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Doriana Bruni
Umbra di origine e piemontese di adozione.
È nata nel 52, quando la Regina Elisabetta d'Inghilterra è salita al
trono, ma ha scelto di studiare inglese più influenzata dai Beatles
che dal resto della cultura anglosassone. Si è laureata a pieni voti
in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Siena nel 1976 e
da allora ha sempre insegnato inglese, prima in Italia e adesso in
Africa ( Liceo Marconi di Asmara). Ha accompagnato gruppi di
studenti all'estero e ha avuto la funzione di animatrice in varie
occasioni .
Questo è l'aspetto che più ama del suo lavoro.
Nel tempo libero si divide tra i suoi amori: lettura, scrittura,
cinema e soprattutto qualche sana risata con gli amici. Ha
contribuito, come autrice, a raccolte di racconti pubblicati dalle
Edizioni Celid di Torino.
Ha avuto brevi esperienze di cabarettista e si è aggiudicata
qualche premio in concorsi di scrittura comica. Per “Diversamente
figa” ha tratto spunti non solo dalla sua esperienza, ma anche da
quella di donne che conosce bene.
Diversamente figa
Permettete che mi presenti.
Cinque minuti di narcisismo non si negano a nessuno.
C'è chi ci costruisce una carriera sopra,
io posso almeno basarci la mia terza età.
Del resto sono andata in pensione
per avere il tempo di decidere cosa farò da grande.
Cominciamo dalle origini.
Sono nata in un paese la cui immagine è usata per la
pubblicità di un tranquillante. Io però me ne sono andata per stare
più tranquilla.
Libera dal gossip di paese.
Negli anni Settanta ero una ragazza entusiasta di
aderire a una religione chiamata “liberazione della donna”. Ancora
non so se mi sono liberata o imprigionata, ma so che non occorreva
scegliere tra lavoro o famiglia: era molto naturale e semplice
fallire in entrambi i campi.
Poi, magari, utilizzare il fallimento per farne
qualcosa di artistico : una buona idea! Il difficile è decidermi
prima che due terzi dei miei neuroni siano deceduti e quasi tutte le
sinapsi siano in rilassata fase di pre-pensionamento, senza alcuna
voglia di lavorare.
Quando mi chiedono se sono sposata, mi viene da
rispondere:
“Beh, in realtà mi risulta già difficile convivere
con me stessa”.
E poi non sposarsi aiuta ad evitare il divorzio, una
delle maggiori cause di stress, come è scritto in tutti i libri di
psicologia.
Per quanto riguarda la maternità, ho impiegato una
tale energia per cercare di decidere se avere un figlio o no, che
con le stesse energie avrei tirato su una coppia di gemelli.
Quando sono arrivata ad avere una conoscenza di me
stessa sufficiente a fare questa difficile scelta, ero, in ogni
caso, alla vigilia della menopausa.
Ecco: alcuni problemi si risolvono così, da soli, e
per noi pigri questa è una gran risorsa.
Non mi sono riprodotta: non c'è in giro alcuna
fotocopia di me stessa, ma c'è sempre qualcuno che mi sceglie come
madre putativa. Putativo: un aggettivo che mi riporta alla
mia infanzia e al catechismo; S. Giuseppe è il padre putativo di
Gesù.
Mai nessun prete che dicesse “padre non biologico”
oppure “padre adottivo”. Sempre putativo. Scommetto che, se potesse
parlare, questo aggettivo direbbe che si è stufato di stare solo e
sempre con S. Giuseppe. Allora lo adotto: sono madre putativa delle
mie amiche che, ogni tanto, hanno la sindrome dell'orfanella.
Come le capisco. Orfane/i di genitori viventi ce ne
sono (o siamo?) tante/i. Adottiamoci a vicenda, magari part-time, e
risparmiamo su pratiche burocratiche o psicanalista.
Tornando alla menopausa, direi che è, sì, una svolta.
Le americane la definiscono giustamente
The Change.
Cosa cambia? Le voci del bilancio: alla voce
anticoncezionali si sostituisce integratori alimentari a base
di isoflavoni di soia. Il mio integratore preferito è
“Menovamp”. Non si capisce se il nome si riferisca alle vampate che
diminuiscono, usandolo, oppure al fatto che si diventa meno vamp,
meno sexy.
Un altro cambiamento importante è che, non dovendo
trasmettermi biologicamente, ho imparato a considerare con più
benevolenza quegli esemplari maschili che non sarebbero stati adatti
alla riproduzione, ma che possono servire ad altri usi.
Su questo punto tornerò tra un minuto e allora tutto
sarà più chiaro.
Ora, mentre sto attraversando la mia seconda età
adulta, ogni tanto mi chiedo: “Ho realizzato i miei sogni di
ragazza?”.
Non lo so… di sicuro ho realizzato qualche incubo.
Per esempio, sono uscita con un uomo che non è bello,
ma piace alle donne per le sue qualità immorali. Quando scopri che
ha passato il week-end con un'altra e gli chiedi spiegazioni, lui
risponde: “Perché no, volevi che restassi in casa ad annoiarmi?”.
C'è anche stato uno che mi ha detto: “Ti lascio
perché voglio darti il tempo di fare un figlio... con un altro uomo.
Te ne resta poco, per decidere”.
Che perla di uomo, di una sensibilità mostruosa.
Va bene, lo ammetto: non sarà stato l'uomo ideale, ma
secondo me una donna, mentre aspetta l'uomo giusto, ha il diritto di
divertirsi con quelli sbagliati, e intanto imparare. Perché, come
accennavo prima, gli uomini cosiddetti sbagliati sono una
risorsa, non vanno buttati via, ma tenuti di riserva per usi
diversi.
Pensate che addirittura in certi Paesi molto evoluti
e civilizzati li mettono in appositi cassonetti per la raccolta
differenziata, molto grandi e di plastica trasparente, con delle
etichette del tipo “egocentrici incorreggibili” oppure “emotivamente
analfabeti”.
Io sono favorevole allo sviluppo sostenibile e, se
qualche donna ce la fa a sostenerli, può prenderli dal cassonetto
giusto e riutilizzarli.
Alcuni sono davvero irresistibili e, in effetti, io
non ci resisto nemmeno una settimana. Però sono una palestra di
vita, un allenamento per il cervello, specialmente per tener vivo il
senso dell'umorismo. Pensate all'Autrice di Sex and the City:
se non avesse mai frequentato uomini sbagliati avrebbe forse avuto
tante idee per altrettante sceneggiature di successo?
Comunque, avrei anche un elenco di frasi che, se
pronunciate, rendono automatico l'inserimento, quale ospite, in un
cassonetto specifico. Eccole:
-
Sei una persona stupenda: non ti merito.
-
Saresti perfetta per me, ma dovresti avere 10 anni di
meno.
-
È vero che stiamo insieme da un anno, ma non è
scoccata la scintilla: sei solo un’amica.
-
Restiamo solo amici. Mi sento limitato da questa
relazione.
-
Non aspettarti troppo da me, amo la mia indipendenza.
-
Non ti montare la testa, non ti entusiasmare troppo.
-
Ti lascio perché ti desidero troppo e preferisco
starti lontano, perché non sono in grado di resisterti.
-
Ti lascio perché ti voglio troppo bene.
-
Ti lascio perché sei troppo intelligente.
-
Ti lascio perché sei la persona giusta al momento
sbagliato.
-
Ti lascio perché sono confuso e non voglio farti
male:
tra due mesi soffriresti troppo, ne usciresti
distrutta.
Frasi come queste ti rimangono impresse per sempre
nella memoria, sono uno stimolo per i neuroni che vorrebbero morire,
ma non ce la fanno, perché hanno senso di responsabilità e sanno che
bisogna tramandare il senso del ridicolo da generazione in
generazione.
È anche vero che qualche frase così l'abbiamo
pronunciata tutti nella vita: diventare adulti sensibili non è
facile per nessuno. Ma una donna sopra gli “anta” generalmente sa
che, in quei momenti, non ha dato il meglio di se stessa. Sì, noi
abbiamo una certa familiarità con il senso di colpa, ma mi piace
pensare che uno sguardo ironico sui propri errori sia ancora una
virtù.
Alcuni uomini della mia generazione, lungi
dall'essere spreconi e instabili nelle relazioni con le donne,
possiedono, al contrario, l'arte di utilizzarci a seconda delle
occasioni, secondo il principio per cui “della donna non si butta
via niente”.
Sono uomini maturi e accorti, in genere animali
metropolitani, che possiedono un set completo di donne
prêt-à-porter per i diversi usi. Non lasciano mai del tutto una
fidanzata, non buttano via nulla, proprio come facevano le massaie
di un tempo con il maiale. Nel “portafoglio-donna” non può mancare
quella di rappresentanza, di classe e bon ton, che va bene per le
occasioni ufficiali. Diversa e complementare a quella spiritosa,
divertente a letto o fuori dal letto, o meglio in entrambi i luoghi.
Un' altra sa organizzare bene la casa e lo studio, tutta ordine e
metodo, ma poca immaginazione. Poi c'è l’ottima socia in affari. E
ancora quella che sa tutto di lui, perché lo conosce sin dalle
elementari, non lo ha mai perso di vista, e quindi è una confidente
e un’amica, forse un poco innamorata, ma anche rassegnata e
realista. C'è poi quella che avrebbe un buon talento di madre, una
persona di grande intelligenza emotiva, che sa prendersi cura degli
altri, specie quando sono in difficoltà, e così via.
Terminare una relazione sentimentale con una di
queste figure femminili non è semplice e non è conveniente, perciò
il nostro uomo non è mai il classico sciupa-femmine mordi -e-
fuggi, ma preferisce conservare e collezionare.
Se facesse altrimenti, la donna diverrebbe una ex e
l’uomo perderebbe il servizio prezioso di cui lei era titolare e
dispensatrice.
Che fare allora? Creare una sorta di harem
all'occidentale, con legami non legali, ma preziosi.
Avere una pseudo-famiglia può far comodo anche a noi
singole, non sempre fortunate con i legami di tipo biologico.
Può essere confortevole avere intorno una specie di
“comunità”, che rimane in piedi anche quando il rapporto
sentimentale perde lo smalto, delude, si ridimensiona.
In questo senso le candidate più adatte ad entrare
nel club siamo noi signore negli anta, perché abbiamo imparato a non
aspettarci troppo dall’amore romantico o, meglio, imparato a
convivere con la grande imperfezione degli amori disponibili sul
mercato. Sia per loro che per noi è meglio non buttare via niente.
Ci pensa già il tempo a sfoltire un po'.
Questa tendenza al riuso è poi in sintonia con la
cultura del non spreco e della sensibilità all'ambiente, perciò ci
si sentiamo anche un po’ impegnate in una nobile causa civile, e
quindi in pace con le nostre coscienze.
Purtroppo, quando osservo invece i miei amici più
giovani, vedo che il precariato, sia sentimentale che economico, è
una vera piaga. Molti potenziali amanti o coniugi assumono o vengono
assunti con contratti diversi, ma raramente a tempo indeterminato: i
fidanzati di ruolo non vanno più di moda.
Molto frequenti sono i co-co-co e i fidanzati a
progetto.
Ma anche i supplenti annuali possono aiutare, in
certi casi.
Fanno curriculum. E ci sono addirittura quelli che
liberamente scelgono la “prestazione occasionale e saltuaria”.
Una mia amica voleva un fidanzato normale.
NORMALE:
le piaceva molto la parola.
Non ho mai capito bene i parametri di normalità.
Però quando ne ha trovato uno con i capelli, le gambe
dritte, le dita delle mani dritte e anche quelle dei piedi dritte
- come ripeteva spesso - ha detto che era normale.
Dovevano essere quelli i criteri giusti: niente di
storto, come diceva lei.
Aveva incontrato uno con cui poteva uscire, fare
shopping, cucinare: era normale e lei era felice.
Poi un bel giorno non si è fatto più vivo. Sparito
senza spiegazioni.
Lei era stupita e amareggiata.
Nessuno l'aveva avvisata che il suo era un contratto
a tempo determinato.
Proporrei un sindacato per le amanti e gli amanti
precari.
A loro si può attribuire il TFR: trattamento di fine
rapporto?
In ogni caso, io sono sempre grata ai miei
ex-fidanzati: sono un tale patrimonio di esperienze, una miniera di
idee…
Per esempio, io colleziono da tempo le frasi che mi
vengono dette al primo incontro.
C'è stato un signore che, nel corso della prima cena
insieme, mi ha chiesto: “Tu non conti le calorie?”
A dire il vero, no, non le conto.
È già faticoso controllare il conto in banca, il
conto delle assenze degli allievi a scuola, i numeri delle password
per tutti i siti internet di cui sono utente, figuriamoci il conto
delle calorie ogni giorno.
Se ho voglia di un gelato lo mangio, senza prendere
prima la calcolatrice. Mi lascio tentare da una pizza, da due
spaghetti aglio e olio, da un risotto, da una pasta al pesto: vivo
nel peccato!!!
A volte mi spingo persino a peccare con pane e
salame.
In quel bar ci sono solo carboidrati!
mi ha detto un'amica.
Prima non si diceva: “Solo panini e pizzette”?
Quando è avvenuta la svolta storica? Me la sono
persa.
Dovrei dire al barista: “Vorrei un carboidrato con
panna e uno normale”?
Chissà in che contenitore sta un carboidrato: small,
medium o large?
Al supermercato c'è un dessert chiamato Senza
peccato:
credo voglia dire “con pochi zuccheri”. Se compero il
tiramisù farò peccato mortale o veniale?
Propongo l'installazione di alcuni confessionali
(belli, laici, post-moderni) davanti al supermercato. Per
purificarci, igienizzarci l'anima e il corpo, e poi volare a
casa leggeri, liberi, senza macchia.
Penso che qualche rappresentante del ramo più
progressista della Chiesa potrebbe essere favorevole a questa idea.
Ogni tanto anche le autorità religiose amano le
riforme.
Per esempio, poco tempo fa hanno abolito il limbo.
Ma dico... ci sarà un'altra ondata di profughi! Nel
limbo ci vivevamo in tanti: vite inconcludenti, progetti incompiuti,
amori rimasti a metà, chiarimenti che non sono stati mai accolti,
equivoci rimasti tali, dolori inascoltati, ambizioni stroncate,
false partenze...
E anche adesso sono tra malinconia e risata: un altro
limbo.
Le riviste di psicologia consigliano, per ottenere la
dose quotidiana di felicità che non uccide, di fare un elenco delle
proprie risorse e dei propri talenti.
Ora lo faccio, che bello, pregusto già un aumento di
autostima, un'iniezione di ottimismo quasi americano.
Quello che mi piace della mia personalità è la mia
grande capacità di perdere tempo, la mia naturale indolenza, l'amore
per l'ozio creativo, la capacità di svegliarsi a mezzogiorno e poco
dopo... fare la pennichella! Non è facile, provate per credere.
Dicono gli psichiatri che al mattino è facile
deprimersi:
ma basta alzarsi a mezzogiorno ed evitiamo di odiare
noi stessi.
Se proprio dobbiamo lavorare, meglio lavorare su se
stessi:
molto più divertente che lavorare e basta.
Mentre lavoro su me stessa parlo con le amiche, vado
al cinema, leggo bei libri, ascolto conversazioni interessanti.
Bella differenza rispetto a star seduti per ore in un
ufficio di fronte a numeri muti o persone arrabbiate che aspettano
da te una soluzione.
Andare in palestra? No, beh, anche il suono della
parola è stressante. Richiede un sacco di energia pronunciare
PA-LE-STRA, con questa esse impura nella terza sillaba.
Piuttosto che pormi obiettivi ambiziosi, darò una mia
definizione di successo: se ho mangiato e non sono stata mangiata
per più di cinquant'anni, dal punto di vista di Darwin, è un
successo.
Il bicchiere è mezzo pieno.
Ecco, ho scelto a priori di essere ottimista e ho i
miei trucchetti per non deprimermi. Sempre stata una brava allieva,
anche dei guru che scrivono sulle riviste.
Così, se vedo una signorina alta, bella, snella,
palestrata, abbronzata, aziendale, dirigenziale, cortese, con la
erre francese... penso: “Speriamo che le puzzi l'alito!”.
Confesso: questa è una strategia do-it-yourself,
da autodidatta, ma funziona.
Sembra che l'invidia ci possa indicare la direzione
verso cui andare. Ma non posso certo sperare di andare verso una
nuova giovinezza, una diversa altezza, una dinamicità maggiore nella
terza età... allora mi gusto i piaceri dell'immaginazione, la mia
droga preferita.
Immaginare un bel pezzo di gnocca mentre le scappa
una puzzetta dal suo bel fondo-schiena, al primo appuntamento
amoroso, dà già un certo sollievo.
Vi consiglio di provare questi semplici, economici
mezzucci per mantenere l'autostima.
Tutti possono soffrire di colon irritabile, pensate a
questa semplice verità e tiratevi su il morale.
Un momento critico per il mio senso di inadeguatezza
è il rientro in città, a settembre, dopo le ferie.
Un bagno di realtà più fastidioso della pioggia
autunnale.
Mi vengono incontro bollette, doveri, problemi non
risolti, commissioni rimaste a metà, tutti in un balletto festoso
come in un musical stile Tutti insieme appassionatamente.
Vorrei tanto avere i poteri di Mary Poppins e di tutti gli altri
ruoli di Julie Andrews messi insieme per far fronte a tutto con
leggerezza.
Apro una parentesi: il mio sogno è vivere dentro
un film americano: tutti i problemi, alla fine, trovano la soluzione
più intelligente, tutti chiedono scusa al momento giusto, capiscono
i loro errori, si pentono, maturano, cambiano, si evolvono in
meglio. Non ci sono nevrosi stabili, senza possibilità di
redenzione.
Fino a poco tempo fa mi consolavo paragonandomi alle
protagoniste della serie televisiva di successo Sex and the city.
Avevamo le stesse aspirazioni: essere singola e sposata nello stesso
tempo. Affrontavamo insieme le contraddizioni di donne né giovani né
vecchie: i conflitti, la difficoltà di scegliere, i ritmi frenetici.
Mi rendevo conto, tuttavia, che le tentazioni di vita
spericolata erano e sono assai minori: non ho il loro lavoro vario e
prestigioso, il loro reddito, la loro bellezza, e non ho più neanche
la loro età.
A questo punto mi basterebbe avere un abbraccio
consolatorio quando ne ho bisogno, altro che sesso sfrenato.
A proposito, perché nessuno ha mai pensato di
istituzionalizzare una nuova figura professionale emergente, il
“prostituto dell’abbraccio amicale”? Secondo me ci sarebbe una
grande richiesta, un gran mercato in espansione. Altro che gigolò:
qualcuno che ti abbraccia sinceramente “al bisogno” è più utile e
prezioso.
Noi donne di solito preferiamo l’amore al sesso, o
meglio attraverso l’uno cerchiamo l’altro. In quale ordine? Può
darsi che cambi con l’età. Qualcuno mi ha detto che mentre da
giovani si arriva all’amore partendo dal sesso, da vecchi si arriva
al sesso partendo dall’amore. È interessante, non vedo l'ora di
sperimentarlo. Forse non sono abbastanza vecchia per l'amore
( ma allora c'è ancora spazio per migliorare? Buona
notizia!) .
Nel frattempo mi sembra che partenze e arrivi siano
più rari di quando scioperano i controllori di volo, poiché capita
spesso di stare fermi sempre nello stesso posto, o situazione
stagnante, conciliando tranquillamente l’assenza di sesso e di
amore.
Ancora una volta non c’è problema di scelta.
Come al solito, la vita è un ottimo allenatore per le
perdite e, perdendo cose, il bagaglio si sfoltisce e diventa più
leggero. Una grande risorsa per coloro che non amano scegliere.
Mi è venuta un'idea: creare un gruppo di auto-aiuto
per donne di mezza età. Sarei una specie di guru ( c'è il femminile
di guru?) .
Primo passo: affrontiamo i rimpianti e curiamo le
ferite.
Ho pensato ad una soluzione, ispirata a un
procedimento burocratico che tutti conosciamo.
Se negli anni passati vi è capitato di pagare l’ICI
in ritardo per l’appartamento in cui abitate, avete dovuto mettere
una crocetta accanto alla voce “ravvedimento”, nel modulo postale.
Anch'io l'ho fatto e ho pensato: “Potrò pagare una
lieve sanzione, ravvedermi, farla finita con i sensi di colpa,
riempire un bollettino, fare la fila alle Poste e poi non pensarci
più, per le situazioni esistenziali che definirei errori?”.
Adesso ve le propongo:
- Ho avuto un fidanzato che poteva essere un buon
compagno quando ero intorno ai vent’anni; l’ho lasciato perché
volevo essere libera e sperimentare di più la “stronzaggine” che c’è
in giro, in modo da poterlo raccontare adesso. Ora potrò ravvedermi,
spiegare a lui perché l’ho fatto, essere perdonata una volta per
tutte, e andare avanti più leggera?
- Ho lasciato la graziosa cittadina in riva ad un
lago in cui ero nata; sono andata a vivere in una metropoli del
nord, non perché non avessi lavoro, ma perché volevo una vita più
movimentata, magari anche più frenetica e con più stimoli, una
vita spericolata. Come Troisi in Ricomincio da tre:
non ero emigrata, ma volevo viaggiare. Adesso, dopo trent’anni,
direi insieme a Totò: “Ma noi perché li dobbiamo fare questi
esperimenti?”.
Devo ancora portare una T-shirt con la scritta:
Sto lavorando sodo per fabbricare il mio prossimo errore?
Eppure, qualcuno dice che passiamo la prima metà
della vita a commettere errori e la seconda a cercare di
correggerli. Sono ancora nella prima metà? Devo essere longeva, è
una buona notizia.
Allora: mi basta mettere una crocetta su
“Ravvedimento”, come quando pago l'ICI e poi cantare Je ne
regrette rien con la Piaf, libera e bella?
Oppure, quando faccio la dichiarazione dei redditi,
mentre chiedo il rimborso dell' Irpef pagata in eccesso, posso anche
chiedere che mi venga restituito l'iper-affetto, o affetto mal
riposto?
Ho già pagato parecchi contributi alla nobile causa
della redenzione impossibile del narciso nostrano, adesso potrei
chiedere qualche risarcimento...
Adesso, da tutta questa ricostruzione di carriera
sentimental-esistenziale, avrete capito che ho qualche idea
personale ( dite pure bizzarra) sulla vita, sull'amore e sulla
morte.
Quello che trovo difficile è decidere se buttare via
gli avanzi della cena, che tengo in frigo da otto giorni. Sono
arrivata alla seconda metà della vita senza essere riuscita a
mettere in ordine nemmeno la cucina. Ma chi ha detto che le cucine
devono essere ordinate? E il pavimento pulito? Come può essere
pulito un oggetto che viene continuamente calpestato?
Avrete anche capito che in realtà non sono pigra come
sembro: la mia è una dinamicità interiore. Una di quelle che “non si
vedono bene che col cuore”. L'essenziale è invisibile agli occhi,
come direbbe Il Piccolo Principe.
Sono diversamente attiva, diversamente bella,
diversamente giovane, diversamente cool, diversamente
glamorous, diversamente trendy, diversamente figa. Evviva
il politically correct che aggiusta tutto!
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