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LUNE DI PRIMAVERA 2010

 
 

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Bando

 
 
 

 

Doriana Bruni
 

Umbra di origine e piemontese di adozione. È nata nel 52, quando la Regina Elisabetta d'Inghilterra è salita al trono, ma ha scelto di studiare inglese più influenzata dai Beatles che dal resto della cultura anglosassone. Si è laureata a pieni voti in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Siena nel 1976 e da allora ha sempre insegnato inglese, prima in Italia e adesso in Africa ( Liceo Marconi di Asmara). Ha accompagnato gruppi di studenti all'estero e ha avuto la funzione di animatrice in varie occasioni .
Questo è l'aspetto che più ama del suo lavoro.
Nel tempo libero si divide tra i suoi amori: lettura, scrittura, cinema e soprattutto qualche sana risata con gli amici. Ha contribuito, come autrice, a raccolte di racconti pubblicati dalle Edizioni Celid di Torino.
Ha avuto brevi esperienze di cabarettista e si è aggiudicata qualche  premio in concorsi di scrittura comica. Per “Diversamente figa” ha tratto spunti non solo dalla sua esperienza, ma anche da quella di donne che conosce bene.

 

Diversamente figa

 

Permettete che mi presenti.

Cinque minuti di narcisismo non si negano a nessuno.

C'è chi ci costruisce una carriera sopra,

io posso almeno basarci la mia terza età.

Del resto sono andata in pensione

per avere il tempo di decidere cosa farò da grande.

 

Cominciamo dalle origini.

Sono nata in un paese la cui immagine è usata per la pubblicità di un tranquillante. Io però me ne sono andata per stare più tranquilla.

Libera dal gossip di paese.

Negli anni Settanta ero una ragazza entusiasta di aderire a una religione chiamata “liberazione della donna”. Ancora non so se mi sono liberata o imprigionata, ma so che non occorreva scegliere tra lavoro o famiglia: era molto naturale e semplice fallire in entrambi i campi.

Poi, magari, utilizzare il fallimento per farne qualcosa di artistico : una buona idea! Il difficile è decidermi prima che due terzi dei miei neuroni siano deceduti e quasi tutte le sinapsi siano in rilassata fase di pre-pensionamento, senza alcuna voglia di lavorare.

Quando mi chiedono se sono sposata, mi viene da rispondere:

“Beh, in realtà mi risulta già difficile convivere con me stessa”.

E poi non sposarsi aiuta ad evitare il divorzio, una delle maggiori cause di stress, come è scritto in tutti i libri di psicologia.

Per quanto riguarda la maternità, ho impiegato una tale energia per cercare di decidere se avere un figlio o no, che con le stesse energie avrei tirato su una coppia di gemelli.

Quando sono arrivata ad avere una conoscenza di me stessa sufficiente a fare questa difficile scelta, ero, in ogni caso, alla vigilia della menopausa.

Ecco: alcuni problemi si risolvono così, da soli, e per noi pigri questa è una gran risorsa.

Non mi sono riprodotta: non c'è in giro alcuna fotocopia di me stessa, ma c'è sempre qualcuno che mi sceglie come madre putativa. Putativo: un aggettivo che mi riporta alla mia infanzia e al catechismo; S. Giuseppe è il padre putativo di Gesù.

Mai nessun prete che dicesse “padre non biologico” oppure “padre adottivo”. Sempre putativo. Scommetto che, se potesse parlare, questo aggettivo direbbe che si è stufato di stare solo e sempre con S. Giuseppe. Allora lo adotto: sono madre putativa delle mie amiche che, ogni tanto, hanno la sindrome dell'orfanella.

Come le capisco. Orfane/i di genitori viventi ce ne sono (o siamo?) tante/i. Adottiamoci a vicenda, magari part-time, e risparmiamo su pratiche burocratiche o psicanalista.

Tornando alla menopausa, direi che è, sì, una svolta.

Le americane la definiscono giustamente The Change.

Cosa cambia? Le voci del bilancio: alla voce anticoncezionali si sostituisce integratori alimentari a base di isoflavoni di soia. Il mio integratore preferito è “Menovamp”. Non si capisce se il nome si riferisca alle vampate che diminuiscono, usandolo, oppure al fatto che si diventa meno vamp, meno sexy.

Un altro cambiamento importante è che, non dovendo trasmettermi biologicamente, ho imparato a considerare con più  benevolenza quegli esemplari maschili che non sarebbero stati adatti alla riproduzione, ma che possono servire ad altri usi.

Su questo punto tornerò tra un minuto e allora tutto sarà più chiaro.

Ora, mentre sto attraversando la mia seconda età adulta, ogni tanto mi chiedo: “Ho realizzato i miei sogni di ragazza?”.

Non lo so… di sicuro ho realizzato qualche incubo.

Per esempio, sono uscita con un uomo che non è bello, ma piace alle donne per le sue qualità immorali. Quando scopri che ha passato il week-end con un'altra e gli chiedi spiegazioni, lui risponde: “Perché no, volevi che restassi in casa ad annoiarmi?”.

C'è anche stato uno che mi ha detto: “Ti lascio perché voglio darti il tempo di fare un figlio... con un altro uomo. Te ne resta poco, per decidere”.

Che perla di uomo, di una sensibilità mostruosa.

Va bene, lo ammetto: non sarà stato l'uomo ideale, ma secondo me una donna, mentre aspetta l'uomo giusto, ha il diritto di divertirsi con quelli sbagliati, e intanto imparare. Perché, come accennavo prima, gli uomini cosiddetti sbagliati sono una risorsa, non vanno buttati via, ma  tenuti di riserva per usi diversi.

Pensate che addirittura in certi Paesi molto evoluti e civilizzati li mettono in appositi cassonetti per la raccolta differenziata, molto grandi e di plastica trasparente, con delle etichette del tipo “egocentrici incorreggibili” oppure “emotivamente analfabeti”.

 Io sono favorevole allo sviluppo sostenibile e, se qualche donna ce la fa a sostenerli, può prenderli dal cassonetto giusto e riutilizzarli.

Alcuni sono davvero irresistibili e, in effetti, io non ci resisto nemmeno una settimana. Però sono una palestra di vita, un allenamento per il cervello, specialmente per tener vivo il senso dell'umorismo. Pensate all'Autrice di Sex and the City: se non avesse mai frequentato uomini sbagliati avrebbe forse avuto tante idee per altrettante sceneggiature di successo?

Comunque, avrei anche un elenco di frasi che, se pronunciate, rendono automatico l'inserimento, quale ospite, in un cassonetto specifico. Eccole:

-         Sei una persona stupenda: non ti merito.

-         Saresti perfetta per me, ma dovresti avere 10 anni di meno.

-         È vero che stiamo insieme da un anno, ma non è scoccata la scintilla: sei solo un’amica.

-         Restiamo solo amici. Mi sento limitato da questa relazione.

-         Non aspettarti troppo da me, amo la mia indipendenza.

-         Non ti montare la testa, non ti entusiasmare troppo.

-         Ti lascio perché ti desidero troppo e preferisco starti lontano, perché non sono in grado di resisterti.

-         Ti lascio perché ti voglio troppo bene.

-         Ti lascio perché sei troppo intelligente.

-         Ti lascio perché sei la persona giusta al momento sbagliato.

-         Ti lascio perché sono confuso e non voglio farti male:

tra due mesi soffriresti troppo, ne usciresti distrutta.

 

Frasi come queste ti rimangono impresse per sempre nella memoria, sono uno stimolo per i neuroni che vorrebbero morire, ma non ce la fanno, perché hanno senso di responsabilità e sanno che bisogna  tramandare il senso del ridicolo da generazione in generazione.

È anche vero che qualche frase così l'abbiamo pronunciata tutti nella vita: diventare adulti sensibili non è facile per nessuno. Ma una donna sopra gli “anta” generalmente sa che, in quei momenti,  non ha dato il meglio di se stessa. Sì, noi abbiamo una certa familiarità con il senso di colpa, ma mi piace pensare che uno sguardo ironico sui propri errori sia ancora una virtù.

 

Alcuni uomini della mia generazione, lungi dall'essere spreconi e instabili nelle relazioni con le donne, possiedono, al contrario, l'arte di utilizzarci a seconda delle occasioni, secondo il principio   per  cui “della donna non si butta via niente”.

Sono uomini  maturi e accorti, in genere animali metropolitani, che possiedono un set completo di donne prêt-à-porter per i diversi usi. Non  lasciano mai del tutto una fidanzata, non  buttano via nulla, proprio come facevano le massaie di un tempo con il maiale. Nel “portafoglio-donna” non può mancare quella di    rappresentanza, di classe e bon ton, che va bene per le occasioni ufficiali. Diversa e complementare a quella spiritosa, divertente a letto o fuori dal letto, o meglio in entrambi i luoghi. Un' altra sa organizzare bene la casa e lo studio, tutta ordine e metodo, ma poca immaginazione. Poi c'è l’ottima socia in affari. E ancora quella che sa tutto di lui, perché lo conosce sin dalle elementari, non lo ha mai perso di vista, e quindi è una confidente e un’amica, forse un poco innamorata, ma anche rassegnata e realista. C'è poi quella che avrebbe un buon talento di madre, una persona di grande intelligenza emotiva, che sa prendersi cura degli altri, specie quando sono in difficoltà, e così via.

Terminare una relazione sentimentale con una di queste figure femminili non è semplice e non è conveniente, perciò il nostro  uomo non è mai il classico sciupa-femmine mordi -e- fuggi, ma preferisce conservare e collezionare.

Se facesse altrimenti, la donna diverrebbe una ex e l’uomo perderebbe il servizio prezioso di cui lei era titolare e dispensatrice.

Che fare allora? Creare una sorta di harem all'occidentale, con legami non legali, ma preziosi.

Avere una pseudo-famiglia può far comodo anche a noi singole, non sempre fortunate con i legami di tipo biologico.

Può essere confortevole avere intorno una specie di “comunità”, che rimane in piedi anche quando il rapporto sentimentale perde lo smalto, delude, si ridimensiona.

In questo senso le candidate più adatte ad entrare nel club siamo noi signore negli anta, perché abbiamo imparato a non aspettarci troppo dall’amore romantico o, meglio, imparato a convivere con la grande imperfezione degli amori disponibili sul mercato. Sia per loro che per noi è meglio non buttare via niente. Ci pensa già il tempo a sfoltire un po'.

Questa tendenza al riuso è poi in sintonia con la cultura del non spreco e della sensibilità all'ambiente, perciò ci si sentiamo anche un po’ impegnate in una nobile causa civile, e quindi in pace con  le nostre coscienze.

Purtroppo, quando osservo invece i miei amici più giovani, vedo che il precariato, sia sentimentale che economico, è una vera piaga. Molti potenziali amanti o coniugi assumono o vengono assunti con contratti diversi, ma raramente a tempo indeterminato: i fidanzati di ruolo non vanno più di moda.

Molto frequenti sono i co-co-co e i fidanzati a progetto.

Ma anche i supplenti annuali possono aiutare, in certi casi.

Fanno curriculum. E ci sono addirittura quelli che liberamente scelgono la “prestazione occasionale e saltuaria”.

 

Una mia amica voleva un fidanzato normale.

NORMALE: le piaceva molto la parola.

Non ho mai capito bene i parametri di normalità.

Però quando ne ha trovato uno con i capelli, le gambe dritte, le dita delle mani dritte e anche quelle dei piedi dritte - come ripeteva spesso - ha detto che era normale.

Dovevano essere quelli i criteri giusti: niente di storto, come diceva lei.

Aveva incontrato uno con cui poteva uscire, fare shopping, cucinare: era normale e lei era felice.

Poi un bel giorno non si è fatto più vivo. Sparito senza spiegazioni.

Lei era stupita e amareggiata.

Nessuno l'aveva avvisata che il suo era un contratto a tempo determinato.

Proporrei un sindacato per le amanti e gli amanti precari.

A loro si può attribuire il TFR: trattamento di fine rapporto?

 

In ogni caso, io sono sempre grata ai miei ex-fidanzati: sono un tale patrimonio di esperienze, una miniera di idee…

Per esempio, io colleziono da tempo le frasi che mi vengono dette al primo incontro.

C'è stato un signore che, nel corso della prima cena insieme, mi ha chiesto: “Tu non conti le calorie?”

 A dire il vero, no, non le conto.

È già faticoso controllare il conto in banca, il conto delle assenze degli allievi a scuola, i numeri delle password per tutti i siti internet di cui sono utente, figuriamoci il conto delle calorie ogni giorno.

Se ho voglia di un gelato lo mangio, senza prendere prima la calcolatrice. Mi lascio tentare da una pizza, da due spaghetti aglio e olio, da un risotto, da una pasta al pesto: vivo nel peccato!!!

A volte mi spingo persino a peccare con pane e salame.

 

In quel bar ci sono solo carboidrati! mi ha detto un'amica.

Prima non si diceva: “Solo panini e pizzette”?

Quando è avvenuta la svolta storica? Me la sono persa.

Dovrei dire al barista: “Vorrei un carboidrato con panna e uno normale”?

Chissà in che contenitore sta un carboidrato: small, medium o large?

Al supermercato c'è un dessert chiamato Senza peccato:

credo voglia dire “con pochi zuccheri”. Se compero il tiramisù farò peccato mortale o veniale?

Propongo l'installazione di alcuni confessionali (belli, laici, post-moderni) davanti al supermercato. Per purificarci, igienizzarci l'anima e il corpo, e poi volare a casa leggeri, liberi, senza macchia.

Penso che qualche rappresentante del ramo più progressista della Chiesa potrebbe essere favorevole a questa idea.

Ogni tanto anche le autorità religiose amano le riforme.

Per esempio, poco tempo fa hanno abolito il limbo.

Ma dico... ci sarà un'altra ondata di profughi! Nel limbo ci vivevamo in tanti: vite inconcludenti, progetti incompiuti, amori rimasti a metà, chiarimenti che non sono stati mai accolti, equivoci rimasti tali, dolori inascoltati, ambizioni stroncate, false partenze...

E anche adesso sono tra malinconia e risata: un altro limbo.

 

Le riviste di psicologia consigliano, per ottenere la dose quotidiana di felicità che non uccide, di fare un elenco delle proprie risorse e dei propri talenti.

Ora lo faccio, che bello, pregusto già un aumento di autostima, un'iniezione di ottimismo quasi americano.

Quello che mi piace della mia personalità è la mia grande capacità di perdere tempo, la mia naturale indolenza, l'amore per l'ozio creativo, la capacità di svegliarsi a mezzogiorno e poco dopo... fare la pennichella! Non è facile, provate per credere.

Dicono gli psichiatri che al mattino è facile deprimersi:

ma basta alzarsi a mezzogiorno ed evitiamo di odiare noi stessi.

Se proprio dobbiamo lavorare, meglio lavorare su se stessi:

molto più divertente che lavorare e basta.

Mentre lavoro su me stessa parlo con le amiche, vado al cinema, leggo bei libri, ascolto conversazioni interessanti.

Bella differenza rispetto a star seduti per ore in un ufficio di fronte a numeri muti o persone arrabbiate che aspettano da te una soluzione.

Andare in palestra? No, beh, anche il suono della parola è stressante. Richiede un sacco di energia pronunciare PA-LE-STRA, con questa esse impura nella terza sillaba.

Piuttosto che pormi obiettivi ambiziosi, darò una mia definizione di successo: se ho mangiato e non sono stata mangiata per più di cinquant'anni, dal punto di vista di Darwin, è un successo.

Il bicchiere è mezzo pieno.

 

Ecco, ho scelto a priori di essere ottimista e ho i miei trucchetti per non deprimermi. Sempre stata una brava allieva, anche dei guru che scrivono sulle riviste.

Così, se vedo una signorina alta, bella, snella, palestrata, abbronzata, aziendale, dirigenziale, cortese, con la erre francese... penso: “Speriamo che le puzzi l'alito!”.

Confesso: questa è una strategia do-it-yourself, da autodidatta, ma funziona.

Sembra che l'invidia ci possa indicare la direzione verso cui andare. Ma non posso certo sperare di andare verso una nuova giovinezza, una diversa altezza, una dinamicità maggiore nella terza età... allora mi gusto i piaceri dell'immaginazione, la mia droga preferita.

Immaginare un bel pezzo di gnocca mentre le scappa una puzzetta dal suo bel fondo-schiena, al primo appuntamento amoroso, dà già un certo sollievo.

Vi consiglio di provare questi semplici, economici mezzucci per mantenere l'autostima.

Tutti possono soffrire di colon irritabile, pensate a questa semplice verità e tiratevi su il morale.

 

Un momento critico per il mio senso di inadeguatezza è il rientro in città, a settembre, dopo le ferie.

Un bagno di realtà più fastidioso della pioggia autunnale.

Mi vengono incontro bollette, doveri, problemi non risolti, commissioni rimaste a metà, tutti in un balletto festoso come in un musical stile Tutti insieme appassionatamente. Vorrei tanto avere i poteri di Mary Poppins e di tutti gli altri ruoli di Julie Andrews messi insieme per far fronte a tutto con leggerezza.

Apro una parentesi: il mio sogno è vivere dentro un film americano: tutti i problemi, alla fine, trovano la soluzione più intelligente, tutti chiedono scusa al momento giusto, capiscono i loro errori, si pentono, maturano, cambiano, si evolvono in meglio. Non ci sono nevrosi stabili, senza possibilità di redenzione.

Fino a poco tempo fa mi consolavo paragonandomi alle protagoniste della serie televisiva di successo Sex and the city. Avevamo le stesse aspirazioni: essere singola e sposata nello stesso tempo. Affrontavamo insieme le contraddizioni di donne né giovani né vecchie: i conflitti, la difficoltà di scegliere, i ritmi frenetici.

Mi rendevo conto, tuttavia, che le tentazioni di vita spericolata erano e sono assai minori: non ho il loro lavoro vario e prestigioso, il loro reddito, la loro bellezza, e non ho più neanche la loro età.

A questo punto mi basterebbe avere un abbraccio consolatorio quando ne ho bisogno, altro che sesso sfrenato.

A proposito, perché nessuno ha mai pensato di istituzionalizzare una nuova figura professionale emergente, il “prostituto dell’abbraccio amicale”? Secondo me ci sarebbe una grande richiesta, un gran mercato in espansione. Altro che gigolò: qualcuno che ti abbraccia sinceramente “al bisogno” è più utile e prezioso.

 Noi donne di solito preferiamo l’amore al sesso, o meglio attraverso l’uno cerchiamo l’altro. In quale ordine? Può darsi che cambi con l’età. Qualcuno mi ha detto che mentre da giovani si arriva all’amore partendo dal sesso, da vecchi si arriva al sesso partendo dall’amore. È interessante, non vedo l'ora di sperimentarlo. Forse non sono abbastanza vecchia per l'amore  

( ma allora c'è ancora spazio per migliorare? Buona notizia!) .

Nel frattempo mi sembra che partenze e arrivi siano più rari di quando scioperano i controllori di volo, poiché capita spesso di stare fermi sempre nello stesso posto, o situazione stagnante, conciliando tranquillamente l’assenza di sesso  e di amore.

Ancora una volta non c’è problema di scelta.

Come al solito, la vita è un ottimo allenatore per le perdite e, perdendo cose, il bagaglio si sfoltisce e diventa più leggero. Una grande risorsa per coloro che non amano scegliere.

 

Mi è venuta un'idea: creare un gruppo di auto-aiuto per donne di mezza età. Sarei una specie di guru ( c'è il femminile di guru?) .

Primo passo: affrontiamo i rimpianti e curiamo le ferite.

Ho pensato ad una soluzione, ispirata a un procedimento burocratico che tutti conosciamo.

Se negli anni passati vi è capitato di pagare l’ICI in ritardo per l’appartamento in cui abitate, avete dovuto mettere una crocetta accanto alla voce “ravvedimento”, nel modulo postale.

Anch'io l'ho fatto e ho pensato: “Potrò pagare una lieve sanzione, ravvedermi, farla finita con i sensi di colpa, riempire un bollettino, fare la fila alle Poste e poi non pensarci più, per le situazioni  esistenziali che definirei errori?”. Adesso ve le propongo:

- Ho avuto un fidanzato che poteva essere un buon compagno quando ero intorno ai vent’anni; l’ho lasciato perché volevo essere libera e sperimentare di più la “stronzaggine” che c’è in giro, in modo da poterlo raccontare adesso. Ora potrò ravvedermi, spiegare a lui perché l’ho fatto, essere perdonata una volta per tutte, e andare avanti più leggera?

- Ho lasciato la graziosa cittadina in riva ad un lago in cui ero nata; sono andata a vivere in una metropoli del nord, non perché non avessi lavoro, ma perché volevo una vita più movimentata, magari anche più frenetica e con più stimoli, una vita spericolata. Come Troisi in Ricomincio da tre: non ero emigrata, ma volevo viaggiare. Adesso, dopo trent’anni, direi insieme a Totò: “Ma noi perché li dobbiamo fare questi esperimenti?”.

Devo ancora portare una T-shirt con la scritta: Sto lavorando sodo per fabbricare il mio prossimo errore?

Eppure, qualcuno dice che passiamo la prima metà della vita a commettere errori e la seconda a cercare di correggerli. Sono ancora nella prima metà? Devo essere longeva, è una buona notizia.

Allora: mi basta mettere una crocetta su “Ravvedimento”, come quando pago l'ICI e poi cantare Je ne regrette rien con la Piaf, libera e bella?

Oppure, quando faccio la dichiarazione dei redditi, mentre chiedo il rimborso dell' Irpef pagata in eccesso, posso anche chiedere che mi venga restituito l'iper-affetto, o affetto mal riposto?

Ho già pagato parecchi contributi alla nobile causa della redenzione impossibile del narciso nostrano, adesso potrei chiedere qualche risarcimento...

Adesso, da tutta questa ricostruzione di carriera sentimental-esistenziale, avrete capito che ho qualche idea personale ( dite pure bizzarra) sulla vita, sull'amore e sulla morte.

Quello che trovo difficile è decidere se buttare via gli avanzi della cena, che tengo in frigo da otto giorni. Sono arrivata alla seconda metà della vita senza essere riuscita a mettere in ordine nemmeno la cucina. Ma chi ha detto che le cucine devono essere ordinate? E il pavimento pulito? Come può essere pulito un oggetto che viene continuamente calpestato?

Avrete anche capito che in realtà non sono pigra come sembro: la mia è una dinamicità interiore. Una di quelle che “non si vedono bene che col cuore”. L'essenziale è invisibile agli occhi, come direbbe Il Piccolo Principe.

Sono diversamente attiva, diversamente bella, diversamente giovane, diversamente cool, diversamente glamorous, diversamente trendy, diversamente figa. Evviva il politically correct che aggiusta tutto!

 

 

 


Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo