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Artista nella storia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Artemisia Gentileschi

 

 

Artemisia Gentileschi nacque a Roma l'otto luglio del 1593. Era la primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudentia Montone. 

Fin dall'infanzia fu istruita per diventare un'artista dimostrando  subito una certa abilità verso la pittura, a cui incominciò a dedicarsi attorno al 1605. Ma a quei tempi per una ragazza il sogno di una carriera artistica era fortemente ostacolato. Tuttavia Artemisia Gentileschi non si arrese. Nell'estate del 1611 Artemisia conobbe Agostino Tassi, un pittore di paesaggi e di vedute marine, il padre Orazio gli affidò la figlia per insegnarle come costruire la prospettiva in pittura. Ma Tassi si spinse oltre l’insegnamento, si  approfittò della giovane e la violentò. Ci fu un processo. All'inizio Tassi promise di riparare con un matrimonio ma in seguito dichiarò che la ragazza era inaffidabile sostenendo che era già stata con altri uomini. Fu un periodo difficile per Artemisia che dovette dimostrare la propria verginità prima dello stupro, in un epoca in cui non esserlo poteva giustificare la violenza subita.  Dopo il processo Artemisia continuò a dipingere e incominciò a sviluppare uno stile più propriamente personale. Ed è in questo periodo che dipinse 'Giuditta che decapita Oloferne [Napoli 1612, Museo Capodimonte], che rappresenta una delle scene più violente della Bibbia e che probabilmente rispecchia lo stato d'animo che la sconvolse durante il processo. Il realismo e il drammatico chiaroscuro richiama le opere precedenti di Rubens e di Caravaggio.

Visse in luoghi diversi, dal 1614 al 1620 a Firenze dove ebbe il sostegno di diversi benefattori della città, tra cui la Famiglia Medici e la Famiglia Buonarroti. Divenne amica di Galileo Galilei con il quale incominciò una fitta corrispondenza. Dal 1620 al 1638 visse a Genova, Venezia, Roma e Napoli dove lavorò insieme a Velazquez.

Nel 1638 si trasferì in Inghilterra e soggiornò  a corte dei Re Charles I° e della regina Henrietta Maria ed in questa circostanza lavorò per la prima volta insieme al padre. Nel 1642 tornò a Napoli dove morì nel 1653.

Ciò che rimane della sua vita e della sua esperienza artistica sono 34 dipinti e 28 lettere.

 

 

 Le opere

 

 

Susanna e i Vecchioni  1610

 

Immagine:GENTILESCHI Judith.jpg

 

Giuditta che decapita Oloferne 1620

 

 

Immagine:Gentileschi judith1.jpg

 

Giuditta con la sua ancella 1618-19

 

Immagine:Artemisia Gentileschi Selfportrait Martyr.jpg

 

Autoritratto come martire 1615


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