Carmen de Mola

Vincitrice sezione: Poesie

L’autrice e nata a Bari il 9/4/1964.vive a Polignano con i figli e il marito. Insegna lettere al liceo.

Faruk

Lo sguardo di spugna di Faruk
mi lava per pochi centesimi
pochi centimetri di coscienza.
Mi assolve a prezzo di realizzo
dal mio peccato originale:
essere nata e cresciuta
dove bambini obesi
in lotta con le bilance
buttano il pane nell’immondizia

Faruk non lo sa, ma officia
il rito collettivo della catarsi occidentale.
Anche stamani il dovere della solidariet�
liquida rimorsi secolari
in quattro soldi di piet�
Si sparge un clangore d’asfalto impazzito
nell’ora di punta e Faruk
sacerdote compito
liba offerte di shampoo sui parabrezza.

E io intravedo appena
nei suoi occhi di cane randagio
defilati al verde dei semafori
la pena di un sorriso questuante
e drammi scialbati dalla lontananza.

Mi cerco in tasca
qualche spicciolo di umanità:
una lacrima per i senza nome
e un sogno per i figli senza giochi
di Faruk

Cariati rimorsi
Fra antenne satellitari
rabbonite di slogan e di proclami
Giano è un vecchio pacioso
sedotto dall’avvenenza delle speaker
dei telegiornali

Meglio le donne, a parlare dagli inferni irakeni:
il maquillage ,la pashmina intonata all’ombretto,
gli orecchini assai trendy di pietra turchese
drogano l’ audience e fanno tendenza

Tutti a distanza di sicurezza
da un conflitto che puzza di morte e petrolio
con le cinture ben allacciate
ad affettata, prudente afasia.
Di tanto in tanto il dio si ridesta
si cinge la testa di pacioso torpore
e si prova a parlare ,a gonfiare le gote
e a insufflare stonate buccine.

La guerra degli altri? Un’ allegra
kefiyah di pace ai balconi vessillo di cariati rimorsi
e il timore segreto che leda il potere d’acquisto
e che smunga il portafogli.

Angelus Novus
Angelo della storia distoglierai lo sguardo
dai giorni di Giano per ammantare di luce
orrore di macerie e destare ad albe di aranci
le tombe dei morti.
.
Invocherai certezze di tramonti
sulle nostre case annottate
e su piazze all’improvviso destate
dallo struscio serale sotto i lampioni.

Dolce spalla di donna starai nell’abbandono
di chiese silenti di preghiere per confortare lutti di bellezza
con le tue ali di zaffiro che invocano infinitezza di cielo.

Scenderai nel rifugio di un cartone
all’alba squassato da sfrecciare di fanali
e nell’inferno delle infanzie negate ai giochi e alle carezze
dei meninos de rua delle metropoli.

Mi apparirai fra profili di sfinge
che chiedono manna di giorni
per occhi smisurati di corpi malati

Ti troverò nel cobalto dei silenzi
di burqa violentati dalla sabbia
e fra le ceneri di Auschwitz
e nelle bandiere raggelate di bora
dei gulag d’ogni tempo.

Sarai nella kefiyah di un palestinese
che spirito di faida non seduce
e nelle lacrime di schiavitù
e di libertà della torà.

E diverrai attesa di resurrezione
per tutte le croci del mondo.

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