Ada Incudine

Sezione:Poesie

Nata a Roma il 3-10-1951, laureata in Sociologia con 120 e lode con una tesi in Antropologia Culturale. Ex docente presso la Cattedra di Antropologia Culturale 1°, Facoltà di Lettere e Filosofia “La Sapienza” di Roma.
Autrice della raccolta di poesie inedite “Ritratti di Parole”. Vincitrice, in data 25-4-2004, con la raccolta “Segni di Sogni” del Premio Speciale della Giuria- Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, in corso di pubblicazione.
Vincitrice, 23-10-2004, con la poesia “Infiniti senza Fine”, Premio di Autore selezionato della 5^ Edizione del Premio Letterario Internazionale “Tra le parole e l’infinito” indetto dall’Associazione Culturale Giovanni Spadolini- Caivano (Na).

Pescatore di stelle
Senza impronta nell’azzurro deserto cavalca un arazzo di stelle
precipito nell’immenso silenzio fra i ritratti delle costellazioni.
Altari siderali sublimi infinitudini sfogliano il respiro
albeggio dentro il mio eco,
solenne incombe l’assenza presente dello spazio dilatato
il tempo è una febbricitante apparizione in una dimensione che svanisce e si ripropone
un enigma insostanziale una frazione trasparente in un altro tutto
atomi di essenze labirintica chiocciola universale
Istante.
Vorticano di luce i sensi nell’idea di abbeverarsi nell’anima dell’universo
in una scia di gigli assetati di luce nel pellegrinaggio immobile trasfigurato della mente.
In un bisbiglio di chiarezza appare il sogno del reale :
L’immutabile si diversifica nel segreto della vita
Invisibile mano trasparente intelligenza creatrice d’incandescenze unica matrice.
Nebulose cangianti vive sembianze miracolosi abbozzi di scintille nelle liquide dita dei soli
svaporano su altri confini su altri innumerevoli paesaggi senza ombre.
Esplode il cuore cosmico in intrecci di poliformiche essenze
Tutti i tempi del tempo
Spina dorsale dell’eternità processioni del sempre
Realizzazione
Essere
Sfolgora il pensiero onnipresente.
Rivivo il sogno del creato
nell’ ineffabile letto nuziale dell’immaginazione originaria
principio ente geometriche precisioni oscillanti algoritmi della luce
erigono la vita.
Un’ondata muta rigonfia gassosa la mia rete di luccichii
non ha parole l’immagine astratta del più grande impatto dell’assoluto silenzio,
mi screpolo nelle vertigini
della dissolvenza senza fine nell’unico tempo dell’ adesso e del sempre
mi sgrano nell’essere
fra miracolose organiche masse d’oceano gravidiche d’alchimie
non si può dipingere l’uragano dell’energia infinita
si scruta dentro l’invisibile
l’anima vibra nella quiete dello spazio puro invoca riconosce l’unico Nome.
Pescatore di stelle,
umile sognatore dei segreti combinatori sulla bilancia della conoscenza
contemplatore del perpetuo presente
vorrei,
ripararmi innocente nella prima inaccessibile parola di Dio.

A mio Padre
Una comoda poltrona, soffice nuvola blu
nella sera morbida.
Il nostro film preferito, indiani e pistoleri.
Mi accoccolo sulle tue gambe possenti,
forti, ancora giovani.
Fuori di noi: nessuno e nulla,
galleggiamo sospesi in una galassia d’amore blindata.
I tuoi baffi neri, il bacio sfiorato della buonanotte
sul tepore della tua guancia assonnata…
Tenera, la timida pudica carezza
che mi avvolge come una scintillante ala di protezione.
Vorrei oggi
sfiorare con gli stessi mille baci di sempre
i diademi innevati dei tuoi capelli immobili.
Accarezzarti rassicurante
la fronte ossuta di nebbia e madreperla
scivolare una volta, una volta ancora,
fra tue braccia ora così fragili, trasparenze di cristalli di vene.
Sono qui.
Padre eccomi sono qui
a scacciare con ruggiti di tigre e uragani di tromba
i demoni oscuri che spezzano il tuo guanciale.
Comandarli di lasciare i tuoi piedi d’aria e tornare nei loro putridi abissi.
Qui c’è solo
la brezza indicibile del giglio, l’immacolata lucentezza d’ombre pure.
Sussurrarti ancora il mio amore,
rimettermi alla congiura delle ossa accompagnandoti
con dignità verso l’isola remota del Cielo.
Stringi la mia mano ferma e non temere, non temere…
Il gomitolo della vita s’è teso non c’è più filo sulla matassa.
Non c’è paura, non temere.
Sono qui. Io sono qui.
Tormento fra le mani il cappello grigio perla mentre vola via il suo mantello.
Và, vivi un’altra vita nell’Amore.
Ciao Pà, a presto! C’incontreremo come sempre.

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