Paka, Paka da Mosca!

1 novembre 2011
Francesca Utzeri, da Mosca
Camminare per Mosca mi fa sentire più piccola del solito, qui tutto è grande, molto grande. Le strade sono larghe e piene di traffico, tanto che per attraversare è consigliabile (se non addirittura obbligatorio) utilizzare i sottopassaggi, i pedoni non sono assolutamente rispettati!!! I palazzi sono imponenti e dagli stili differenti, quelli storici, sia comunisti che non, si affiancano a quelli futuristici e i colori prevalenti, se si esclude la zona della Piazza Rossa, sono il marrone, il giallo ocra sbiadito e il grigio. Grigio è anche il cielo, plumbeo verrebbe da dire, ma in realtà a me fa pensare più ad un grigio nucleare.
Essendo una grande città tutti/e corrono, in metro vengo spesso travolta e/o non vista, ma non ne faccio una questione personale, è così per tutti. Time is money e a Mosca di business sembra essercene parecchio!!!
Io, invece, sono lenta, non solo perché non ho alcun business in corso e ho le gambe corte, ma perché ci metto un po’ a capire in quale direzione devo andare, tutte le indicazioni sono in cirillico e la lettura non è così immediata. Chiedere informazioni, poi, è un’impresa ancora più ardua…
In generale, la sensazione che provo è quella di essere “persa” in una città immensa, piena di contraddizioni, dove comunismo e consumismo sono due facce della stessa medaglia e la bellezza di luoghi come la Piazza Rossa convive con la bruttezza e la tristezza delle zone meno centrali, così come la ricchezza e il lusso più sfrenati con la miseria assoluta. Oggi, per esempio, ho visto un hotel strabiliante, 5 stelle non basterebbero a descriverlo, ci vorrebbe un firmamento, poi penso alle persone che dormono in strada vicino alla metro che, ogni giorno, prendo per andare a scuola: uomini e donne avvolti in coperte di cenci, con affianco le bottiglie di vodka per scaldarsi un pò.
Ovviamente vivo in una zona del profondo est lontana da ogni sfarzo, palazzoni senza balconi e con un centro commerciale come luogo di aggregazione, finora non ho trovato neanche un bar!!! Per fortuna c’è un parco che rende il tutto meno opprimente, sen non addirittura gradevole, fatta eccezione per il primo mattino quando attacca l’inquietante cinguettio-combat degli uccelli intorno agli alberi. Altro che gli uccelli di Aristofane! Non ho mai sentito tanti uccelli così arrabbiati e casinisti. L’appartamento in sé è un malinconico ricordo dei tempi passati: mobili scuri, tappezzeria alle pareti con tanto di quadretti della nonna, cucina minuscola e bagno senza finestra. Io ho l’onore di dormire nel salotto, ogni volta che mi rigiro nel divano letto penso a quale colpa sto espiando per meritarmi tanta durezza; oppure è semplicemente una metafora di ciò che mi aspetta?!
Senza dubbio la vita a Mosca può essere molto dura, è una città complessa, ma credo/spero che sia piena di sorprese, perché mi dà l’impressione di essere una città viva, autentica, forte, contemporaneamente maliconica e folle, ma soprattutto ricca di cultura; ce n’è per tutti i gusti, (ma non per tutte le tasche!) e la gente fa file chilometriche pur di visitare mostre o assistere a spettacoli teatrali o concerti.
Per tutte queste ragioni non posso che essere disorientata e cuoriosa…anzi curiosamente disorientata!!!
Paka, paka,
Francesca

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