tutte e tutti,
per il comitato internazionale 8 marzo
Marcella Bravetti, presidente
Tel. 07542316 – e-mail
donnemondo1@interfree.it
Indirizzo postale: via della viola,1 06100 Perugia
Note:
i moduli con la raccolta delle firme vanno inviati all’ente
promotore:
Comitato internazionale 8 marzo
via della viola,1 Perugia
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Prime adesioni e alla
petizione popolare per Lidia Menapace senatrice a vita
Marcella Bravetti -comitato internazionale 8 marzo, promotore -
Luciana Castellina – giornalista -
Imma Barbarossa-Forum delle donne del Prc, -
On.Marina Sereni -
Monica Lanfranco per la Redazione di MAREA, -
Nadia De Mond per la marcia mondiale delle donne,
Rosangela Pesenti -Lisistrata, -
Floriana Lipparini -
Carmen Benelli- Lisistrata -
Marialba Pileggi-tavola della pace -
Nicola Vallinoto,-federalista europeo -
Giuliana Beltrame, -
Barbara Romagnoli, -
Raffaella Chiodo, -
Stefania Cantatore, -
Rosaria Onida, -
Rosetta Scarparo, -
Assunta Signorelli, -
Rita Cacchione, -
Mirella Sartori, -
Adriana Sferagatta, -
Flavia Sferagatta -
Enrico Peyretti -
Centro Donna Grosseto -
Andreina Albano -
IDA (Iniziativa Donne Aids) -
Corinna Rinaldi -
Maria Virgilio -
Claudia Angeletti -
Francesca La Forgia -
Barbara Romagnoli -
Flavio Lotti- tavola della pace -
Laura Bergomi -
Angelo Cifatte
Francesco Mandarini- ex presidente Regione dell’Umbria -
Vladimiro Boccali – ass. Comune di Perugia - Lazzaretto Angelina
-
Pietro Puzzi -
Giusy Gabriele -
Roberta Arsieri -
Barbara Grandi-ass. Andria - Antonietta Potetti -
Nilde Russo segretaria del circolo del PRC delle Alte Madonie(Palermo)
-
Giulio Vittorangeli (per l'Ass.ne Italia-Nicaragua) -
Teresa Ambrosoni- UDI Unione donne in Italia
Scuola di Pace:
Vittorio Mencucci-presidente -
Giorgio Candelaresi - Preside -
Francesca Baldelli - docente di lettere -
Rosaria Leonardi Cenerelli - docente di lettere -
Angelo Cattaneo - pensionato INPS -
Giampieri Giuliana - maestra elementare -
Candelaresi Orietta - pedagogista -
Verena Schmid-scuola elementare d’ostetricia
Raccolte da Namir:
Vittorio Agnoletto -
Sen. Franco Bassanini -
Mariotti Arnaldo -
On.Giorgio Panattoni -
On Franco Grillini -
On. Piera Capitelli -
Golfarelli Angelamaria -udi -
Aurelio Mancuso - Segretario nazionale Arcigay -
On Giovanni Russo Spena -
Ganpaolo Slvestri,resp.naz.Diritti Civili della Federazione dei
Verdi -
Nadia Favalli -
Angela Dogliotti Marasso -
Alice Vacca -
Cinzia Pani -
Cecarelli Massimo -
Oian Daniele -
Donatella Salina -
Gianni Geraci -
Paolo Scardi -
Massimiliano Puddu -
Odilla Dal Santo -
Zocche Antonio-Associazione per la Pace - Schio (Vicenza) -
Carmen Pignataro -
Anunziata Coppedé -
Lai Maria Paola -
Rita La Guardia -
Pier Paolo de Brasi -
Silvia Romei -
Sabatino Falzarano -
Gabriele Pepe -
Luca Privitera -
Eeonora Csula -
Antonella Uselli -
Marco Buttarini -
Gabriella Costantini -
Antonia Mascioli -
Franco Meazza -
Anna Marzia Positano -
Maria Carmela Zincone -
Brunella Bruni
Gianni Doria -
Losi Dina -
Letizia Valli -
Giordano Cioli -
Maria Grazia Pizzoli -
Antonio Bruno -
Plino Casagrande -
Liliana Salvador -
Jacopo Bonora -
Sergio Sinigaglia -
Pamela Antonacci -
Andrea Ferri -
Nadia Libera Imbroglini -
Alida Di Marzio -
Mario Turco -
Giuseppe Nicotri -
Canonico Costantino -
Giorgia Iannelli -
Pietro Baruffetti -
Sandro Provvisionato -
Giancarla Ceppi - Alessandra Negrini -
Diego Lo Presti -
Flavio Attolini -
Edgardo Herbstritt
Mauro Castagnaro - Giorni Tanas -
Annamaria Burani -
Maurizio Taborelli -
Antonella Uselli
Maria Valeria Della Mea -
Nadia Cervoni –donne in nero -
Rina Zardetto -
Pasquale Paciello -
Cinque Silvio -
Rosa Pia Bonomi -
Angela Bonora -
Clara Sereni,scrittrice -
Maurizio Brandi -
Pierangelo Bucci -
Valeria Gangemi -
Carra Enzo -
Francesco Faccini -
Sauro Spagni -
Lidia Salvatori -
Massimiliano Caruso -
Arivetti Cinzia -
Guglielmo Gaviani -
Angelo Golia -
Marta Breda -
Paolo Marchini -
Giuliana D'Olcese -
Diano Pietro -
Cruciata Giuseppe -
Dina Nascetti -
Valeria Pugliese -
Sabatino Prosperi -
Cosimo Copertino -
Adriana Almanno -
Roberto Arpaia -
Luigia de Marco -
Adriana Filip -
Maurizio Casetta -
Angela Di Terlizzi -
Paolo Ferrero -
Piero Borgo -
Maria Franca Garro -
Canonico Costantino -
Umberto Dolci -
Paola Torsello -
Colantoni Erminio -
Angela Bernardini -
Roberta Lisi -
Anna Maria Chirico -
Roberto Di Giovannantonio -
Pina Garofalo -
Antonio Maria Baldi -
Salvatore Mica -
Luana De Rossi - Wanda Piccinonno -
Muntoni Caterina -
Loredana Morandi -
Antonella Muntoni -Fabiana De Rossi - Paola Canarutto -
Giuseppe Cognetti -
Massimo D’Andrea -
Doriana Goracci Donne in Nero Tuscia - Enrico Giardino -
Aldo Femia -
Alessandra Barbieri (BO) -
Mariapia Passigli (Firenze) - redazione di Fuori Binario
(giornale di strada delle persone senza fissa dimora) -
Saglietti Giorgio -
Anna Rapinesi, -
Milka Atonic - Edda Cicogna Genova Gabriella Moresco -
Alda Fontana, Genova -
Paola Cino Torino -
Fausto Renaldo Torino -
Alessandro Messina Roma -
Loredana Middione, Roma -
Gianfranco Mazzeo -
Gualtiero Via - insegnante, Bologna -
Massimo Morone , Benevento -
Hamza Roberto Piccardo -
Lucy Ladikoff Università degli studi di Genova - Francesca Mele, Reggio Calabria
-
Agostino Torrani -
Giancarla Chiesa Insegnante -
Carlo Kutufà - Siena -
Marco Acerbi -
Giovanna Caviglione -
Italo Di Sabato - Campobasso -
Daniele Baruzzi Consigliere Comunale
Alessandro Pistoia -
Salvatore Franco -
Armando Michelizza - Torino.
Guerresi Marielena -
Luisa Rossi, Università di Parma -
Tarquinio Fuortes -
Marco Berti -
Carrer Yuri -
Claudio Tullii -
Antonino Varvarà - Venezia -
Giuseppe Sindoni -
Denny Rossi -
Elvira Teodori -
Daniele Casini -
Piero De Sabbata -
Federica D'Alessio -
Emanuela Ricci -
Marco Consolo -
Marco Noris, Barcellona -
William Bruno -
Giovanna Conte -
Licia Canigola
Sergio Combina -
Luigi Cacialli -
Luca Guarneri - Gravina di Catania -
Augusto Cuccaro -Rossella Pirillo -
Piergiorgio Cremasco -
Gemma Arpaia - ISCOS-CISL - Gianna Candolo Bologna -
Pier Luigi Tolardo - Novara -
Daniele Carabot -
Pasquale Marino - PRC di Bologna, circolo Navile. - Antonella Viale
-
Enrico Semeria - Imperia -
Lorena Marrocco -
Salah Ibrahim Firenze -
Ilicia Di Ienno Firenze -
Laura Santoro-
Nicola Rotondaro -
Enzo Salomone - Portici NA -
stefano possanzini Ancona -
Vanessa Niri, Genova -
Lucia Marchetti -
Roberto Mazzini di Giolli - Reggio emilia -
Beniamino Sidoti e Roberta Gandolfi, Bologna -
Gabriella Maleti -
Lucio Morelli -
Ivano Franzini -
Marino Seveso -Genova -
Roberto Antonini -
Gianfranco Fontanili - Montecchio Emilia -
Gianfranco Mazzotta DS -
Chiara Albertinale -
Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Firenze
Eugenia Marcantoni -
Giancarlo Coccheri -
Saverio Tommasi -
Gianfranco Mazzotta -
Michele Mengucci -
Silvia Mariani, Firenze -
Maria Cavallari -
Gianni Casubaldo -
Enrico Carretta - Produttore Teatrale Modena City Ramblers - Claudio Tullii
-
Milena Valli -
Antonino Varvarà - Venezia -
Vania Valoriani Presidente Consiglio Circoscrizionale 2 -
Campo di Marte Comune di Firenze - Giuseppe Mosconi
Univ. di Padova
Gabriele Emilio Chiodo -
Raffaele Bernardini, giornalista non allineato - Maddalena Balice - Fano
-
Pino Rotta direttore di Helios Magazine
Lorenzo Mazzucato - Selvazzano (PD) -
Caterina Lusuardi -
Marco Ghinelli -
Fabrizio Guerra
Davide Scaglianti -
Germana Graceffo -
Barbara Notaro Dietrich -
Stefano Molteni Reggio Emilia -
Eleonora Bonaretti Reggio Emilia -
Tommaso Iorio -
Cinzia Spaolonzi -
Carmen Pignataro- Coop.Teatro 91 Ass. -
Silvana Campese Napoli -
Fabiana Guarino Napoli -
Bruno Campese Napoli -
Paola Viola Napoli -
Daniele Campese Napoli -
Andrea Campese Napoli -
Giovanna Muro Napoli -
Mario Muro Napoli -
Liliana Muro Napoli -
Antonella Muro Napoli -
Alfredo Fagni, Livorno -
Fiamma Lolli, Livorno-
Michele Santoro -
Sergio Staino -
CHIARA CAVALLARO - economista -
Miriam Pellegrini Ferri - Spartaco Ferri -
Susanna Chiarenzi -
Fulvio Vallon -
Patrizia Caporossi (docente di Filosofia e Storia) -
Ancona -
L'A-Team -
Carmela, Bhavana, Elena -
ERICA REGIS GIANAS -
Donatella Monaco (Bologna) -
Massimo Pistis - Ales (OR) -
Erika Tomassone -
MARIA (MIMMI) VINOTTI-
Fausto Bertoncini-
Lucia Giansiracusa (Milano) -
Tiziana Boari-
Paolo Albertazzi-
Universita' degli studi di Bologna -
Agnese Pesando -
Matteo Vitali -
Marinella Ravettino-
Stefania Parigi-
Margherita Orsolini-
Università "La Sapienza" -
Fiorenzo Albani-
LAURA TUSSI -
Gilda Sensales -
Raffaele Ibba -
STEFANIA MAZZETTI -
Zueneli Gianco -
Benvenuti Emanuela-
Leopolda Minchillo -
Luigi Lusenti -
Mirella Morandi-
Fabio Massimo Rapiti -
VALERIO BONGIORNO (MILANO) -
LORENA CIPRIANI -
manuela meneghelli -
Agata Meneghelli - fiorenzuola d'arda - pc -
Silvia Bazzocchi -
Sergio Frigo -
Patrizia Zantedeschi -
Angelo Baracca, Firenze -
Alfio Cortonesi Università della Tuscia -
Elisabetta Addis -
Giuseppe Pappalardo -
ELINA LO VOI-
Eugenia Silvia Rebecchi -
Grossi Giuseppe -
Lidia D'Alessio -
Daniele Davalli -
Monica Gardellini -
Ingrid Facchinelli -
Susanna Giaccai, Firenze -
Maria Letizia Daldoss -
PER LIDIA MENAPACE. Rino Vaccaro -
Anna Santoro -
Ornella Pesetti - Alberto Negri -
Fabrizio Arcuri -
Cristina Romieri - Venezia Lido -
Tullio Seppi -
Antonino Drago -
Gianco Zueneli Trento -
Emanuela Benvenuti -
Daria Pozzi -
SILVIA GALIANO -
CLAUDIO PARENTELA -
Livia Mezzapesa e Nadir Lorè -
MARIA TERESA RUTI - MILANO -
Giuliana Fusaro -
Francesco Graziosi - Ancona -
Giuliano Padroni -
Carlo Cardarelli Segretario Regionale UNIONE INQUILINI MARCHE -
Maria Luisa Di Iorio -
Giampaolo Paticchio -
Antonella Urbinelli -
Maria Bonafede-
Antonella Visintin Torino -
BARBARA NALESSO - radio gamma 5 -
sottoscrivo con amore l'appello per Lidia Menapace -
Alberto Masala - poeta -
Marcello Santalucia per AceA Marche - Aderisco, con convinzione,
all'appello in favore di Lidia -
Michele Buonomo Presidente Legambiente Campania - Francesco
Forte editore -
ines barocci nata in Ancona - Grazie per avere pensato a me
intendo firmare convinta il vostro appello -
MARIA ANTONIETTA CENTARO -
FRANCAVILLA FONTANA -
BRINDISI -
Carlo Bertani -
Silvana FACCIO -
antonio ferrara -
Anna Fratarcangeli - Roma -
Ludovico Greco - Roma -
giorgio guelmani -
Gianni Sabbadini -
Maria e Giulio De la Pierre -
Pierpaolo Ascari -
Giovanni Savegnago -
Davide Pelanda -
Stefano Buratto -
Giulio Girardi -
Tiziana Masola -
Monica Pistolato -
Andrea Antonini -
CARLO CALVINI -
PATRIZIA RESITFO OLIVERA -
Andrea Pellegrini Fidenza (Pr) - Teresa Armenti - via Roma, 8/F-
85031 Castelsaraceno (Pz) - Caterina Dattoli -San Severino
Lucano (PZ) - Eugenio PASSARELLI Presidente Circolo LEGAMBIENTE
"La città del sole" di RENDE (CS) - Oreste
Mottola,
giornalista, Paestum, Salerno - Valeria Ajovalasit Presidente
nazionale Arcidonna - VALERIA BORGIA - PROPOSTE EDITORIALI - TAM
TAM - Maria Luisa Sciarra (a nome di tutte/i) Il movimento Le
Girandole (Milano) - Gianmaria Ottolini insegnante, Componente
Consiglio Comunale di Verbania - Madel Monti, Verbania del
Consiglio provinciale ANPI del VerbanoCusioOssola - Enrico
Panini, segretario generale Federazione Lavoratori della
Conoscenza Cgil - Pierluigi Scotto - Genova - Stefano Latini,
studente universitario, gestore sito "solegemello - Pietro Renzi
- PAOLO BAGNARESI - Annalisa Diaz -
Alida Manca - Luisa Salis - Luisanna Diana - Carla Fonzo -
Brancadori Pia - Ferrara Donatella - Nora Racugno -
Valeria Cao - Wanda Piras - Paola Bertolucci - Silvia Palla -
Mariarita Marongiu Sassari - Roberta Benedetti - Alessandro Di
Meo - roma, - Alessandra lombardi - Peter Patti - Wasserburg
(Germania) - Giovanni Contini - GIANFRANCO RAFALA'
Valerio Cerritelli - Via dell'Oro n° 3 - Bologna - Avvocato
- Maria Teresa Pellegrini Raho
CAMILO DUQUE - Marco Sicco - Caterina Mantoan - Ivana Boaro -
Anna La Stella - Silvia Catalino - Porto san giorgio -
Massimiliano Bigiarelli Fabriano - Maurizia Lugli san martino in
rio - Giuseppe Origgi - Bruna Montorsi - Castelnuovo R (Modena)
- Marco Ingrosso, Parma e Università di Ferrara - Arianna
Manferrari - Restifo Olivera Annarosa - Stefano Boeri -
Alessandro De Pascale nato a Torino - CARLO BORGHINI -
IVALDO VERNELLI - Maria Gabriella Guidetti - Francesca Oliva -
Marta Breda - Carbonera (Treviso) - Susanna Bernoldi
Imperia - Luisa Marano - Roma - Maria Carla Confalonieri -
Milano - Sergio Moravia - Raffaella Bacarelli - Rocco
Mancini - Elisabetta Giordani - Paolo Molteni - Giuseppe Aragno
Carmine Mignone U.I. di Salerno - Roberto Pizzutti Udine -
Alfonso De Nardo - Salerno - francesca sivori - ANGELO
ROMANO - NICOLA TRIGGIANI - GENOVA - Riccardo Putti - Antonia
Banfi di Siena - Pasquale Ricciardelli - Simonetta Notari Reggio
Emilia - Paolo Ciaccia - Piero Petrini - claudio jampaglia
- Pietro Ricchi - M. Giovanna Fadigati - Carmen Pignataro
- Giuliana Fiocco - Firenze - sergio saitta -Campi Bienzio
-Firenze - Fabio Candura
Flavia Ricci - sergio brancato - Mariacrisstina Cappellazzo -
Franca Balsamo - stefania achella, nata a S. Sebastiano al
Vesuvio (Na), - Fedele Salvatore Cooperativa sociale "Irene '95"
- Liviana Bortolussi - lucio pirillo - Eugenia Silvia Rebecchi -
PASQUA GANDOLFI Livorno - Monia Andreani - Alessandra Pauncz,
Firenze - Brunello Marzia - Susana Dorato, dall'Argentina
- Vincenzo Masotti - Cugliate Fabiasco (VA) - Stefano De Martin
- Monia Campa - Paola Lucantoni (Seminari Magistrali "Joyce
Lussu" - Ancona) - Bianca Cerri ReporterAssociati -
Roberto.Galbiati - prof. Virginio MARZOCCHI - ELISA DAVINI
VIAREGGIO (Lu) - Roberta Matteini Packaging-Graphic-Web Designer
- Giovanna Pagani della lega Internazionale delle Donne per la
Pace e la Libertà (LI) - Massimo De Santi Presidente del
Comitato Internazionale di Educazione per la Pace - Teresa
Armenti - via Roma, 8/F- 85031 Castelsaraceno (Pz) - Caterina
Dattoli -San Severino Lucano (PZ)- Pesenti Rosangela Cortenuova
(Bergamo) - Busetti Francesco Cortenuova (Bergamo) - Busetti
Giordano Cortenuova (Bergamo) - Busetti Enrico Cortenuova
(Bergamo) - Plebani Carmen Bergamo
Cremaschi Gabriella Bergamo - Bozzetto Liliana Bergamo -
Dodesini Davide Romano di Lombardia (Bergamo) - Sega Mariateresa
Venezia - Candido Elisabetta Romano di Lombardia (Bergamo) -
Verdelli Elena Romano di Lombardia (Bergamo) - La Torre Elena
Martinengo (Bergamo) - Maria Pina Ciancio –via Mezzana Salice,
220 – 85030 San Severino Lucano (PZ) - Giuseppina Ferrara -via
Provinciale 179-85040-Agromonte Magnano (PZ)-
Vincenzo Corraro, Viggianello (PZ) - Maria Letizia Peluso - Via
G. Marconi, 30 - 85059 Viggiano (PZ) - Santina Scaldaferri -via
Luigi Ciminelli - Francavilla S. Sinni (PZ) - Maria Giovanna
Chiorazzo - Carbone (PZ) - Maria Luigia Iannotti-via E.
Schettini, 33 - 85049 Trecchina (Pz) - Rita Vitrano
coordinamento pace Cinisello Balsamo (MI)
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Clicca per
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2003
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