Agenda/Libro 2003: Padre e figlio

REDAZIONE:Marcella Bravetti, Tiziana Boirivant, Marina Toschi, Patrizia Vagnetti

AUTRICI e ARTICOLI: Lidia Menapace: Introduzione; Maria Rosa Cutrufelli: Padre e figlio; Anna Oliverio Ferraris: Sessualità infantile e pedofilia; Anna Salvo: Mutamenti nei comportamenti sessuali delle donne; Antonella Duchini: Il traffico di esseri umani; Mirta Da Pra Pecchiosa: Vivere senza immaginare un futuro è come morire; Margherita Pelaja: Percorsi matrimoniali dal medio evo ai giorni nostri; Paola Tabet: La beffa; Marcella Bravetti: Globalizzazione europea della prostituzione; Livia Turco: Per una strategia di lotta alla prostituzione; Filippina Bubbo: La rete del sesso

Padre e figlio

di: Maria Rosa Cutrufelli

Onora il padre: un comandamento che consente alternative? Ha ventotto anni Giovanni Calenzano e non si è mai sognato di mettere in discussione l’autorità paterna. Difficile, del resto, mettere in discussione l’autorità di un uomo abituato a un rispetto molto particolare, un uomo temuto da gente che, a sua volta, teme ben poco.
Onora il padre. Semplice, fino a oggi. Semplice per un ragazzo che senza troppe storie, da bravo figlio, è entrato a tempo debito nell’azienda di famiglia. Con una mansione  e anche troppo impegnativa. Un lavoro pulito, in un certo senso. Che aveva i suoi vantaggi. E che non gli è mai pesato. Fino a oggi.
Il ristorante sul lido è affollato, come tutte le domeniche d’estate.
Giovanni Calenzano è solo al tavolo e guarda, stringendo gli occhi dietro le lenti scure, le onde svogliate sui frangiflutto. Un mare morto gli sembra, a volte, l’Adriatico. Che trasporta navi e barche cariche di anime morte. Ma non è da lì, non è da quel mare bello e triste che vengono le sue ragazze. Le sue ragazze vengono dalla terraferma, da Trieste, eterna città di confine raggiunta di notte attraversando i campi della Slovenia, per vie clandestine.
I giornali le chiamano ‘lucciole per caso’, qualcuno invece ‘schiave del sesso’. Loro, in realtà, si chiamano Tatiana, Sonia, Kamelia, Vania, Ilona… Le conosce bene, lui. Sa valutarle al primo sguardo. Ragazzine dalla pelle bianca che si arrossa subito al sole delle strade provinciali o statali.
Alcune con le spalle piene e tonde, altre le gambe magre e le anche puntute da adolescente. Ragazze dell’est, tutte quante. Di questi tempi la specializzazione è una necessità. Così l’azienda di famiglia tratta soltanto carne bianca, carne dell’est. L’organizzazione è perfetta, ben articolata sul territorio: reclutamento a Trieste, nucleo operativo a Bologna, smistamento in Abruzzo.
Un lavoro facile, pensa Giovanni Calenzano. Non doveva fare altro, lui, che consegnare la merce nuova al protettore di zona. Sette milioni a testa.
Tutto qui. Non doveva nemmeno sporcarsi le mani e la coscienza: arrivavano tutte già docili e pronte. Al più, se gli andava, poteva provarne qualcuna, prima della consegna. Rolex d’oro, sesso facile e macchine sempre nuove, per il figlio del boss. La gioventù bisogna pur godersela.
Poi è arrivata lei .
“No”, fa segno Giovanni Calenzano al cameriere, “Non voglio niente.” E’ l’amore o la paura che gli chiude lo stomaco?
Lei . Non più bella di tante altre, non più bionda, non più rosea. Con una storia simile a tante altre, tante volte sentita. Fino alla noia. Perché c’è chi sa e chi invece arriva con la testa piena di stupidi sogni. Sogni miserabili, che non vale la pena di sognare: servire ai tavoli, sciacquare bicchieri dietro il bancone di un bar, legarsi in vita un grembiule da cameriera… Non l’avevano mai commosso, quelle storie.
A lei, invece, è bastato un niente per toccargli il cuore. Quel suo modo buffo di parlare l’italiano, quella piccola cicatrice sulla guancia, perfino le unghie un po’ rosicchiate che lo smalto non riesce a nascondere, tutto gli piace di lei, e non sa perché.
Quello che sa per certo è che non vuole vederla sulla strada. Mai. Mai più.
Anzi vuole sposarla. Sì, lui, Giovanni Calenzano, figlio del boss, vuole regalarle il matrimonio. E toglierla dalla clandestinità. Darle la vita che sognava quando aveva attraversato il confine scivolando nel buio, il vestito leggero impregnato del sudore della paura.
Invece… “La merce non si tocca. Questa è la regola.”
Poche parole. Dure. Durissime. E, dopo ventotto anni di ubbidienza, lui si era ritrovato in guerra con suo padre. Improvvisamente (così gli parve) aveva capito che poteva avere rolex d’oro e macchine nuove, soldi e ‘considerazione’, ma non la libertà dei sentimenti. Quella, no. E nemmeno la libertà di andarsene: si poteva entrare nell’azienda di famiglia, ma non si poteva uscirne.

A meno che… Intanto aveva provato a farne uscire lei . Le aveva fatto percorrere a ritroso la via della destinità. Su, verso nord, verso le campagne della Slovenia. Quando l’avevano riportata indietro, gliel’avevano fatta vedere: il corpo tutto un livido, la faccia intatta, perché potesse riprendere immediatamente il lavoro.
No, pensa Giovanni Calenzano, non mi ha lasciato scelta. Denunciarmi, denunciarlo: è l’unica salvezza. Attraversare quel confine per me senza ritorno. Passare dall’altra parte e diventare… che nome difficile, che nome pericoloso, che nome senza scampo… eppure sì… collaboratore di giustizia.
Le sue mani, sulla tovaglia, hanno una contrazione involontaria. Giovanni Calenzano sa bene che, per la legge, “pentimento” non significa “perdono”.
Dovrà pagare. Ma lei sarà salva. E sarà con lui. Questa è stata l’unica condizione che ha posto.
Si alza da tavola lentamente, molto lentamente, cercando di ignorare un brivido: scegliere, quanto è difficile. Scegliere contro il proprio padre.
Ma Giovanni Calenzano ha scelto. Dall’altra parte della strada, in un appartamento dall’apparenza anonima, l’aspetta un commissario dai gesti bruschi e la voce misurata.
Si è alzato adesso. Finalmente è in piedi, Giovanni Calenzano. Nell’andarsene, i suoi occhi si fermano su una coppietta che si bacia all’ombra di una cabina.
Onora il padre. Anche un padre che ha rubato a suo figlio la possibilità dell’amore?

Dettaglio importo cad.

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