Dove,piccolo uccello di poltrona,
tra
altopiani turchi e spume di Dervisci,
dove,
anima mia, conduci quei grovigli
dell’essere
che ti
fanno nido?
Posso
nella distanza averti intera,
senza
fughe di quotidiano o tentennamenti,
con la
speranza di un tuo sorriso,
che in una
spiaggia di luce,
nel
piccolo cajshop del paese,
ti
riconduca a me,
a quel
sogno antico
che, per
tanto tempo,
ha
arrossato la bocca della vita.
QUEL
TUO AMORE CIECO
Quel tuo
amore cieco
che nidi
neri
m’aggroviglia ai capelli
e
farfalle quotidiane di speranza,
quel sentimento che covi
incurante di colate grigie o rosse
che
ti fa pesco
non più isola alla deriva o alga smarrita
che ti costringe all’orrore e alla misura
che cantileni fermo nell’attesa
di una metamorfosi improvvisa.