home

 

Artista nella storia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camille Claudel

 

  

L’opera di Camille Claudel è stata per lungo tempo soffocata dall’immagine “di allieva del grande Rodin”, con cui ebbe una tormentata relazione. Solo in anni recenti si è usciti da questo stereotipo restituendole la sua individualità e rendendo giustizia al suo talento.Camille nacque in Francia, l’8 dicembre 1864. La sua passione per la scultura si manifestò fin dall’infanzia, grazie anche all’incoraggiamento del padre che le diede il permesso di studiare all’Accademia Colarossi. A 18 anni espose per la prima volta al Salon, successivamente conobbe Rodin e divenne la sua allieva. Con Rodin visse un difficile rapporto che non fu solo amoroso ma anche di collaborazione e reciproca influenza. Lo sculture non lasciò mai la compagna ufficiale, e nel 1892 Camille decise di interrompere la relazione e di iniziare un percorso di autoaffermazione. Sono di questi anni le opere quali:  “La Vague” del 1897, “L’implorante” del 1898 e “L’età matura” del 1898, con la quale attingendo al proprio vissuto descrive l’essenza stessa della condizione umana.
Camille Claudel fu una donna determinata, volitiva ma soprattutto consapevole del suo talento. Sapeva di non essere una semplice allieva di Rodin e reclamava il riconoscimento e l’originalità del suo lavoro, ma fu schiacciata dai pregiudizi dell’epoca. Forse questa consapevolezza la condusse a quella crisi, durante la quale arrivò anche a distruggere le proprie opere.
Nel 1913 la madre ed il fratello Paul, poeta e diplomatico in carriera, la fecero rinchiudere in manicomio, dove rimase per trent’anni sino alla morte avvenuta nel 1943. Durante questo lungo periodo non si dedico più alla sua arte.
Sconvolgente è ciò che scrisse, durante l’internamento, nelle lettere spedite alla propria famiglia: “ Mi si rimprovera (oh crimine spaventoso!) di aver vissuto sola, di trascorrere la mia vita con i gatti”, “Qualcuno almeno potrebbe riconoscere il merito di originalità e dare qualche compenso  alla povera donna che hanno spogliato del suo genio: no! Un manicomio! Nemmeno il diritto ad avere una casa…..È lo sfruttamento della donna, l’annientamento dell’artista cui si vuol far sudare anche il sangue”.
Leggendo queste frasi ci si può ragionevolmente chiedere se fu la malattia mentale o il pregiudizio, che confondeva il genio di una donna con la follia, a determinare questo lungo e inspiegabile ricovero. Lo stesso fratello disse di lei “Mia sorella Camille aveva una bellezza straordinaria, un’energia, un’immaginazione, una volontà del tutto eccezionali. E tutti questi doni superbi non sono serviti a nulla; dopo una vita estremamente dolorosa, è pervenuta a un completo fallimento”. Le richieste di Camille di poter tornare  a casa non furono ascoltate dai suoi familiari, che consideravano il suo anticonformismo socialmente imbarazzante. “Tenetevela ve ne supplico, ha tutti i vizi non voglio rivederla” così scriveva la madre al direttore del manicomio. Visse per trent’anni sola ed abbandonata, pagando un prezzo troppo alto il suo essere donna e artista. E questa forse è l’unica verità.

 

 Le opere

 

 

 

L'età della maturità

 

L'implorante

 

Le Valse

 

Sakuntala

 

La Vague

 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo