Strategie in difesa delle donne

Elisa Pecere

Il 18 gennaio si è svolto a Perugia il terzo convegno tematico “ Contro la violenza degli uomini sulle donne. Per una nuova civiltà di rapporti e di convivenza”, organizzato dalla Presidenza della Regione in collaborazione con l’agenzia Umbria Ricerche.
Il seminario ha affrontato il difficile nodo della violenza degli uomini sulle donne, un problema molto più diffuso di quanto si creda. Solo nel corso del 2011 sono state vittime di femmicidio 117 donne, di cui sette su dieci avevano già denunciato il proprio omicida. Tante le associazioni, tra cui il “Comitato internazionale 8 marzo” di Perugia, gli enti e le istituzioni che hanno preso parte al convegno che, insieme al comitato scientifico, hanno lavorato insieme attraverso tre workshop:
 “La violenza ha mille volti, impara ariconoscerli”
 “Un nuovo linguaggio per raccontare le donne “
 “La rete di servizi e i centri antiviolenza”.
Tali gruppi di lavoro si sono prefissati di raggiungere diversi obiettivi:
Cercare di garantire al meglio, attraverso l’elaborazione della legge regionale, la creazione dei primi centri antiviolenza sul territorio umbro e l’attivazione di servizi e strutture di qualità capaci di sostenere le donne nell’affrontare situazioni di violenza e di difficoltà.
Rafforzare la soggettività della donna -al di fuori di stereotipi sociali- nella propria identità e libertà attraverso la collaborazione dei media, la sensibilizzazione e l’educazione delle giovani generazioni.
Diffondere la campagna preventiva sul tema della violenza, insegnare a riconoscerla in modo da prevenirla.
“Il risultato finale”, ha annunciato la presidente Catiuscia Marini, “sarà l’adozione di un unico strumento legislativo, su cui far convergere le risorse finanziarie necessarie all’attuazione dei diversi interventi”.

Questi gli obiettivi che nascono dal comune sentimento dell’essere donna, dall’idea di sentirsi autorizzate nella ricerca della propria felicità, al di là delle conquiste ratificate nelle leggi.
Donne che lavorano per le donne quindi, discostandosi dalla figura identificativa dell’essere vittima che spesso nel corso della storia si è sostituita alla propria soggettività femminile.

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