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LUNE DI PRIMAVERA 2010

 
 

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Bando

 
 
 

 

A mia figlia, castelli

Ho costruito su di te un castello

in aria.

Di nuvole variava, il panorama

mai fisso

mai uguale

draghi, streghe

o angeli di sogni.

Ancora

allora

eri dentro di me,

io che di mura ti proteggevo,

tu che nel mare primordiale

di vita

nuotavi

verso me.

 

Ho vinto la battaglia più dura di tutta la guerra

insieme a te,

fra risa ed urla mescolate

insieme.

La roccaforte dalle mura

verdoline

con il suo odore di sangue

il suo sapore ferrigno

fu da noi espugnata.

Il parto:

ed un eroico grido

ci ha viste vincitrici

entrambe

insieme unite da un abbraccio

nel dolore

che si mutava già in ricordo.

 

Ho architettato insieme a te

castelli di carte,

carponi

sferrando attacchi

alle guglie, alle torri, ai bastioni

cintati di merli

insidiosi di equilibri instabili.

Crollavano i manieri,

al suono delle risa

di te, di bimba,

di giochi e di colori.

 

Hai scolpito poi per me

castelli di sabbia,

con decori di conchiglia,

con desideri di meraviglia.

Bastava un’onda a portarli via,

bastava un mio sorriso e ti sentivi

di nuovo

la Principessa mia.

 

Hai smesso coi castelli

hai smesso con le fiabe

hai preso a camminare nel traffico mondano delle strade,

troppe streghe, poche fate.

Dicono che sei grande,

che io “C’ero una volta…”

ma io cerco la pietra per base a quel castello,

il più bello,

per te,

per sempre principessa

per sempre figlia mia.

 

Per te,

che un dì nel mare dentro

mi nuotavi,

per me,

che forse poche fiabe t’ho narrato

 lavoro ad un castello

che ti desidera regina

signora onnipotente di una fiaba.

 

Serenità, ha nome quel castello.

Vita, la fiaba che ti narrerei.

Contenta, felice col tuo principe

è come ti vorrei.

 

È bianco

È bianco come un destino

il tuo diniego di adolescente

e ascolto attenta le tue canzoni per dare senso

 ai miei perché su cui rincalzi i tuoi niente.

 

È bianca la notte che implori

perché di giorno non è speciale

diverso è cambiare moda

lo stesso jeans che v’imbroglia un uguale.

 

Bianco è sul piatto eroico

della promessa che chiedi a un digiuno

bianco di compromessi

senza richieste che permetti a nessuno.

 

Bianco è un vestito d’inganni che indosso

che ai tuoi occhi è una colpa perché bianco è un vestito

di un tempo finito, che non è un abito mio

che hai scoperto l’imbroglio e chiami stile menzogna

che ho preso in prestito a Dio.

 

Bianco è un divano da sola

e tu hai già preso la porta sul mio gridato parlare

che tu contesti pretese

che io magari anche solo promesse.

È inutile un adesso di sprechi a parole.

È più semplice dopo con un SMS.

 

Bianco è di un sogno sciupato

il ricordo di un mondo che volevo cambiare

che la chiave era il dialogo che ora vedo svanire

come la notte al risveglio

perché io dico madre e tu dici figlio.

 

È bianco il mio senso voluto al discorso che voglio che resta

che è dietro a questa delle pagine scritte

perché ai tuoi sogni sia tu a dar parole

aprendo a un viaggio le mani per progettare un domani

in una pagina che ha sembiante canuto di un capo stanco

ma ha bevuto di luce tutti i colori del mondo

anche se ha il volto a pretendere di un foglio bianco.

 

 

Mi chiamo Elisabetta Comastri e sono nata a Perugia 46 anni fa. Spoleto mi ha adottato quando avevo solo 6 anni e mi ha donato l’aria giusta per far nascere e crescere in serenità i miei 4 figli. Insegno Italiano e Latino al Liceo scientifico e le mie passioni sono la lettura, la scrittura e il teatro. Nel 2005 ho pubblicato il mio primo libro di poesie, “Il volo”, ed. Morlacchi, Perugia, finalista al premio Città di Arona 2006. Dal 2005 ho partecipato a molti concorsi letterari, ricevendo più di 60 riconoscimenti, di cui 9 primi posti, varie altre volte il 2° o il 3° posto e numerose segnalazioni di merito. Il più grande dono che ricevo dalla scrittura è la serenità della lentezza che la pagina sempre mantiene e che la vita spesso mi toglie. Con le mie composizioni partecipo spesso a reading di poesia e nel 2009 ho allestito uno spettacolo teatrale dal titolo “Non avevano cravatte…”, per la regia di Carlo Del Giudice. Nel 2009 sono stata insignita del premio Talegalli dalla Associazione Amici di Eggi – Spoleto, quale riconoscimento per la mia attività di scrittura.

 

 

 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo