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La vita di Elfriede
Lohse Wäcthler è drammaticamente legata alla tragedia del nazismo. Nasce
a Dresda nel 1899 e muore a soli 41anni a Pirna- Sonnenstein in una
camera a gas. Le umiliazioni subite durante la sua breve vita ed il
motivo per cui venne uccisa sono una forte testimonianza
dell’aberrazione nazista. La sua vocazione artistica
e la sua malattia, le fu diagnosticata la
schizofrenia, furono la combinazione fatale che in quegli anni
condannarono la sua esistenza. Sul piano artistico Elfriede frequentò le
avanguardie del tempo, aderì al movimento Dada ed ebbe come amici Otto
Dix e Felixmüller. Durante il regime nazista movimenti artistici come
l’espressionismo e il dadaismo vennero bollati come arte degenerata
perché contrari ai valori ed all’estetica ariana. Molti artisti morirono
nell’Olocausto.
Anche Elfriede, con i suoi personaggi
deformati e spesso rappresentati nella solitudine, fu considerata
“degenerata”: molte sue opere realizzate ad Arnsdorf furono distrutte.
Sul piano personale passò buona parte
della sua vita negli ospedali psichiatrici. La prima volta fu ricoverata
ad Amburgo, nell’ospedale Klein-Friedrichsberg, a causa di un crollo
psichico. Fu qui che realizzò le teste di Friedrichsberg, che
entusiasmarono i critici. La seconda volta, su richiesta del padre, nel
1932 fu internata nell’ospedale psichiatrico di Arnosdorf. Qui subì una
grave umiliazione: nonostante i suoi rifiuti nel 1935 fu costretta alla
sterilizzazione forzata, così come previsto dalla legge per la
prevenzione della prole affetta da malattie ereditarie. Qualche anno più
tardi fu inserita nel progetto di eliminazione di massa di adulti e
bambini disabili avviato da Hitler, il Progetto Action T4. Morì il 31
luglio 1940.
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