|
A mia figlia, castelli
Ho costruito su di te un castello
in aria.
Di nuvole variava, il panorama
mai fisso
mai uguale
draghi, streghe
o angeli di sogni.
Ancora
allora
eri dentro di me,
io che di mura ti proteggevo,
tu che nel mare primordiale
di vita
nuotavi
verso me.
Ho vinto la battaglia più dura di tutta la guerra
insieme a te,
fra risa ed urla mescolate
insieme.
La roccaforte dalle mura
verdoline
con il suo odore di sangue
il suo sapore ferrigno
fu da noi espugnata.
Il parto:
ed un eroico grido
ci ha viste vincitrici
entrambe
insieme unite da un abbraccio
nel dolore
che si mutava già in ricordo.
Ho architettato insieme a te
castelli di carte,
carponi
sferrando attacchi
alle guglie, alle torri, ai bastioni
cintati di merli
insidiosi di equilibri instabili.
Crollavano i manieri,
al suono delle risa
di te, di bimba,
di giochi e di colori.
Hai scolpito poi per me
castelli di sabbia,
con decori di conchiglia,
con desideri di meraviglia.
Bastava un’onda a portarli via,
bastava un mio sorriso e ti sentivi
di nuovo
la Principessa mia.
Hai smesso coi castelli
hai smesso con le fiabe
hai preso a camminare nel traffico mondano delle
strade,
troppe streghe, poche fate.
Dicono che sei grande,
che io “C’ero una volta…”
ma io cerco la pietra per base a quel castello,
il più bello,
per te,
per sempre principessa
per sempre figlia mia.
Per te,
che un dì nel mare dentro
mi nuotavi,
per me,
che forse poche fiabe t’ho narrato
lavoro ad un castello
che ti desidera regina
signora onnipotente di una fiaba.
Serenità, ha nome quel castello.
Vita, la fiaba che ti narrerei.
Contenta, felice col tuo principe
è come ti vorrei.
È bianco
È bianco come un destino
il tuo diniego di adolescente
e ascolto attenta le tue canzoni per dare senso
ai miei perché su cui rincalzi i tuoi niente.
È bianca la notte che implori
perché di giorno non è speciale
diverso è cambiare moda
lo stesso jeans che v’imbroglia un uguale.
Bianco è sul piatto eroico
della promessa che chiedi a un digiuno
bianco di compromessi
senza richieste che permetti a nessuno.
Bianco è un vestito d’inganni che indosso
che ai tuoi occhi è una colpa perché bianco è un
vestito
di un tempo finito, che non è un abito mio
che hai scoperto l’imbroglio e chiami stile menzogna
che ho preso in prestito a Dio.
Bianco è un divano da sola
e tu hai già preso la porta sul mio gridato parlare
che tu contesti pretese
che io magari anche solo promesse.
È inutile un adesso di sprechi a parole.
È più semplice dopo con un SMS.
Bianco è di un sogno sciupato
il ricordo di un mondo che volevo cambiare
che la chiave era il dialogo che ora vedo svanire
come la notte al risveglio
perché io dico madre e tu dici figlio.
È bianco il mio senso voluto al discorso che voglio
che resta
che è dietro a questa delle pagine scritte
perché ai tuoi sogni sia tu a dar parole
aprendo a un viaggio le mani per progettare un domani
in una pagina che ha sembiante canuto di un capo
stanco
ma ha bevuto di luce tutti i colori del mondo
anche se ha il
volto a pretendere di un foglio bianco.
Mi chiamo
Elisabetta Comastri e sono nata a Perugia 46 anni fa. Spoleto mi
ha adottato quando avevo solo 6 anni e mi ha donato l’aria giusta
per far nascere e crescere in serenità i miei 4 figli. Insegno
Italiano e Latino al Liceo scientifico e le mie passioni sono la
lettura, la scrittura e il teatro. Nel 2005 ho pubblicato il mio
primo libro di poesie, “Il volo”, ed. Morlacchi, Perugia, finalista
al premio Città di Arona 2006. Dal 2005 ho partecipato a molti
concorsi letterari, ricevendo più di 60 riconoscimenti, di cui 9
primi posti, varie altre volte il 2° o il 3° posto e numerose
segnalazioni di merito. Il più grande dono che ricevo dalla
scrittura è la serenità della lentezza che la pagina sempre mantiene
e che la vita spesso mi toglie. Con le mie composizioni partecipo
spesso a reading di poesia e nel 2009 ho allestito uno spettacolo
teatrale dal titolo “Non avevano cravatte…”, per la regia di Carlo
Del Giudice. Nel 2009 sono stata insignita del premio Talegalli
dalla Associazione Amici di Eggi – Spoleto, quale riconoscimento per
la mia attività di scrittura.
|